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Mediobanca, ok a Bolloré all’8%

Mediobanca raddoppia l’utile semestrale grazie alle partecipazioni dismesse e intanto il patto presidia il nocciolo duro dell’azionariato riducendo dal 30% al 25% la soglia di decadenza automatica dell’accordo, mentre Vincent Bolloré ha ufficializzato la richiesta di salire dal 6% all’8% nell’azionariato sindacato, diventando in prospettiva il secondo azionista dietro UniCredit che detiene l’8,6%. In conference call, l’ad Alberto Nagel ha confermato per la prima volta che l’istituto sta lavorando alla creazione di una “bad bank” di sistema che, se tecnicamente fattibile, potrebbe vedere la luce tra un piao di mesi. «Se troviamo una soluzione tecnica per deconsolidare crediti problematici che sia una buona opportunità per le banche e offra nel contempo un’opportunità di investimento, credo che sia per noi un business interessante che può portarci commissioni ricorrenti».
Per tornare ai conti, nella prima metà dell’esercizio chiusa a dicembre, Mediobanca ha realizzato 305 milioni di utili netti, rispetto ai 124 milioni dello stesso periodo precedente. Un risultato che ha beneficiato in particolare delle plusvalenze per 152 milioni monetizzate sullo smobilizzo di quote azionarie per 512 milioni. Il grosso dei guadagni è arrivato da tre partecipazioni. E cioè, in primis Telco, con la cessione al valore nominale di 90 milioni del prestito soci concambiati in azioni Telefonica che poi sono state cedute sul mercato: da qui sono arrivati 67,2 milioni di utili. Alle condizioni concordate con Telefonica, titolare di una call per le residue quote dei soci italiani (1,09 euro per azione Telecom), Mediobanca avrebbe la possibilità di realizzare altri cento milioni di plusvalenza. La situazione per gli spagnoli si è però complicata in Brasile e così, se non ci sarà una schiarita entro giugno, Piazzetta Cuccia ha tutte le intenzioni di sfruttare la finestra d’uscita, senza attendere la scadenza ultima del patto Telco che cadrebbe tra un anno. Dalla vendita sul mercato di azioni Gemina/Atlantia sono arrivati altri 38,6 milioni di utili, mentre dalla cessione della quota in Saks 28,9 milioni.
Nei primi sei mesi del piano il management ha dato una netta accelerata sulle cessioni di portafoglio, dal momento che i 512 milioni realizzati finora si confrontano con l’impegno a ridurre l’esposizione all’equity nell’arco del triennio di 2 miliardi, di cui 400 milioni erano relativi alle minusvalenze registrate per adeguare i valori ai prezzi di mercato e degli 1,6 miliardi residui era previsto di ricavarne la metà con la riduzione della quota in Generali. Da qui a giugno, quando chiuderà l’esercizio, non è previsto però di intaccare la principale partecipazione: prima di cedere fino al 3% di Generali, che contribuisce al conto economico con il pro-quota degli utili, ce ne sono altre che non apportano lo stesso beneficio e sulle quali le prospettive sono meno promettenti. Lo si evince implicitamente dalla proiezione, riferita da Nagel in conference call, di un core tier 1 che dall’11,9% attuale (in rafforzamento dall’11,7% di giugno) con le regole di Basilea 2, si attesterà a un livello superiore al 10% con le regole di Basilea 3 con le quali sarà fatta la prossima comunicazione, proprio a riflettere il peso sul parametro dell’attuale quota nel Leone.
Le plusvalenze sulle cessioni hanno permesso di aumentare al 46% la copertura delle attività deriorate, portandosi avanti prudenzialmente sul processo di asset quality review che dovrà essere completato per novembre quando la vigilanza passerà a Francoforte. Grazie alla ripresa dei corsi non è stato intaccato il book value degli investimenti azionari, rimasto stabile a 4,1 miliardi: il valore corrente è di 4,9 miliardi, con una plusvalenza sulla sola quota di Generali per circa 1 miliardo.
Per il resto, perdura la situazione di debolezza dell’attività wholesale (che vede ricavi in calo del 37,9%) mentre va bene l’attività retail. In particolare il credito al consumo di Compass ha aumentato i ricavi del 9,2% a 379 milioni e l’utile netto (anche per una discontinuità fiscale) a 50,1 milioni dai 36 precedenti. Nel corporate e investment banking, languono M&A e proventi da trading, ma si registra, nell’ultimo trimestre, una ripresa delle commissioni trainate dal capital market.

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