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«Mediobanca, obiettivo crescita» Piazzetta Cuccia svela il piano

Il piano che entro il 2019 completerà la trasformazione di Mediobanca in gruppo diversificato prevede tassi di crescita del 10 per cento all’anno. A 70 anni dalla sua nascita nell’immediato Dopoguerra, era il 1946, e in piena crisi bancaria, Alberto Nagel presenta al mercato «uno dei pochi istituti non in ristrutturazione» e annuncia la svolta che poggia sul wealth management e dalla quale si attende un miliardo di utile operativo nel 2019 (da quota 700 milioni). «Saremo più forti. Cambiamo senza perdere il nostro Dna. Ci metteremo tutta la nostra cultura aziendale, la nostra capacità di resilienza e di profittabilità e alla fine saremo una banca molto diversa dal passato», dice l’amministratore delegato in conference call con gli analisti e alla vigilia del road show che lo porterà nelle capitali europee e negli Stati Uniti.

Lo sviluppo di un modello «resiliente e sostenibile» poggia su tre pilastri, con la creazione di una divisione dedicata alla gestione del risparmio che affiancherà il Corporate & investment banking, e il settore consumer. Il piano al quale i manager hanno lavorato negli ultimi sei mesi prevede l’ulteriore riduzione per 1,3 miliardi del portafoglio di partecipazioni (dopo le cessioni per 1,5 miliardi già effettuate nel triennio 2013-2016), compresa la quota in Generali che scenderà nel triennio di circa il 3% al 10%. Una dismissione ordinata che eviti la destabilizzazione del titolo e che incroci soggetti amichevoli anche nei confronti del nuovo management di Trieste guidato da Philippe Donnet subentrato a Mario Greco a inizio anno.

A 25 anni dal raddoppio al 12,8% (1991) dell’allora «banca di via Filodrammatici» nel capitale della prima compagnia italiana e partecipazione ammiraglia, Nagel non sembra escludere a priori una discesa sotto il 10%, sempre che si crei «un impatto positivo e a fronte di accordi più ampi che consentano di spingere la creazione di valore del gruppo».

Alle eventuali acquisizioni «coerenti» con il piano vengono destinate risorse per un miliardo. Il primo closing è atteso a breve ed è l’acquisto da Mediolanum per 141 del 50% di Esperia necessario a salire al 100%. Le opportunità saranno valutate via via in «un contesto competitivo che favorirà la crescita delle banche più solide e forzerà ulteriormente la ristrutturazione delle realtà meno capitalizzate ed efficienti». Se le acquisizioni non andassero in porto, potrà essere rivista la politica del «payout», la distribuzione dei dividendi, fin qui prevista stabile al 40%. Mediobanca valuterà l’acquisto di società in attività cosiddette commissionali, di dimensioni sia piccole e sia medio-grandi in Italia — soprattutto per la distribuzione — e all’estero.

La forte affermazione di una realtà storica come Compass (nata nel 1966) e più in generale il contributo delle attività bancarie che salirà all’80% dall’attuale 60% hanno reso e renderanno sempre più marginale il mestiere di holding di partecipazioni. La nuova divisione di wealth management che al 2019 conterà su attivi per 79 miliardi comprende CheBanca! che vede rafforzata la rete dei promotori, Esperia (rinominata Mediobanca private banking, taglio minimo da cinque milioni di euro), Spafid e Cmb e infine una propria «factory» di prodotti finanziari. Non trova riscontro l’indiscrezione del Financial Times su un interesse per Finanza & Futuro, la rete del gruppo Deutsche Bank, mentre Nagel non commenta i rumor sul suo primo azionista, Unicredit, che sarebbe nel mirino di SocGen.

Il Corporate and investment banking si prepara a diventare una banca di riferimento delle medie imprese, occupandosi ancor più di finanza specializzata, con un focus sul mercato degli npl, le sofferenze. Per Compass è confermato il percorso di crescita che ne fa una fonte primaria di margine di interesse del gruppo, anche con l’apertura di nuove filiali.

«Partiamo dai risultati» dice ancora Nagel, ricordando che il piano 2013-16 si è chiuso con utili cumulati per 1,7 miliardi, di cui 600 distribuiti in dividendi, ricavi per 2 miliardi (da 1,6 miliardi) e cessione di 1,5 miliardi di partecipazioni. Lo scenario è «severo» e lo dimostra la Borsa dove ieri il titolo ha perso il 2% contenendo i danni in una giornata difficile per i bancari. I primi giudizi pubblicati dagli analisti sono positivi sul piano della Mediobanca che continuerà a dare consigli. E a prestare denaro.

Paola Pica

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