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Mediobanca, Nagel fa il pieno di voti anche con i fondi

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, il terzo contendente rischiava di disgregare gli investitori di mercato e causare una vittoria più netta del cda uscente. Quel cda di cui lo stesso fondo attivista era il maggior critico. E così è finita la prima assemblea “remota” a Piazzetta Cuccia, coincisa con la prima di Leonardo Del Vecchio da primo socio. La “proxy fight” tra lista del cda uscente, lista di minoranza dei gestori e lista Bluebell ha fatto mietere voti ai nomi che fino al 2017 erano araldi del patto parasociale più discusso d’Italia. Con il 65,3% di titoli al voto la lista del cda ha preso il 44,2%: oltre ai pattisti residui, e a Bolloré, molti fondi istituzionali, a cui il tandem Pagliaro presidente e Nagel ad non hanno mai chiesto soldi anzi da anni li remunerano al 9%. Più che doppiata la lista dei fondi, votata da un 19,1% tra cui fa capolino, senza troppo stupore, il 10,16% di Del Vecchio. Che ieri, tacendo, si è mosso “da istituzionale”. È il trionfo dei due manager che nel 2023 compiranno il ventennale o è la «vittoria di Pirro», come l’ha definita Bluebell? Forse sarà una terza via. Un indizio è che Del Vecchio ieri ha votato contro i compensi dati nel 2020 ai vertici, approvando invece gli incentivi 2021, ben mitigati.

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