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Mediobanca, manovre in corso Del Vecchio vuole salire ancora

Leonardo Del Vecchio sale al 15,4% di Mediobanca e punta a completare in tempi brevi e compatibilmente con i valori di Borsa l’ascesa al 20% autorizzata dalla Bce.

Ieri le comunicazioni Consob hanno confermato che Delfin è il compratore della quota del 2% di piazzetta Cuccia ceduta da Fininvest il 17 maggio scorso. Un investimento da 174 milioni a un prezzo di 9,814 euro per azione Mediobanca che alza il prezzo di carico sopra i 7,5 inizialmente fissati nei conti di Delfin, ma che nello stesso tempo conferma la volontà dell’imprenditore di centrare gli obiettivi prefissati secondo due direttrici chiave: comprando sul mercato come fatto in passato, ma anche approfittando, come avvenuto nei giorni scorsi, delle occasioni di smobilizzo che via via si presenteranno.

Secondo quanto si apprende, contatti diretti, finalizzati alla compravendita dei titoli Mediobanca tra Delfin e Fininvest, non ce ne sarebbero stati prima del perfezionamento dell’operazione. Leonardo Del Vecchio è stato interpellato da UniCredit, intermediario incaricato per la vendita ai blocchi del 2% di proprietà della famiglia Berlusconi, in quanto “potenziale” compratore. E così, la genesi del rafforzamento del patron di Luxottica in piazzetta Cuccia, salito dal 13% al 15,4%, risponde sulla carta alle semplici leggi del mercato e all’incrocio tra domanda e offerta. Un incrocio che potrebbe tornare utile se altri azionisti del patto, dopo Fininvest, decidessero di passare alla cassa o se soci non più strategici come Vincent Bolloré (2%) decidessero di smobilizzare del tutto le posizioni.

In Mediobanca Del Vecchio è entrato a fine 2019 in parallelo con l’uscita di Unicredit e ha ottenuto lo scorso anno il via libera per rafforzarsi fino al 20%. La volontà è quella di comprare fino all’ultima azione “autorizzata”. Con un obiettivo ben preciso, come Del Vecchio ama ripetere ai suoi interlocutori più stretti: sostenere la crescita di Mediobanca e della sua prima partecipazione Generali, di cui la stessa Delfin detiene il 5%.

Per ora Delfin non ha chiesto posti nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, anche perché, sottolinea chi lo conosce bene, non è abituato a chiedere, ma ad essere “invitato”. Una rappresentanza di Del Vecchio in consiglio andrebbe di certo ad agevolare un dialogo tra il primo azionista della banca e il management che ancora non avrebbe registrato sviluppi importanti.

L’impressione è che in ogni caso, con o senza ingresso nel cda, Del Vecchio si stia posizionando nella filiera Mediobanca-Generali più in un’ottica strategica che finanziaria, e comunque funzionale ad agevolare eventuali progetti di aggregazione. Due i terreni in cui le stesse potrebbero concretizzarsi.

In primo luogo a livello “bancario”, e dunque con Mediobanca pivot di un consolidamento del settore bancario ancora in fase di costruzione. Le possibili mosse della nuova UniCredit di Andrea Orcel, il destino di Mps e più in generale le combinazioni possibili su cui sono in corso da tempo riflessioni, potrebbero coinvolgere la stessa piazzetta Cuccia che in quel caso avrebbe un socio di riferimento come Del Vecchio che di quella crescita e sviluppo industriale è sempre stato un grande supporter.

Il secondo livello è evidentemente quello assicurativo, e dunque Generali. Il rinnovato pressing di Francesco Gaetano Caltagirone, socio di Mediobanca con l’1% e azionista delle Generali con circa il 5%, sulla governance di Trieste è il risultato anche di una politica di espansione della compagnia assicurativa poco efficace e su cui diversi soci hanno mostrato perplessità. Criticità che il patron di Luxottica condividerebbe, tant’è che per spiegare la sua posizione sul tema è solito confrontare le capitalizzazioni di Generali (27 miliardi) con quelle di competitor come Axa (54 miliardi) e Zurich (57 miliardi).

Sostenere la crescita di Trieste e Mediobanca rappresenta dunque, per Del Vecchio, la priorità. L’obiettivo, raccontano alcune fonti, è dotare piazzetta Cuccia di un socio tricolore dalle spalle larghe e nello stesso tempo garantire di riflesso a Trieste il sostegno necessario per valutare più opzioni strategiche in totale autonomia. In quest’ottica la volontà sarebbe quella di cercare in futuro un confronto con gli altri soci di Mediobanca così come avvenuto in questi anni nelle Generali. Tanto più che da tempo la stagione dei patti parasociali, sistema lontano dal modus operandi di Del Vecchio, è terminata e il liberi tutti potrebbe aiutare il patron di Luxottica a individuare chi, tra vecchi e nuovi azionisti, è intenzionato a restare socio di lungo periodo e soprattutto condivide le sue idee.

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