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Mediobanca, l’origine (e la fine) del sostegno finanziario ai Ligresti

La storia dei rapporti finanziari tra Mediobanca e il gruppo Premafin-Fonsai può offrire una chiave di lettura del foglio con i desiderata di Salvatore Ligresti, siglato dall’amministratore delegato della banca, Alberto Nagel. Era, quello, un accordo che regalava l’ennesimo favore a un sodale sostenuto fino all’ultimo o era un testo senza valore, siglato con una certa imprudenza ma giusto per togliersi di mezzo un cliente con il quale si intendeva sciogliere ogni legame d’affari? Il caso ha risvolti giuridici specifici. Ma stabilire da quando e fino a quando Mediobanca ha finanziato Ligresti e in quali termini àncora la querelle legale alla realtà delle imprese. La sequenza delle operazioni è stata ricostruita da Nagel in un rapporto di 7 pagine riservato al consiglio del 5 settembre.
Oggi Mediobanca è esposta con l’ex gruppo Ligresti per 1.123 milioni di euro così suddivisi: 73 milioni di crediti senior verso Premafin, la holding quotata del gruppo assicurativo; 900 milioni di prestiti subordinati, dei quali 250 perpetui, verso Fonsai; 150 milioni di prestiti subordinati verso Milano Assicurazioni, dei quali 100 perpetui. In aggiunta, Mediobanca ha stipulato derivati per 53 milioni con Fonsai e partecipa per 63 milioni al finanziamento del fondo immobiliare Tikal, gestito dalla Sai sgr.
L’esposizione risale al 2001-02, quando la Sai di Torino, controllata dai Ligresti, scala la Fondiaria di Firenze. Allora, Mediobanca presta 330 milioni a Premafin, pari all’80% dell’indebitamento di quella holding, ed eroga un prestito subordinato di 400 milioni alla Sai. Il primo prestito serve a Ligresti per rafforzarsi in Sai in vista della fusione con Fondiaria; l’altro per aiutare Sai a prendere azioni Fondiaria. Mediobanca ha anche crediti verso Fondiaria, 200 milioni a fine 2002. Il documento non lo ricorda, ma alla stessa data Mediobanca detiene anche l’11% di Fondiaria-Sai, a libro per 156 milioni di euro. La cifra va aggiunta perché, nel misurare la concentrazione dei rischi verso un cliente, Bankitalia considera i crediti e le partecipazioni. L’esposizione di partenza è dunque di 1.086 milioni.
L’esposizione di Mediobanca verso Ligresti deriva dall’operazione Fondiaria. La Fiat, che all’epoca aveva ormai rotto con il management di Mediobanca, si era associata alla Electricité de France nella scalata alla Montedison. L’accordo era chiaro: il monopolio di Stato francese si sarebbe preso la Edison, la Fiat la Fondiaria, che aveva importanti partecipazioni in Pirelli, Generali e nella stessa Mediobanca. Per non consegnare le chiavi di casa ai suoi avversari, in una notte Vincenzo Maranghi sfilò la Fondiaria da Foro Bonaparte e la diede a Ligresti, che pagò grazie anche a Mediobanca. Che rischiò la propria reputazione, come ricordò Maranghi a Ligresti invitandolo a una gestione manageriale e non familistica. Poi, la storia andò come andò. Ed è ormai nota.
Dal 2003 il rapporto tra Mediobanca e Ligresti cambia. L’ingegnere stringe rapporti sempre più forti con Capitalia, mentre in Mediobanca si apre un’inusitata dialettica tra manager e consiglio che si arroventa quando diventa presidente Cesare Geronzi, il regista della defenestrazione di Maranghi. Il rapporto con il cliente viene gestito dal management secondo la corporate governance. Il consiglio, insomma, è sempre stato in grado di sapere e di correggere, se del caso.
Su ordine dell’Antitrust, l’esposizione verso Premafin si azzera già ai primi del 2003 e si riduce sotto il 2% la partecipazione in Fonsai, destinata poi a sparire del tutto. È nel dicembre 2004 che Mediobanca torna a far credito a Premafin, ma solo per 70 milioni nell’ambito di un’operazione in pool da 340 milioni orchestrata dall’Unicredit di Alessandro Profumo, scadenza 2013. Questo prestito sale a 500 milioni e la quota di Mediobanca a 115. Al 30 giugno 2012 scende a 322 milioni e la quota Mediobanca a 72,5 milioni. Diversamente da Unicredit e altri istituti, Mediobanca non dà nulla alle società personali dei Ligresti, due delle quali, Sinergia e Imco, sono ora fallite.
È sul fronte Fonsai e Milano che, invece, sale l’esposizione. Dal dicembre 2002 al luglio 2008 vengono erogati 5 prestiti subordinati per un totale di 1.050 milioni. Al tasso di 180 punti base oltre l’Euribor per i subordinati a termine e a 350 punti base oltre l’Euribor per i perpetui, che le due compagnie possono richiamare il 16 luglio 2018. Sono anni in cui il valore di Borsa di Premafin, Fonsai e Milano supera largamente i debiti. Il gruppo assicurativo dichiara utili cumulati per 2,7 miliardi e un combined ratio sempre sotto il 100%. I subordinati sono quasi una moda. In Europa, tra il 2002 e il 2008, vengono fatte 52 emissioni subordinate a termine e perpetue per 38,5 miliardi. I tassi applicati a Ligresti sono oltre la media europea per i prestiti a termine e sotto per i perpetui, deliberati a marzo 2008 a valere sui conti 2007, su un valore di Borsa ancora molto elevata e su un rating di A-. Ma dall’estate 2008 il rubinetto si chiude.
L’allarme si accende nel 2010 e si fa rosso nell’estate del 2011 quando il margine di solvibilità scivola sotto quota 80, mentre l’Isvap chiede almeno 120. E in quel margine un peso crescente vengono ad averlo proprio i subordinati di Mediobanca.
Ora Premafin, Fonsai e Milano fanno parte del gruppo UGF, che pretendeva fin dall’inizio l’uscita dei Ligresti e dei loro uomini da tutti i consigli e ora punta a un margine di solvibilità di 168 nel 2015 avendo incamerato sinergie per 345 milioni. Mediobanca è esposta per 1,5 miliardi verso UGF, che ha ormai mezzi propri assai più consistenti della somma dei due gruppi precedenti. Aderendo ai rimedi antitrust, UGF si è impegnata nell’arco del piano, e cioè entro il 2015, a rimborsare a Mediobanca 350 milioni anche grazie ai proventi delle cessioni richieste dall’Autorità. I subordinati residui dovranno essere girati al valore nominale ad altre banche, con l’assistenza di un advisor gradito all’Antitrust. Oggi i tassi non consentono questo passaggio. Ma c’è tempo. Del resto, Unipol si è impegnata a vendere il 3,6% di Mediobanca ereditato in Fonsai quando è stato in mano a Ligresti per 10 anni senza che nessuno fiatasse.

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