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Mediobanca: la lunga catena dei riassetti

In una Borsa priva di spunti basta poco per accendere l’interesse. Il riassetto degli equilibri della galassia che fa riferimento a Mediobanca è stato uno dei temi caldi sul listino d’agosto. Il titolo di Piazzetta Cuccia, che il 2 agosto valeva 2,556 euro, ha chiuso il mese a quota 3,722 con un incremento del 50 per cento. Alla base dell’apprezzamento l’ipotesi di una redistribuzione degli interessi della banca d’affari che, nei prossimi mesi, potrebbe alleggerire la propria posizione in almeno tre grandi società italiane: le Assicurazioni Generali, Pirelli e Rcs Mediagroup, che edita tra l’altro il Corriere della Sera.
L’idea di una discesa nell’area equity è già stata oggetto di confronto informale nel corso dei cda di luglio e agosto, promossa da una riflessione del presidente Renato Pagliaro e dell’amministratore delegato Alberto Nagel e potrebbe trovare concretezza nel futuro prossimo. Nagel è al centro di questa rimodellatura, ma non sono estranei al progetto, secondo fonti vicine ai protagonisti, neppure alcuni grandi azionisti. Unicredit, che in Piazzetta Cuccia è il primo azionista con l’8,697 per cento, già in passato compì una scelta core, abbandonando le proprie partecipazioni non strategiche, come quella, appunto, in Rcs. Di certo, se sollecitazione c’è stata, ha trovato terreno fertile, essendo il top manager di Mediobanca impegnato in una trasformazione radicale dell’istituto che, partendo da una holding di partecipazioni, sta diventando una vera banca d’affari, con ripetute proiezioni all’estero.
Così Piazzetta Cuccia, in queste settimane, sta riassumendo il ruolo di crocevia di interessi diffusi, accendendo l’interesse del mercato. Non solo il titolo Mediobanca ha moltiplicato il proprio valore nell’ultimo mese, anche Rcs Mediagroup ha strappato ripetutamente in Borsa, accendendo la fantasia degli investitori.
Redditività
È un fatto che le partecipazioni di Mediobanca pesino notevolmente sul bilancio — le sole Generali hanno richiesto un investimento superiore ai 2 miliardi di euro — e non rendono in proporzione. Così, specie in un contesto di diffusa e prolungata crisi, un ripensamento strategico appare inevitabile, soprattutto adesso che son venuti meno gli intrecci legati alla vicenda Premafin-FondiariaSai.
Oltre alle tre grandi società di cui si è detto, Mediobanca ha un ruolo importante in Italmobiliare e in Gemina e anche in alcune realtà non quotate, da Telco, azionista di Telecom Italia, a Sintonia, la holding della famiglia Benetton attiva nei servizi e nelle infrastrutture. Assieme, Telco e Sintonia, valgono un impegno di circa 600 milioni.
Strategie
Ma è su Generali, Rcs e Telco che si concentra l’attenzione, sono queste le partecipazioni strategiche di pertinenza del cda. Un riequilibrio ci sarà. Generali ricade sotto la normativa di Basilea 3, che prevede, ai valori attuali, una discesa di Mediobanca fino al 9-10 per cento del capitale nei prossimi cinque anni.
Diversa la situazione in Rcs e Telco, dove l’azione del singolo azionista è legata dal rispetto di un patto di sindacato. Già dopodomani, mercoledì 5 settembre, si riunirà il consiglio di amministrazione di Mediobanca.
Una convocazione inizialmente non prevista, voluta da Nagel e Pagliaro per riferire della vicenda che ha visto l’amministratore delegato protagonista davanti al pm Luigi Orsi. Si tratta del presunto accordo con Salvatore Ligresti in vista dell’uscita della famiglia da Premafin. Un’informativa dovuta, che non dovrebbe portare ad altro, almeno sentendo i protagonisti alla vigilia.
Di certo, superato l’agosto caldo, la temperatura non diminuirà nel mese in corso. Dopo l’appuntamento di mercoledì, già si guarda al 20 settembre, quando il board si riunirà per valutare i risultati dell’esercizio che, in piazzetta Cuccia, chiude il 30 giugno. Poi ci sarà da pensare al futuro di Che Banca!, arrivata a 10 miliardi di raccolta. E sarà già tempo di ragionare su possibili evoluzioni del patto di sindacato.

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