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Mediobanca: “Interessati alla bad bank, non alle Popolari”

Le attività di Ipo e gli aumenti di capitale seguiti dalla banca d’affari hanno dato smalto alla semestrale di Mediobanca, che comunque torna a crescere in tutte le divisioni bancarie. Conti peraltro molto apprezzati in Borsa, dove il titolo è salito del 4,47%. I primi sei mesi dell’esercizio si sono chiusi con un utile netto di 261 milioni (erano stati 305 al 31 dicembre, ma per i maggiori utili da cessioni) mentre il risultato operativo è cresciuto del 58% e i ricavi del 16%.

Particolarmente brillanti i risultati della Corporate & Investment banking: +6% gli impieghi, + 44% i ricavi trainati dalle commmissioni e utile operativo quadruplicato. Ma l’amministratore delegato Alberto Nagel ha sottolineato il buon andamento della raccolta gestita di Che banca! (che ha migliorato il “rosso” da 10 a 8 milioni) ed ha per la prima volta annunciato che la dismissione del pacchetto del 3% di Generali — a partire dal prossimo esercizio — potrebbe avvenire «non necessariamente » mettendo il pacchetto «sul mercato, perché potremmo anche esaminare opzioni di scambio della quota con asset coerenti con il nostro iter di sviluppo » comprando — e pagando con carta Generali — masse per realizzare altro risparmio gestito, in Italia ma anche all’estero (e magari da più venditori). Nessun interesse invece per il prossimo consolidamento delle banche popolari: «Non siamo interessati ad acquisire o fonderci con banche popolari perché non ci sarebbero sinergie», ha spiegato Nagel. Più possibilista sulla cosiddetta bad bank: Mediobanca darà «volentieri una mano nelle vesti che sarà ritenuto opportuno, se si trova una soluzione convincente» dal punto di vista normativo e tecnico.
Sarà ceduto invece entro giugno il pacchetto Telecom (nei prox sei mesi Mediobanca si aspetta capital gain da cessioni intorno a 80-90 milioni) mentre per quanto riguarda Rcs, Mediobanca è pronta a votare una lista per il rinnovo del cda, all’assemblea del gruppo editoriale, «che abbia qualità e autorevolezza e che sia condivisa dai principali soci».
Nella giornata di risultati bancari, Bpm ha annunciato il ritorno al dividendo dopo tre anni dopo aver chiuso il 2014 con un utile netto balzato a 232,3 milioni dai 29,6 milioni del 2013 (mentre i proventi operativi sono scesi del 3,6%). Quasi naturalmente interessato al risiko tra popolari l’ad Giuseppe Castagna: «Ritengo si possano trovare molte sinergie. Se stand alone in 3 anni noi siamo riusciti ad abbassare del 7% i costi, immagino che mettendo insieme due o più banche popolari si possano fare consistenti sinergie», ha detto illustrando i dati di bilancio.
Rosso acceso invece per la Popolare di Vicenza, dopo aver recepito nei conti accantonamenti sui crediti per 868 milioni: la banca ha chiuso in perdita per 497 milioni.
Infine la Popolare di Sondrio ha chiuso il 2014 con un utile netto consolidato di 115,203 milioni, +117,23% rispetto al 2013. Il gruppo ha una raccolta diretta di 29,7 miliardi (+11%) e una raccolta complessiva di 59,1 miliardi (+8%); i crediti deteriorati ammontano a 2 miliardi (+12,5%) e costituiscono l’8,62% del totale dei crediti, con una copertura del 43,2% rispetto al 39,2% di fine dicembre 2013.
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