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Mediobanca in utile, uscirà da Telecom e Rcs

Mediobanca fuori da Telco-Telecom e Rcs entro giugno. Il piano al 2016 messo a punto dall’ad Alberto Nagel – che prevede il disimpegno da tutte le storiche partecipazioni con la sola eccezione di Generali, per concentrarsi su attività a basso assorbimento di capitale – ha prodotto per il primo anno il miglior utile dal 2008 e ratio patrimoniali rafforzati a prova di stress test. Di qui la decisione di accelerare su questa strada nell’esercizio in corso. È quanto emerso da fonti vicine al consiglio che ieri ha licenziato il bilancio annuale 2013/2014, chiuso con un utile di 465 milioni (rispetto alla perdita precedente di 176 milioni) che permette il ritorno al dividendo (0,15 euro per azione, per un pay-out del 27%).
L’utile contabile è inferiore al consensus degli analisti, vicino a 500 milioni, perchè la banca ha deciso di aumentare di 250 milioni le coperture sulle esposizioni problematiche in vista dell’asset quality review, utilizzando tutti i 240 milioni di plusvalenze ottenute sulle cessioni di quote azionarie. Nonostante l’aumento del rapporto attività deteriorate/impieghi dal 2,9% al 3,8%, l’incidenza rimane ancora pari a un terzo della media delle banche italiane. Il titolo in Borsa ha reagito bene, riconquistando con un rialzo del 2,7% quota 7 euro, dato che senza gli interventi “straordinari” sulle coperture i profitti sarebbero stati superiori alle attese.
Il proposito di Mediobanca azzerare le partecipazioni in Telecom e Rcs entro giugno cade in un momento in cui entrambe le società sono entrate in fase di riassetto dell’azionariato dopo lo scioglimento del patto Rcs e quello di Telco, in attesa di autorizzazione da parte delle autorità sudamericane dove opera Telecom, ma già deliberato dai soci della holding – oltre a Mediobanca, anche Generali, Intesa-Sanpaolo e Telefonica – che hanno tutti annunciato la volontà di uscire dal capitale nell’arco dei prossimi mesi/anni. L’istituto di Piazzetta Cuccia in più si è dato un termine preciso per cedere l’1,6% di Telecom che otterrà dalla scissione di Telco e il 6,2% residuo di Rcs, già ridimensionato con progressive vendite sul mercato dal 14,93% di un anno prima.
Nel primo anno di piano, il ricavato delle dismissioni ha superato la metà del target triennale, con un controvalore di 840 milioni e plusvalenze per 240 milioni. In particolare, il maggior contributo è arrivato dalla cessione delle azioni Gemina-Atlantia che ha permesso di realizzare una plusvalenza di 70,9 milioni; altri 67,2 milioni sono relativi alla cessione del prestito soci Telco, concambiato con azioni Telefonica poi vendute sul mercato, e la conseguente riduzione della quota in Telco dall’11,62% al 7,34%; 42,8 milioni dall’azzeramento della posizione in Cashes UniCredit; 8 milioni dalla riduzione della quota in Rcs; 3 milioni dall’azzeramento della quota in Intesa. Le svalutazioni riguardano per 18,6 milioni la quota in Burgo (il 20%), di cui è stato azzerato il valore in bilancio, e 6,5 milioni le azioni disponibili per la vendita. Nel complesso il comparto principal investing ha prodotto un utile di 449,3 milioni (rispetto alla perdita precedente di 407,1 milioni), grazie a Generali – che ha contribuito per 261 milioni contro i 16,8 milioni dell’esercizio 2012/2013 – e alle minori svalutazioni – passate da 422,3 a 25,3 milioni – oltre che alle plusvalenze.
Per il gruppo, il bilancio si è chiuso con ricavi in aumento del 12% a 1.819 milioni e risultato operativo del 17% a 1.028 milioni. In crescita del 6% a 1.087 milioni il margine d’interesse, le commissioni del 3% a 424 milioni. Il tasso di copertura è stato aumentato dal 45% al 50% per le attività deteriorate e dal 66% al 67% per le sofferenze, con un’ulteriore copertura di crediti in bonis pari allo 0,8% degli impieghi. I 250 milioni di rettifiche su crediti riguardano per 200 milioni l’esposizione verso Burgo (la copertura dell’incaglio è passato in un anno dal 15% al 55%) e per 50 milioni il credito al consumo in bonis, mossa quest’ultima in vista dell’asset quality review. Il Core equity tier 1, secondo Basilea 3, è all’11,1% e al 12,5% fully-phased.
Il Roe si è attestato al 6%. «Non siamo ancora totalmente soddisfatti della nostra redditività – ha detto Nagel in conference call con gli analisti – Nel corporate & investment banking dobbiamo aumentare il Roac (rendimento sul capitale allocato) e questo rientra nella nostra strategia». L’ad di Mediobanca conta di avere un forte contributo dal team financial institution, che è appena stato completato a Londra con 35 banker, molti di provenienza esterna.

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