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Mediobanca, i fondi contro le Fondazioni

di Massimo Mucchetti

La prossima assemblea di Mediobanca, in calendario per il 28 ottobre, potrebbe diventare la tomba della vecchia pratica di associare ai gruppi di controllo le minoranze azionarie a questi collegate. Una consuetudine diffusa al vertice del capitalismo italiano. Basti ricordare la Telecom Italia dei primi anni Duemila, quando le Generali, che fanno parte del patto di sindacato della Pirelli, rappresentavano la minoranza nell'ex monopolio dei telefoni guidato dalla stessa Pirelli, con Mediobanca presente ovunque. Protagonista fin troppo discreta della possibile svolta è Assogestioni, che per la prima volta presenta sue liste per il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale della banca milanese di piazzetta Cuccia.

Lunedì 10 ottobre, l'associazione dei fondi, presieduta da Domenico Siniscalco, ha fatto pervenire per le vie brevi una memoria non ufficiale al presidente del collegio sindacale di Mediobanca, Marco Reboa, avvertendolo che, a suo dire, le liste delle fondazioni bancarie non vanno considerate autentiche liste di minoranza, e perciò titolate ad avere il consigliere di minoranza e il presidente dei sindaci, nel caso arrivino seconde in assemblea, subito dopo il listone del patto di sindacato. In particolare, la Fondazione Cariverona non potrebbe candidare Candido Fois alla guida del collegio dei sindaci, perché questa fondazione sarebbe collegata a Unicredit, circostanza che, in base al Testo unico della finanza, la farebbe decadere dallo status di minoranza pura, e dunque dotata di quei diritti di nomina. Secondo Assogestioni, sarebbe infatti stato l'ente scaligero presieduto da Paolo Biasi, assieme alla Fondazione Crt, altro socio di Mediobanca, e a Carimonte Holding a presentare nel 2009 la lista di maggioranza per i vertici di Unicredit: quello stesso Unicredit che a sua volta, essendone il primo azionista, presenta il listone di maggioranza in Mediobanca.

Benché sia stata proposta in via ufficiosa al collegio sindacale, la questione riguarda il consiglio di amministrazione di Mediobanca e la Consob. Se non fosse accolta dal consiglio, magari perché il patto di Mediobanca è di blocco e non di voto, la linea di Assogestioni potrebbe essere riproposta il 28 ottobre 2011 al presidente dell'assemblea, e cioè a Renato Pagliaro. Ma proprio mercoledì, prima di poter essere interpellata per un parere, la Consob ha chiesto al consiglio di formulare il suo giudizio.

L'imbarazzo è palpabile, anche perché i veneti non hanno giudicato opportuno chiarire in premessa la questione del collegamento. Se l'argomentazione di Siniscalco fosse accolta, i voti della Fondazione Cariverona e quelli della Fondazione Crt sarebbero congelati anche per il consigliere di minoranza. Per questa carica la Fondazione Carisbo, che non soffre di tali ambiguità, non avendo posizioni in Unicredit, ha candidato il proprio presidente Fabio Roversi Monaco. E così Assogestioni, che sulla carta sembra poter contare su consensi meno numerosi e compatti delle fondazioni, riuscirebbe a piazzare i suoi candidati: in consiglio l'economista Francesco Giavazzi (editorialista di questo giornale, ndr) e a capo dei sindaci il commercialista Natale Freddi, a lungo revisore in Reconta, che certifica il bilancio Mediobanca.

Prima di compiere il passo, Siniscalco aveva consultato Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e consigliere di Mediobanca tradizionalmente vicino alla Fondazione Crt, ricevendone il personale consenso alla candidatura Giavazzi, nonostante le profonde differenze d'opinione. Oltre Palenzona non si è spinto. Tre anni fa, le fondazioni avevano piazzato l'allora provveditore della Fondazione Mps, Marco Parlangeli, nel consiglio di Mediobanca e Marco Reboa, designato dalla Fondazione Carisbo, nel collegio sindacale. In quell'occasione, Assogestioni rimase alla finestra, ma parecchi fondi esteri sostennero Parlangeli e Reboa. Adesso, con la riforma della record date, i fondi possono votare senza più bloccare le proprie partecipazioni e così la loro partecipazione alle assemblee è aumentata in misura significativa. Assogestioni è oggi più forte di ieri, ma l'idea di una lista comune Assogestioni-Fondazioni non ha ottenuto il consenso di Verona e Bologna.

La differenza tra fondazioni e fondi, del resto, è notevole, ancorché nessuna delle due famiglie di investitori sia perfetta. Nelle fondazioni la politica cerca di farsi sentire, per quanto senza grandi risultati. I fondi, il cui leader Siniscalco è stato comunque ministro dell'Economia, sono spesso succubi di banche e assicurazioni. Le fondazioni hanno visto erosa dalla crisi la propria potenza finanziaria. I fondi hanno perso buona parte della fiducia dei risparmiatori a causa delle deludenti performance e dei costi elevati, come dicono le ricerche firmate proprio da Mediobanca. Ma alla fine la differenza principale sta nella filosofia delle partecipazioni: le fondazioni giocano sul lungo termine; i fondi vanno e vengono.

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