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Mediobanca, i conti della svolta «Generali? Può uscire dal patto»

Mediobanca svaluta partecipazioni per 404 milioni, chiude perciò il bilancio al 30 giugno 2012 in perdita per 180 milioni e, «in adesione alle raccomandazioni di Bankitalia», non distribuisce dividendo. Rettifiche e «rosso» erano già scontati dal mercato: il titolo ieri ha guadagnato il 1,89% a 5,11 euro.
Sono i conti della svolta: «più banca, meno holding». L’istituto guidato da Alberto Nagel ha fatto pulizia e ora può procedere con gli obiettivi indicati del piano triennale presentato in giugno, e in particolare con la riduzione dell’esposizione azionaria, oggi pari a 4 miliardi, di 1,5 miliardi liberando così capitale da impegnare nel core business: il corporate e investment banking in Italia e all’estero. Un percorso che richiede come passi preliminari l’allineamento ai prezzi di mercato dei titoli in portafoglio e l’uscita dai patti di sindacato in scadenza. Nagel lo ha ribadito agli analisti in conference call destinando anche un segnale alle Generali, principale partecipazione dell’istituto con il 13,2%: il banchiere ha «personalmente raccomandato» a Trieste di dare disdetta dal patto di Mediobanca, dove il Leone è presente con il 2%: «Non è più coerente con le strategie» della compagnia, «non è il miglior modo di allocare il capitale». Del resto la concentrazione nel proprio business con cessioni di asset non core, partecipazioni comprese («e quelle incrociate sono eredità del passato», ha detto ieri Nagel), rappresenta una linea guida condivisa dal top manager di Piazzetta Cuccia e Mario Greco, group ceo del Leone.
Il patto di Mediobanca, che si è riunito nel pomeriggio dopo esecutivo e board, ha autorizzato Unipol-Fonsai a svincolare anticipatamente la quota pari al 3,83% «in vista del successivo smobilizzo in adempimento agli obblighi di vendita previsti dal provvedimento Antitrust», che ha dato l’ok all’aggregazione fra i due gruppi assicurativi disponendo però l’uscita da Mediobanca. La quota complessiva di capitale vincolata scende così dal 42,03% al 38,19%. In vista della scadenza e del rinnovo dell’accordo al 31 dicembre le disdette vanno comunicate entro fine mese, e al momento al patto «non risultano pervenute» richieste di disimpegno.
Tornando ai conti l’istituto, che ha visto un ulteriore rafforzamento della struttura patrimoniale con il core tier 1 in aumento dall’11,5 all’11,7%, ha trasferito, sempre secondo quanto indicato nel piano, tutti i titoli azionari (escluse Generali e Burgo) al comparto «disponibili per la vendita» e li ha valorizzati ai corsi di mercato. Le svalutazioni effettuate nei 12 mesi si riferiscono fra l’altro per 320 milioni a Telco, la holding che detiene il 22,4% di Telecom Italia, per 38,5 a Rcs Mediagroup e per 33,4 a Sintonia.
Nagel agli analisti ha ribadito la posizione su Telco-Telecom: «Siamo piuttosto venditori rispetto a essere pronti a metterci nuovi soldi. Abbiamo comunicato chiaramente la nostra intenzione agli altri azionisti con l’obiettivo di disinvestire». Ha poi detto che la quota in «Sintonia non è in vendita. Lo è quella in Gemina e ci siamo mossi in questo senso».
Il consiglio ieri ha anche cooptato, su indicazione della Fondazione Carisbo, l’ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca al posto di Fabio Roversi Monaco, diventato presidente di Banca Imi. Infine, con riferimento all’assemblea del 28 ottobre che dovrà anche deliberare sull’eventuale revoca dal board di Marco Tronchetti Provera (che ha annunciato due mesi fa la decisione di sospendersi dalle cariche nell’istituto dopo la condanna in primo grado nell’ambito della vicenda Kroll), il patto ieri «ha valutato che la situazione determinatasi non fa venir meno il rapporto fiduciario».

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