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Mediobanca, in fila per l’assemblea il 65% del capitale

Il termine per conferire le deleghe per l’assemblea di Mediobanca scade a mezzogiorno di oggi, ma a ieri il capitale prenotatosi a partecipare era in percentuale analoga allo scorso anno, quando era stata superata la soglia del 65%. Lo scorso anno c’era ancora, con l’8,8%, UniCredit, che poi subito dopo ha liquidato la sua partecipazione; Vincent Bollorè aveva il 6,7% mentre oggi è sceso al 5,6% e ha già ipotecato la sua quota con derivati che ne ridimensioneranno il peso verso il 2% all’inizio dell’anno prossimo; Leonardo Del Vecchio, entrata in Mediobanca a settembre 2019, era già il secondo azionista, tramite Delfin, col 7,5%, mentre oggi è diventato il primo con una quota appena arrotondata sopra il 10% e l’autorizzazione Bce a salire fino al 20%. Non ci sono indicazioni che Delfin sia andata oltre il 10,162% dichiarato a inizio mese, ma senzaltro la quota portata in assemblea non sarà superiore al 15%, visto che sono passati i cinque giorni utili dal record date del 19 ottobre per comunicarlo.

Nonostante il rimescolamento delle carte, dunque, l’afflusso all’assemblea di Mediobanca – che si terrà domani, come tradizione il 28 ottobre – si prospetta costante, anche se quest’anno, causa Covid, l’adunanza sarà a porte chiuse, utilizzando la figura del rappresentante designato, l’avvocato Dario Trevisan che solitamente raccoglie le deleghe degli investitori istituzionali. Quest’anno, oltre ad approvare il bilancio, l’assemblea dovrà provvedere anche al rinnovo del consiglio di amministrazione, ma non sono previsti stravolgimenti dal momento che Iss e Glass Lewis, i due maggiori proxy advisor, hanno suggerito ai fondi di votare per la lista presentata dal consiglio che parte con una base di circa il 18,5%, sommando le quote del patto di consultazione e quella di Bolloré. Scontato che la lista del cda – che ripropone implicitamente l’assetto di vertice con il presidente Renato Pagliaro, l’ad Alberto Nagel e il direttore generale Saverio Vinci – si aggiudicherà senza problemi i 13 posti della maggioranza, mentre per i due posti riservati alla minoranza concorrono la lista di Assogestioni, presentata da un gruppo di fondi con quasi il 5% del capitale, e quella dell’attivista Bluebell che, con l’appoggio di Novator (finanziaria del magnate islandese Thor Bjorgolfsson), ha depositato poco più dell’1% del capitale.

In attesa di scoprire le carte, Mediobanca ha pubblicato sul sito le risposte alle domande dei soci, comprese quelle di Bluebell. Vi si legge che le modifiche statutarie – che prevedono ancora la presenza di tre dirigenti interni al gruppo in cda – sono state approvate all’unanimità dal board. Che la remunerazione dell’ad, contestata dal fondo attivista, è scesa del 40% rispetto all’esercizio precedente e «risulta allineata al mercato di riferimento, peraltro con indicatori di bilancio migliori della media del campione». Inoltre si precisa che anche la relazione sulla remunerazione è stata approvata all’unanimità sia dal cda, sia dal comitato remunerazione. Sulla nomina del consigliere di minoranza Alberto Lupoi alla presidenza di Spafid Trust (controllata del gruppo) si conferma che Assogestioni non ha sollevato obiezioni «sia perché l’incarico non è incompatibile con le disposizioni Consob, sia perché il compenso non è tale da influenzarne il comportamento». Quanto ai rapporti con Del Vecchio, Nagel ricorda che «esiste un proficuo rapporto professionale e di stima personale da oltre vent’anni che ha riguardato anche alcune tra le più importanti operazioni di successo del gruppo Delfin». «Tale circostanza – aggiunge l’ad – non può che favorire una positiva interazione con un importante azionista del gruppo».

Oggi in agenda c’è un cda per l’esame dei risultati del primo trimestre del nuovo esercizio.

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