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Mediobanca esce dai patti Telco, Rcs e Pirelli

Il cda di Mediobanca ha approvato all’unanimità il nuovo piano industriale presentato dall’ad Alberto Nagel, nel quale è previsto che l’istituto di piazzetta Cuccia esca, alla prima scadenza utile, da tutti i patti di sindacato a cui ha vincolato le sue partecipazioni, e precisamente da Telco, Rcs e Pirelli. La scadenza più ravvicinata è quella di Rcs, dove è in corso l’aumento di capitale da 400 milioni, alla fine del quale i soci principali potrebbero decretare lo scioglimento anticipato dell’accordo di sindacato. I riflettori sono puntati su Diego Della Valle che ieri sera durante la trasmissione “2Next”ha detto: «Su Bazoli vorrei dire che merita rispetto, perchè è una persona perbene, vogliamo un piano serio, e ragionando con le banche ci si può sedere e vedere se si riesce veramente a fare un piano che possa dare un futuro. Se il piano andrà in questa direzione noi ci saremo altrimenti potremo fare altri ragionamenti». Duro invece il giudizio di Della Valle su John Elkann, socio al 10% di Rcs attraverso la Fiat: «Diciamo che deve ancora mangiare tante pagnotte prima di potersi permettere di fare lo stratega di cose più grandi di lui come questa. Ci ha provato e si è visto la frittata che ha fatto».
Ma poiché vi è molta incertezza sulla mappatura finale dell’azionariato ieri sera la Consob ha chiesto a tutti gli azionisti sopra il 2% di dichiarare immediatamente l’esercizio dei diritti di opzione,quando lo faranno. Ieri il titolo Rcs ha perso un altro 11% a 1,68 euro con i diritti crollati del 58% a 0,11 euro ma con scambi in forte aumento.
Dal canto suo Telecom Italia ha aggiornato il nuovo minimo storico a 0,509 euro (meno 4,56%) nel giorno in cui Mediobanca – che della società presieduta da Franco Bernabè indirettamente possiede il 2,6% del capitale, iscritto a bilancio a 1,2 euro – conferma che a settembre chiederà la scissione proporzionale di Telco. Lo scivolone in Borsa è da attribuire all’elevato debito del gruppo che risente dello spread, ma anche di uno studio di Citigroup che ha tagliato il prezzo obiettivo a 0,55 euro ipotizzando che la trattativa per fondersi con 3 Italia possa naufragare. In realtà i vertici di Telecom sono orientati a discutere l’opzione nel consiglio convocato per il 4 luglio, dove si esamineranno anche i dati preliminari del secondo trimestre influenzati da un altro brusco calo della telefonia mobile. Bernabè continua a ritenere che l’opzione 3 Italia sia interessante e che ci sia margine per trovare un prezzo giusto. I soci di Telco sono invece scettici al riguardo. Ma secondo fonti finanziarie, chi a questo punto non vorrebbe stringere sui tempi è proprio il magnate cinese Li Ka-Shing, il quale non ha ancora formalizzato i dettagli della sua offerta. In vista della scissione di Telco attesa per settembre, che scioglierà i legamiche blindano il 22,4% del gruppo, il numero uno di H3G preferirebbe aspettare che si consumasse il divorzio tra i soci italiani e la spagnola Telefonica (che indirettamente ha il 10% di Telecom), per poi andare a trattare l’acquisto dei pacchetti dei singoli azionisti per cercare di diventare il primo socio. Pertanto il matrimonio tra Tim e 3Italia sembra comunque rimandato non prima della primavera 2014 quando la scissione di Telco diventerà operativa.
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