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Mediobanca: dopo l’effetto write-off ora da Generali contributo positivo

Consiglio tutto dedicato all’esame della trimestrale per Mediobanca. Il terzo trimestre dell’esercizio si è chiuso in rosso per l’impatto delle svalutazioni effettuate da Generali, ma con la situazione patrimoniale ulteriormente rafforzata, come indicato dal core tier 1 balzato al livello record del 12% rispetto all’11,8% di fine dicembre.
Il periodo gennaio-marzo, dunque, ha registrato una perdita di 86,6 milioni, assorbendo 139,5 milioni di “effetto Generali”. A fine 2012, infatti, la compagnia guidata da Mario Greco ha effettuato svalutazioni per 1,3 miliardi nell’ambito di un’operazione di pulizia di bilancio, coerente con la strategia di focalizzazione sul core business assicurativo. «Questo apre la strada a un futuro migliore – ha sottolineato l’ad Alberto Nagel in conference call – La valutazione degli asset di Generali è ora più realistica e questo si tradurrà in una crescita più stabile dell’utile per azione e avrà un effetto positivo anche su Mediobanca». Che presenterà il proprio piano industriale il prossimo 21 giugno. In merito al riassetto Rcs, l’ad ha ricordato che Piazzetta Cuccia a oggi non è esposta come creditore, lo sarà invece con il rifinanziamento del gruppo editoriale, avendo accettato di contribuire al prestito in pool per 25 milioni. Nell’ambito del consorzio di garanzia dell’aumento per 182,5 milioni di eventuale inoptato, la quota di Mediobanca è di 12,5 milioni. L’aumento pro-quota comporterà di impegnare sul fronte azionario un’altra sessantina di milioni.
Quanto all’andamento dei primi nove mesi, Nagel ha spiegato che l’istituto si è concentrato sull’obiettivo di ridurre la rischiosità delle attività: «L’attenzione è stata rivolta perciò più allo stato patrimoniale che al conto economico». Nagel ha sottolineato che peraltro Mediobanca è stato l’unica banca italiana ad aver migliorato i ratio patrimoniali senza ricorrere ad aumenti di capitale.
I primi nove mesi registrano un utile netto di 37,2 milioni, in calo del 64,5% rispetto ai 105 milioni di un anno prima, riflettendo in particolare la perdita dell’area partecipazioni stabili raddoppiata a 212 milioni. Nel periodo le rettifiche su crediti sono aumentate dell’11% a 363,7 milioni, con indici di copertura sulle sofferenze (70%) e sulle attività deteriorate (47%) in miglioramento dal 59% e 37% di un anno prima e superiori alla media del sistema bancario italiano. Le attività deteriorate, pur in crescita su base annua a 955 milioni da 840 milioni, mostrano un’incidenza sul totale degli impieghi pari al 2,8%. Il costo del rischio, a fronte di impieghi in calo del 9%, è salito a 137 punti base da 120. Il margine di intermediazione è sceso del 23,7% a 1,173 miliardi, ma riferito alla sola attività bancaria, depurato dell’impatto della divisione delle partecipazioni strategiche, si attesta a 1,244 miliardi, in flessione del 13,8%. I costi di struttura sono scesi del 5,6% a 561,5 milioni.
Lo spaccato delle singole divisioni evidenzia il buon risultato dell’attività di Corporate e investment banking, dove l’utile nei primi nove mesi è raddoppiato da 88,5 a 176 milioni: le minori rettifiche nette sulle attività finanziare (da -177,6 a +12,9 milioni) hanno permesso di compensare parzialmente il calo del 26,3% nei ricavi. Il risultato delle partecipazioni strategiche (-211,5 milioni) sconta le perdite operative legate a Generali (63,9 milioni) e Rcs (37,9 milioni), oltre alla svalutazione su Telco per 95 milioni. Da segnalare che CheBanca! ha ridotto la perdita a 11,4 milioni con un aumento dei ricavi da 107,1 a 114,6 milioni e costi in calo del 17,3%.

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