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Mediobanca dice addio a Rcs e Telco

Le dichiarazioni c’erano già, e anche diverse vendite. Ma vedere una data – giugno 2015 per l’uscita di Mediobanca dal capitale di Telecom Italia ed Rcs fa un certo effetto. È il nuovo corso della banca milanese, che ieri ha fatto altri passi avanti e ha lavato l’onta del 2013, finito in rosso proprio per le perdite che le troppe partecipazioni avevano prodotto.
Fonti vicine al cda, riunito ieri, hanno confermato che entro la fine dell’esercizio (chiude tra nove mesi) il 6,2% dell’editore del Corriere della Sera e l’11,6% in Telco (che in trasparenza vale l’1,6% di Telecom Italia) saranno a zero. Già nel bilancio 2013-2014, esaminato ieri dal cda, Mediobanca ha ceduto un 9% di Rcs, e l’1% di Telecom, in un giro di vendite azionarie che ha incamerato plusvalenze per 240 milioni. Una piccola compensazione delle perdite imbarcate dal 2008, quando la crisi del secolo trovò l’istituto gravido di intrecci e patti azionari, e in cinque anni lasciò un miliardo di perdite sui bilanci fino al rosso 2013 (seconda volta dal 1946). La lezione pare servita: e l’alleggerimento del portafoglio, con il focus sui tre grandi business (banca d’investimento, credito al consumo, grandi patrimoni) ha riportato la redditività (Roe) al 6%, e a un utile netto di 465 milioni. Nel notare che è il migliore risultato dal 2008, l’ad Alberto Nagel ha detto: «Non siamo ancora totalmente soddisfatti, nel corporate and investment banking dobbiamo aumentare il rendimento sul capitale allocato». Un 27% dei profitti tornerà ai soci come dividendo da 0,15 euro. In Borsa l’azione è salita fino a 7,01 euro (+2,7%). Nell’esercizio i ricavi sono aumentati del 12% a 1,82 miliardi, risultato operativo +17% a 1 miliardo, con margine di interesse +6%, commissioni +3% e un apporto della quota utili di Generali da 261 milioni (17 l’anno prima). Unico neo gli accantonamenti su crediti, saliti un po’ sopra le attese per l’azzeramento del valore di Burgo, cartiera di cui Mediobanca ha uno storico 22% e che ha causato un accantonamento da 200 milioni. In pratica, per migliorare la copertura dei crediti dubbi e delle sofferenze (rispettivamente al 50% e al 67% del totale, sui massimi nazionali) il management ha speso tutte le di plusvalenze fatte vendendo a 840 milioni “vagonate” di azioni Gemina, Intesa Sanpaolo, Saks, Rcs, e i bond convertibili Unicredit. Il piano di cessioni di Mediobanca è ora al 50% degli obiettivi triennali 2013; mentre è già raggiunta la quota di ricavi esteri, saliti nell’anno dal 31% al 48% del totale.
Il prossimo passaggio riguarda la governance: l’assemblea del patto di sindacato il 29 settembre deciderà la lista dei consiglieri da votare nell’assemblea societaria un mese dopo. I giochi sono quasi fatti. L’ad Alberto Nagel e il presidente Renato Pagliaro vanno verso la conferma, come il vice presidente Marco Tronchetti Provera (per conto dei soci francesi, che stanno salendo dal 7,5% all’8%). L’altra vice presidenza toccherà a Unicredit, altro socio forte che dovrebbe attribuirla a Elisabetta Magistretti, già in cda. I consiglieri caleranno da 20 a 18, e anche tra i 5 manager dovrebbe comparire una donna. Forse la responsabile delle risorse umane Alexandra Young.
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