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Mediobanca, Del Vecchio oltre il 10% «Garantiremo stabilità e crescita»

La Delfin di Leonardo Del Vecchio rompe gli indugi e supera la soglia del 10% in Mediobanca, passando dal 9,889% al 10,162% alla data di lunedì scorso, 5 ottobre. Le formule di rito non impediscono in realtà di andare oltre in tempo per l’assemblea del 28 ottobre che quest’anno dovrà rinnovare anche il consiglio.

Al superamento del 10%, scatta l’obbligo di informare il mercato, tramite Consob, sulle proprie intenzioni. E la finanziaria lussemburghese del patron di Luxottica ha dichiarato che «eventuali ulteriori incrementi della partecipazione saranno valutati tempo per tempo sulla base, principalmente, del rendimento dell’investimento, delle condizioni di mercato e delle opportunità di acquisto», considerato che «l’investimento ha carattere finanziario e di lungo termine, con la volontà di garantire stabilità e sostenere la crescita dell’emittente».

Delfin ha inoltre precisato che «non intende acquisire il controllo» «o, comunque, esercitare un’influenza dominante sulla gestione». E anche che «non vi sono accordi con altri soci o terzi aventi ad oggetto la partecipazione in Mediobanca», che Delfin «non intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi o di controllo dell’emittente in carica» e «non intende presentare una lista di candidati per la nomina della maggioranza degli amministratori».

L’acquisto della partecipazione è stato finanziato per il 74,49% attingendo a una linea di credito revolving concessa da Unicredit Luxembourg a favore di Delfin con contratto del 19 dicembre 2018 (modificato il 7 novembre 2019), per il 23,04% mediante un analogo prestito di Intesa Sanpaolo Luxembourg di Delfin con contratto del 19 dicembre 2018 (modificato il 23 dicembre 2019) e per il 2,47% mediante mezzi propri.

In sostanza, la dichiarazione è in linea con l’autorizzazione concessa dalla Bce a Delfin in qualità di investitore finanziario a salire fino al 19,99% di Mediobanca, ma ciò non significa che l’eventuale incremento della quota debba maturare nel lungo termine dal momento che «l’opportunità d’acquisto» potrebbe presentarsi anche domani. L’eventuale superamento della soglia del 15% andrebbe comunque denunciata, poi più nulla fino al superamento del 20% per il quale sarebbe necessaria una nuova autorizzazione da parte della Bce. La dichiarazione d’intenti al mercato, ai sensi delle norme antiscalata, vale per sei mesi, ma nulla vieta di cambiare idea: basta comunicarlo. Trascorsi i sei mesi, liberi tutti, salvo che nel caso specifico cambiamenti di strategia dovrebbero ripassare al vaglio della Bce.

Gli eventuali arrotondamenti, entro il limite del 20%, dovranno essere effettuati entro il record date del 19 ottobre per portare le azioni in assemblea. La vera incognita è per chi voterà Del Vecchio tra le tre liste presentate: la lista lunga del consiglio che ripropone gli amministratori uscenti con due sole variazioni, quella di Assogestioni che ha ricandidato i due consiglieri di minoranza, e la lista di Bluebell che ha depositato quattro nomi con una quota in proprio pari allo 0,14% del capitale e lo 0,9% messo a disposizione dal magnate islandese Thor Bjorgolfsson tramite la finanziaria Novator Capital domiciliata a Guernsey. I quattro indipendenti indicati dal fondo attivista neo costituito da Giuseppe Bivona e Marco Taricco sarebbero nominati solo se la lista risultasse la più votata e questo potrebbe avvenire eventualmente solo se Delfin salisse di peso e optasse per quest’ultima. La quota dei fondi, che lo scorso anno avevano partecipato all’assemblea con circa il 30%, dovrebbe ridimensionarsi di conseguenza e in questo scenario convergere sulla lista di Assogestioni in misura superiore a quello che sarebbe stato in presenza di due sole liste. La lista del consiglio può contare sull’appoggio del 12,6% del patto di consultazione e del 5,6% che detiene ancora Vincent Bollorè, quota peraltro in ridimensionamento verso poco più del 2%, tramite derivati con scadenza fino ai primi mesi dell’anno prossimo. Nello scenario più di rottura in cui la lista Bluebell risultasse prima e quella di Assogestioni seconda, sarebbero nominati sei consiglieri e per completare il board a 15 si pescherebbero nove nomi, a partire da indipendenti e donne, dalla lista del consiglio che comprende i tre dirigenti interni Renato Pagliaro (presidente), Alberto Nagel (ad) e Saverio Vinci (dg). Per Mediobanca è comunque evidente che i rapporti con Del Vecchio, già frequenti sul versante Generali di cui sono entrambi azionisti di peso, sono destinati a intensificarsi. Con quali ricadute si vedrà.

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