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Mediobanca, Del Vecchio in manovra: studia richiesta per salire oltre il 10%

La Delfin di Leonardo Del Vecchio starebbe valutando la possibilità di chiedere alle Autorità di Vigilanza (Bce e Banca d’Italia) l’autorizzazione per salire oltre il 10% nel capitale di Mediobanca. Allo stato attuale la richiesta non sarebbe ancora stata presentata ma l’opzione sarebbe allo studio dell’avvocato Sergio Erede. In proposito l’azienda, contattata, ha risposto con un «no comment». Il parere della Vigilanza alla eventuale richiesta di Delfin, che secondo indiscrezioni finanziarie starebbe ragionando sulla cosa ma non avrebbe ancora assunto una decisione definitiva, dovrebbe arrivare entro sessanta giorni dalla notifica. E in caso di riposta positiva da parte della Banca centrale la cassaforte dell’imprenditore potrebbe spingersi di fatto al massimo fino al 20% di Piazzetta Cuccia.

Del Vecchio – affiancato dal braccio destro Francesco Milleri, cui è affidata la regia dell’operazione – ha per ora dichiarato di avere acquistato sul mercato il 6,94% del capitale. Da giorni però in Borsa circolano rumors sul fatto che la quota sia ormai prossima al 10% della banca. Soglia rilevante ai fini della comunicazione alla Consob e limite non valicabile senza autorizzazione della Vigilanza bancaria. Si vedrà con che quota Del Vecchio si presenterà all’assemblea ordinaria dei soci di Mediobanca del prossimo 28 ottobre. E se in quell’occasione svelerà i contorni di un progetto solitario che, per il momento, non è stato spiegato al mercato se non in questi termini, espressione di Del Vecchio stesso: «L’investimento rappresenta per Delfin un’ottima opportunità per la qualità, la storia e le potenzialità di crescita di Mediobanca in Italia e all’estero. Siamo un azionista di lungo periodo e daremo il nostro sostegno per accelerare la creazione di valore a vantaggio di tutti gli stakeholder».

Se le Autorità dovessero poi dare il via libera alla potenziale richiesta del ticket Del Vecchio-Milleri, resta da capire in che modo Delfin potrebbe salire oltre il 10% della banca. A questo punto si entra nel campo delle ipotesi, è evidente, ma gli scenari possibili sono di fatto tre.

Il primo prevede che l’imprenditore attraverso la holding, che disporrebbe peraltro della liquidità necessaria grazie a rilevanti linee di credito, acquisti direttamente le azioni sul mercato. In questo caso, però, considerato che Piazzetta Cuccia ha un flottante ridotto al 50%, si potrebbero creare delle tensioni sui prezzi.

Le altre due alternative, invece, potrebbero passare dall’acquisto dei due grandi pacchetti azionari di Mediobanca oggi in mano ad azionisti che per ragioni diverse potrebbero valutare un’uscita: il 7,85% che fa capo alle finanziarie dell’imprenditore francese Vincent Bolloré e l’8,8% detenuto da UniCredit. Bolloré ha lasciato un anno fa il patto di consultazione di Mediobanca e in quell’occasione avrebbe informalmente garantito – in caso di vendita – di frazionare le dismissioni sul mercato favorendo l’evoluzione della banca in public company. Si vedrà se la promessa sarà mantenuta.

La quota dell’8,8% di UniCredit in Mediobanca è rimasta invece nel cosiddetto patto light di consultazione, che però lascia mano libera ai soci di vendere a chiunque in ogni momento. Cosa farà l’imperscrutabile ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier? Resterà in Mediobanca a tutela dello status quo nelle Generali guidate dall’amico francese Philippe Donnet? O accetterà una eventuale offerta della Delfin di Del Vecchio, con cui si è già alleato sull’affare del centro ospedaliero Ieo? Chi conosce bene Mustier sostiene che, se davvero considera Mediobanca una partecipazione finanziaria, coglierà al volo l’occasione di vendere realizzando una plusvalenza. Tirandosi fuori da una partita italiana, dagli esiti al momento imprevedibili, che sembra interessarlo poco. E rispetto alla quale aveva espresso un’unica priorità: «È importante per l’Italia che una grande compagnia assicurativa come Generali resti forte, autonoma e quotata in Italia».

Laura Galvagni

Alessandro Graziani

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