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Mediobanca, corre l’utile Ricavi a quota 2,7 miliardi

Mediobanca batte le stime degli analisti e chiude l’anno 2020-21 con utili per 808 milioni, in rialzo del 35% e superiori a 789 attesi dal mercato. A monte ci sono ricavi a livelli record pari a 2,628 miliardi di euro, +5% grazie alla spinta del wealth management e l’attività di investment banking dove Piazzetta Cuccia è stata protagonista in importanti operazioni come Autostrade-Cdp, Diasorin-Luminex, Aligroup-Webuild, Veolia-Suez, le opa su Creval e Retelit.

Sono risultati che consentono al ceo Alberto Nagel di proporre ai soci un dividendo — ora riammesso dalla Bce alle banche europee dopo la pausa di un anno causa Covid — di 0,66 euro per azione (le attese erano per 0,63 euro), con la distribuzione del 70% degli utili (payout), pari a circa 0,6 miliardi. Ulteriore soddisfazione per i soci, un nuovo riacquisto di azioni proprie fino al 3% (che ad oggi vale 266 milioni. Il rendimento totale (rote) è al 9%.

A beneficiarne saranno innanzitutto Leonardo Del Vecchio, neo primo azionista con il 19%, che otterrà circa 120 milioni, e Francesco Gaetano Caltagirone che con il 3% attuale prenderà circa 18 milioni. Ma sul nuovo assetto dell’azionariato — che varie ricostruzioni ha suscitato circa le intenzioni del rafforzamento dei due imprenditori in Piazzetta Cuccia e l’incrocio con la partita su Generali e il rinnovo del board, con il ceo Philippe Donnet che potrebbe finire in discussione — Nagel ha preferito ieri con gli analisti non sbilanciarsi: «Noi ci occupiamo della gestione della banca e focalizzati su questo indipendentemente da quello che succede nel nostro azionariato», ha glissato.

Per il top banker a parlare sono i risultati. L’utile operativo a (1,142 miliardi,+20%) è tornato ai livelli pre-Covid del 2019, con un rapporto costi/ricavi stabile al 47% «nonostante il continuo potenziamento della distribuzione». «Sono risultati che indicano che il gruppo Mediobanca ha impresso una rapida ”V” al percorso di crescita e redditività», ha commentato Nagel, «wealth management e cib hanno consentito di attutire il rallentamento temporaneo del consumer legato sostanzialmente ai due lockdown. Record anche delle commissioni nette, aumentate di quasi il 20%, mentre il margine di interesse ha contenuto la sua discesa e grazie al nuovo erogato di Compass dell’ultimo trimestre lascia presagire una tenuta nell’anno in corso». Anche il patrimonio si conferma solido al 16,3%.

Il business

La spinta del wealth management e dell’attività di investment banking

Il salto vero Mediobanca vuole compierlo con una grande acquisizione nel risparmio gestito anche se «ad oggi non ci sono target di una certa taglia», ha detto Nagel: insomma non è al momento in discussione la cessione del 13% di Generali (che rende 273 milioni di utili) per fare cassa, vendita alla quale i due nuovi soci — anche azionisti di Generali — potrebbero opporsi. Per il momento sul mercato sono «realistiche» solo operazioni di taglia più ridotta, come ByBrook (già acquisita, il closing è atteso nei prossimi mesi) e la gara per la rete di promotori di Deutsche Bank Italia. Esclusa ancora una volta la fusione con Mediolanum: «Non sono interessato», ha detto ieri Massimo Doris, ceo della banca e socio di Mediobanca al 3%. «C’è tanta voglia di entrare in Mediobanca: vuol dire che c’è dentro valore ed essendo noi azionisti non posso che apprezzare», ha aggiunto in riferimento a Del Vecchio e Caltagirone con i quali comunque ha specificato di non aver avuto «nessun contatto».

La «voglia di entrare» è confermata dai giudizi degli analisti che ieri hanno promosso i conti di Mediobanca. Citi — che ha fissato per Piazzetta Cuccia un prezzo obiettivo di 11,5 euro e un giudizio «buy» — sottolinea come «i ricavi siano stati migliori» delle attese e il margine di interesse nel credito al consumo resiliente. «Ci aspettiamo che le azioni reagiscano positivamente dato il forte trend del capitale e della remunerazione dei soci». «Buy» anche da Ubs e da Anonimous, che vede il titolo a 11,97 euro. Ieri Mediobanca, che viaggia ai massimi da inizio 2020, ha chiuso in lieve calo dello 0,6% a 9,93 euro.

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