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Mediobanca, cambia il patto fra soci

Mediobanca ridisegna la struttura e le regole del patto di sindacato mentre il finanziere bretone Vincent Bolloré continua la sua ascesa nel capitale della banca e raggiunge il 7,1% dal precedente 6,46%. Ieri, direttivo e assemblea del patto hanno approvato all’unanimità il nuovo testo dell’accordo parasociale che vincola, considerando anche l’ultimo rafforzamento di Bolloré, il 31,06% del capitale. Come nelle attese i grandi soci di piazzetta Cuccia hanno provveduto alla eliminazione della storica suddivisione degli azionisti in tre gruppi (banche, azionisti industriali ed esteri). Con la naturale conseguenza che a partire da ora il primo azionista della banca sarà rappresentato da UniCredit (6,65%), seguito dalla Financiére du Perguet (7,01%) di Bolloré e dal gruppo Mediolanum (3,38%). Naturale dunque recepire i nuovi pesi azionari anche nella governance. Il nuovo patto di Mediobanca prevede così che la lista per le candidature per il consiglio di amministrazione includa due vicepresidenti, il primo designato da UniCredit e il secondo dagli altri soci su proposta del gruppo Bollorè. Se dunque per piazza Cordusio ci sarà una ampia libertà di manovra, nel caso del finanziere bretone la candidatura dovrà essere condivisa con i soci italiani.
Il nuovo testo del patto vede poi sparire l’indicazione dei consiglieri da parte dei singoli gruppi di azionisti, ormai scomparsi dall’accordo parasociale, e rimanda per la compilazione della lista allo statuto della banca, oltre che alla normativa vigente. La lista comprenderà, si legge «al primo posto il nominativo designato alla carica di presidente, al secondo il designato alla carica di amministratore delegato, quindi gli altri scelti ai sensi di statuto tra i dirigenti della banca quindi via via tutti gli altri, accogliendo in linea di principio le indicazioni dei partecipanti su base proporzionale alle quote di partecipazione all’accordo». Le regole, inoltre, prevedono che l’approvazione della lista del consiglio è a maggioranza dei due terzi. Se tuttavia non fosse possibile, ogni partecipante o gruppo di partecipanti «avrà la facoltà di presentare una propria lista», si legge nel testo. «Nel caso la lista venga approvata a maggioranza – viene però precisato – i partecipanti dissenzienti non avranno invece la facoltà di presentare una propria lista, ferma restando la piena libertà di espressione del voto in assemblea». Infine, dal patto scompare il direttivo ed emerge la figura (art. 8 del nuovo testo) del comitato con funzioni di natura istruttoria e organizzativa che sarà composto da quattro componenti tra cui il presidente dell’accordo. Inoltre ai titolari di una quota superiore al 5%, dunque solo a UniCredit e Bolloré, spetta la designazione di un membro.
La riunione dei grandi soci di Mediobanca non ha invece affrontato nel concreto il tema della composizione delle liste per il consiglio di amministrazione della banca. Le candidature per il nuovo consiglio di amministrazione, con quello attuale in scadenza all’assemblea di bilancio in ottobre, verranno infatti decise nella prossima riunione, che è stata fissata per il 29 settembre. Resta confermata l’intenzione di orientarsi a un board di 15/18 componenti dai 20 attuali (23 il numero massimo dei consiglieri previsto dallo Statuto). Salirà invece in proporzione la componente degli indipendenti visto che le nuove regole prevedono che gli indipendenti nel comitato esecutivo non possano far parte del comitato di controllo. In proposito, ieri il cda che ha approvato il preconsuntivo e il budget, oltre a convocare l’assemblea per il prossimo 28 ottobre ha stilato la relazione all’assemblea sulla composizione quali-quantitativa del cda. Quattro, in particoalre, i punti chiave “raccomandati” dal board uscente: mantenere nel futuro board il mix di professionalità e competenze rappresentate; salvaguardare la diversità in termini di proiezione internazionale e promuoverla ulteriormente in termini di età e genere rappresentati; preservare l’attuale rapporto tra consiglieri indipendenti e non indipendenti; mantenere l’attuale dimensione e mix di competenze dei comitati endoconsiliari, con l’auspicio di rafforzare dimensionalmente il comitato controllo e rischi.

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