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Mediobanca, Caltagirone sale e prenota il 5%

Tanta liquidità da investire e un obiettivo: ricostruire la storica posizione sul settore bancario che in passato lo ha visto protagonista prima in Bnl, poi Mps e in UniCredit. Sarebbero queste le ragioni chiave che avrebbero spinto in queste ore Francesco Gaetano Caltagirone a salire in Mediobanca di cui ora l’imprenditore detiene poco meno del 3% effettivo ma ben presto potrebbe spingersi oltre il 5%. Giusto qualche azione in più rispetto a quanto Caltagirone ha sempre detenuto nella banca senese, di cui era uno dei soci forti con il 4,7% del capitale.

Ieri, in serata, un filing Consob, ha svelato le ultime mosse. Caltagirone possiede infatti nel complesso il 5,055% di Piazzetta Cuccia, di cui il 2,88% in azioni e il 2,175% in opzioni. Secondo quanto emerge da Consob la soglia del 5% per le partecipazioni in strumenti finanziari e aggregati è datata 12 luglio. Il pacchetto è detenuto tramite le società controllate Istituto Finanziario 2012, Capitolium, Mantegna 87, Calt 2004. Il 2,175% si riferisce invece a contratti di opzione “put” con date di scadenza 16 luglio 2021 per lo 0,113%; 20 agosto 2021 per lo 0,113%; 17 settembre 2021 per l’1,950%. In altre parole a metà settembre l’imprenditore romano, che ha fatto il suo ingresso a marzo con una quota dell’1%, potrebbe avere in portafoglio oltre il 5% di Mediobanca. Andando a rinsaldare la fila degli azionisti privati che hanno posizioni rilevanti nella banca ma non sono vincolati da alcun patto. Il primo, come è noto, è Leonardo Del Vecchio che con la Delfin è a un passo dal 20% dell’istituto.

Così, se è vero che Piazzetta Cuccia rappresenta un’ottima opportunità d’investimento, è altrettanto certo che le dinamiche di rafforzamento non posso essere considerate casuali. Da settembre entrerà infatti nel vivo la partita per le nomine nelle Generali di cui Piazzetta Cuccia è primo socio con il 13%. E di cui sono azionisti forti, a loro volta, sempre Del Vecchio e Caltagirone con quote rispettivamente del 4,82% e del 5,63%. Caltagirone poi negli ultimi mesi ha più volte auspicato un cambio di passo sul fronte della governance della compagnia. Svolta che non trova completamente concorde Mediobanca convinta che il nuovo consiglio di amministrazione, quello attuale scade con l’approvazione del bilancio 2021, debba emergere da un confronto interno al cda , così come previsto dalle regole di governo che hanno ricevuto il sigillo del board e dei soci. Principio al quale l’imprenditore romano non è di per sé contrario a patto che si riconosca che, dopo l’importante lavoro di rafforzamento, Generali ora debba premere l’acceleratore sul fronte del salto dimensionale.

In questi anni il Leone ha rispettato la tabella di marcia prevista dal piano sul fronte delle acquisizioni ma evidentemente ora si punterebbe a qualcosa di più. Il prossimo 2 agosto è in calendario il consiglio di amministrazione del Leone per il via libera ai conti dei sei mesi. Già in quella sede si potrebbe aprire il cantiere governance ma è evidente che la partita si giocherà in autunno. Proprio quando Caltagirone potrebbe salire al 5% di Mediobanca e, al fianco di Del Vecchio, realizzare una sorta di minoranza di blocco in Piazzetta Cuccia. Eventuali operazioni straordinarie necessitano infatti del voto favorevole del 67% del capitale.

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