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Mediobanca, blitz sulle Generali Voterà in assemblea con il 17,22%

Mediobanca compra un premio su l mercato per contare di più in Generali, salire virtualmente al 17,22% del capitale dell’assicuratore e presentarsi all’assemblea 2022 più forte e capace di difendere un investimento che le rende fino a 300 milioni l’anno di utile. Con una mossa annunciata ieri sera, dopo il voto unanime del cda della banca d’affari, l’istituto ha comunicato «di aver sottoscritto con una primaria controparte di mercato un’operazione di prestito titoli avente ad oggetto 70 milioni di azioni Generali, pari al 4,42% del capitale sociale della compagnia ». L’operazione consentirà per circa otto mesi, «e comunque almeno fino all’assemblea di Generali chiamata a rinnovare il cda», aggiunge la nota, «di detenere, unitamente alle azioni già possedute, il 17,22% dei diritti di voto di Generali »: un quarto più del 12,8% che già rende Mediobanca primo socio a Trieste. La mossa si contrappone, e in modo piuttosto brutale, alle manovre dei maggiori soci privati dell’assicuratore: giorni fa Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt hanno siglato un patto di consultazione, sempre in vista dell’assemblea, che impegna complessivamente il 12,53% del Leone. La contrapposizione suona ancora più stridente considerando che Del Vecchio è il primo azionista di Piazzetta Cuccia con il 19%, e Caltagirone il secondo con un quasi 5%: anche se nessuno dei due è rappresentato nel cda dell’istituto.Finora Mediobanca ha promosso una “lista del cda” uscente di Generali, pronta a confermare l’ad in carica Philippe Donnet; i tre pattisti invece chiedono un cambio radicale nelle facce e una gestione più brillante. Il blitz di ieri non aumenta le possibilità di trovare un accordo, dopo un’escalation, misurata anche nel peggioramento dei rapporti interpersonali. I vertici di Mediobanca, e anche quelli di Generali, sembrano comunque convinti di poter giungere a presentare una lista del cda che rispetti le buone prassi di questa modalità di governance, malgrado gli esponenti di Caltagirone, Delfin e Crt non l’abbiano appoggiata nelle recenti votazioni consiliari a Trieste. Chi invece considera ormai finita l’ipotesi di una lista del cda sono proprio i soci in dissido con piazzetta Cuccia.Chi ieri era presente al consiglio Mediobanca, riunito per convocare l’assemblea di bilancio, racconta che il ragionamento svolto dall’amministratore delegato Alberto Nagel per spiegare la msosa su Generali si sarebbe incardinato sull’esigenza di proteggere un investimento che rende circa il 15% l’anno ed è una fetta importante degli utili che la banca s’è impegnata a realizzare nel suo piano strategico. Un cambio di gestione a Trieste, insomma, potrebbe destabilizzare la redditività di Generali, e causare l’uscita di altri alti dirigenti (due hanno lasciato mesi fa). Un altro rischio citato sarebbe quello di non poter più consolidare “per linea”, ossia pro quota, l’utile netto di Generali, pari a 1,74 miliardi l‘anno scorso. La normativa richiede, per consentirlo, che Mediobanca esprima almeno un esponente nel cda della partecipata: finora è il manager Clemente Rebecchini; l’anno prossimo si vedrà, ma la mossa di ieri vorrebbe scongiurare anche questo scenario, andando in assemblea col 17,22% (in teoria il prestito potrebbe anche salire: ma non oltre il 20%, soglia che richiede altre autorizzazioni) per votare l’opzione che l’istituto riterrà la migliore.Proprio oggi il comitato nomine di Generali si riunirà nuovamente, cercando di portare avanti la faticosa gestazione della lista: potrebbe sortirne la proposta di un allargamento del processo di nomina creando una task force apposita, ovvero la creazione di un comitato nomine tutto di membri “indipendenti” dagli azionisti. Il tema, suggerito anche alla Consob per scongiurare ogni ipotesi di azione di concerto tra i vari soci, è curato in queste ore dal giurista Piergaetano Marchetti, come consulente arruolato da Generali. Lunedì il cda del Leone dovrà decidere se procedere con la lista del cda, da presentare entro marzo 2022, e con quali criteri. In assenza di un percorso ritenuto adeguato, invece, Mediobanca potrebbe invece presentare una propria lista, per garantirsi la governance che serve a consolidare la partecipazione di Generali e i suoi utili. Anche i tre pattisti sembrano intenzionati a presentare una loro lista per incidere sulle nomine; un’altra, ma di minoranza, sarà di Assogestioni.

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