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Mediobanca batte le attese Oggi il voto in assemblea

Mediobanca batte le attese nel primo trimestre del nuovo esercizio con ricavi cresciuti del 13% a 706 milioni (665 milioni il consensus) grazie a commissioni record, balzate del 17% a 203 milioni, e con un utili netti aumentati del 31% a 262 milioni contro i 225 milioni del consensus. Il positivo andamento di tutte le divisioni ha permesso un ulteriore incremento della redditività con il Rote (ritorno sul capitale tangibile) migliorato all’11% in presenza di un’elevata solidità patrimoniale, col Cet1 al 16,1%.

«Il nuovo esercizio è partito al meglio – ha commentato in conference con gli analisti l’ad Alberto Nagel – Oltre all’andamento positivo di wealth management e corporate e investment banking, c’è stata una ripresa più veloce del previsto delle attività di credito al consumo. Il livello di nuovi impieghi è vicino a quello di epoca pre-Covid». Nel periodo l’insieme dei risultati dei tre rami di business rappresenta «il miglior risultato di sempre come andamento bancario», ha sottolineato Nagel che confida di essere sulla traiettoria giusta per raggiungere e battere i target del piano al 2023.

In conference Nagel ha evitato di soffermarsi sulle questioni che riguardano Generali dove Mediobanca è entrata in rotta di collisione con due dei maggiori azionisti – Del Vecchio e Caltagirone – che sono anche esposti sul fronte di Piazzetta Cuccia (Delfin è il primo azionista col 18,9%, ma è qualificato come investitore finanziario, Caltagirone ha il 3%). Non ha commentato l’ipotesi di aumentare ulteriormente la presa, ha però risposto sul prestito titoli per salire al 17,2% dei voti – in vista dell’assemblea della compagnia assicurativa che l’anno prossimo dovrà rinnovare il consiglio – a chi chiedeva come si giustifica la politica di smantellamento delle partecipazioni storiche, seguita negli ultimi anni, con il maggior impegno su Trieste. «Il pronti contro termine non cambia la nostra strategia: la partecipazione in Generali è importante per centrare i target del piano al 2023», ha sottolineato Nagel.

Del resto, nell’ottica di Piazzetta Cuccia, non sono in vista grandi opportunità di acquisizioni nel wealth management «perchè le controparti – ha spiegato l’ad alle agenzie di stampa – o non sono disponibili o non sono interessate a vendere». La strategia resta centrata sulla crescita organica e, all’esterno, sui piccoli passi. Secondo l’ad di Mediobanca «le banche, anche se non hanno dimensioni particolarmente grandi, se hanno una specializzazione adatta di business, di mercato, di tecnologia, hanno molta più possibilità di dare soddisfazione a loro azionisti rispetto a banche che fanno della dimensione il loro ingrediente principale. È un tema di focalizzazione su prodotti e servizi ad alto valore aggiunto a sostegno di marginalità e crescita. Noi siamo ben posizionati a riguardo. Una crescita organica robusta si può accompagnare a operazioni di M&A, ma se ci sono bene e se non ci sono bene ugualmente». «Bisogna decidere se si vuole essere Zara o Hermes, noi sicuramente non vogliamo essere Zara», ha concluso.

Quanto alle mosse di Delfin, che ha chiesto di cancellare dallo statuto il vincolo della presenza in consiglio di tre dirigenti anziani del gruppo e ha proposto un meccanismo per concedere più spazio agli azionisti, Nagel ha osservato: «Il nostro compito, e la nostra responsabilità, è gestire il gruppo e portare risultati nell’interesse di tutti gli azionisti. Non compete a noi dare giudizi sui nostri azionisti». Oggi al voto in assemblea andrà però solo la proposta del consiglio, che ha emendato, per assicurare una rappresentanza anche al mercato, il secondo punto dell’integrazione all’ordine del giorno chiesta da Delfin. Il board, recependo la richiesta della finanziaria di Del Vecchio (che l’ha poi ritirata perchè soddisfatta del risultato) aveva però rilevato che «il socio Delfin non ha promosso un engagement preventivo con la società ricorrendo direttamente ai soci, in difformità alla prassi ormai consolidata nella interazione tra azionisti e società quotate».

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