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Mediobanca, Bank of China al 2% Banche in recupero a Piazza Affari

Mentre i mercati dell’intera Eurozona attendono la giornata di domenica che finalmente vedrà pubblicati i risultati degli esami della Bce stabilendo promossi e bocciati tra gli istituti di credito maggiori, ieri un’iniezione di fiducia sul sistema bancario italiano è arrivata dalla Cina, con la Bank of China — l’istituto centrale di Pechino — che ha rilevato il 2% di Mediobanca.
La mossa ha spinto in rialzo il titolo di Piazzetta Cuccia e che ha contribuito al recupero di Piazza Affari, ieri la borsa che ha chiuso con il guadagno maggiore in Europa, +2,79%, seguita da Madrid con +2,39% parigi +2,25% e Francoforte +1,94%. Al recupero degli indici hanno contribuito anche le indiscrezioni sulla possibile nuova mossa della Bce, che potrebbe acquistare obbligazioni societarie sul mercato, dopo i covered bond delle banche (tra cui, da ieri, anche quelle italiane). La decisione sugli acquisti di corporate bond potrebbero arrivare già a dicembre, così da poter cominciare nei primi mesi del 2015: su questi aspetti, secondo quanto ha riferito ieri la Reuters , «le pressioni sono forti», anche se un portavoce dell’Eurotower ha specificato ieri che «il consiglio direttivo non ha preso decisioni di questo genere».
Dopo i tracolli dei giorni scorsi è stata dunque una buona giornata per le banche italiane, grazie anche a Mediobanca. L’operazione dei cinesi risale al 14 ottobre, stesso giorno della visita in Italia del primo ministro della Repubblica Popolare della Cina Li Keqiang. L’incontro con il premier Matteo Renzi aveva portato alla firma di 13 accordi con la Cina per 8 miliardi di euro. Con la quota in Mediobanca, che vale circa 110 milioni di euro, gli investimenti cinesi in gruppi quotati toccano la soglia dei 7 miliardi se si sommano le partecipazioni tutte sopra il 2% in Eni, Enel, Telecom Italia, Prysmian, Fiat e Generali. Tecnicamente la People’s Bank of China potrebbe ora partecipare all’assemblea sul bilancio del prossimo 28 ottobre (stesso giorno dei conti del primo trimestre per i quali il consensus degli analisti stima 470 milioni di ricavi e un utile netto di 120 milioni). A Piazzetta Cuccia la scelta cinese viene vista come un segnale di fiducia sulla banca a pochi giorni dalle pagelle di Francoforte, nonché come un coronamento di un anno di roadshow all’estero. La Cina si affianca agli altri investitori istituzionali che pesano ormai per il 30% dell’azionariato, metà dei quali da Gran Bretagna e Stati Uniti.
L’altro motore della spinta di ieri a Piazza Affari è stato il Montepaschi, rimbalzato anche del 10% per poi chiudere a +5%, dopo i timori legati a una possibile bocciatura agli stress test della Banca centrale europea. Ma è tutto il mercato che si interroga sugli esiti dei test di Francoforte: un report di Barclays mette nel mirino Deutsche Bank ma anche l’italiana Banco Popolare, che tuttavia ieri ha recuperato il 5%. «I mercati stanno reagendo in modo, secondo me, un po’ scomposto» agli stress test della Bce, è il commento di Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo.

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