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«Mediobanca, avanti su Unipol-Fonsai»

MILANO — Alberto Nagel incassa dal consiglio di Mediobanca un giudizio unanime di «soddisfazione per lo stato di avanzamento del progetto di integrazione Unipol-Fondiaria-Sai e della connessa ricapitalizzazione» e un’attestazione di «piena fiducia» circa l’esito delle indagini relative alla lettera segreta, siglata dal banchiere, con le richieste della famiglia Ligresti per lasciare il gruppo assicurativo. Sigla apposta, ha spiegato Nagel al board, al solo scopo di fornire «una generica disponibilità personale ad attivarmi per riaprire il dialogo» tra Ligresti e Unipol e vedere «se fosse possibile prendere in considerazione la parte di richieste di rilevanza più umana che economica».
In poco più di due ore di riunione l’amministratore delegato di Mediobanca ha così superato il test del consiglio su un tema delicato come il salvataggio di Fonsai, debitrice verso la banca per 1,1 miliardi. Era stato lui stesso a proporre un mese fa la seduta straordinaria di ieri, dopo il sequestro della lettera affidata all’avvocato Cristina Rossello — segretario del patto di sindacato di Mediobanca — in seguito a una registrazione, effettuata di nascosto da Jonella Ligresti e consegnata al pm Luigi Orsi, di un suo colloquio con il legale in cui si confermava l’esistenza del documento. In questa vicenda il banchiere, interrogato lo scorso primo agosto, è indagato per ostacolo alla vigilanza insieme con Salvatore Ligresti.
In una doppia relazione di complessive 7 pagine il presidente della banca Renato Pagliaro e Nagel hanno illustrato la storia dell’esposizione di Mediobanca verso i Ligresti, risalente in buona parte all’acquisizione di Fondiaria nel 2002, e i passaggi recenti del salvataggio della compagnia con le difficoltà legate anche al fallimento degli accordi con Groupama nel 2010: in sostanza ci sono state ragioni storiche per un’esposizione così cospicua nei confronti di un solo cliente (che attraverso Fonsai è stato anche socio di Mediobanca nonché suo amministratore fino a pochi mesi fa con Jonella Ligresti).
Il solo Nagel ha invece ripercorso l’incontro del 17 maggio nello studio Rossello con l’ingegnere siciliano e la figlia Jonella. Le richieste più pesanti dei Ligresti a quella data erano già state escluse della Consob mentre quelle più marginali come le case, l’autista, il lavoro per i figli e le vacanze al Tanka Village avrebbero riguardato più l’acquirente Unipol che non la banca o Unicredit, altro grande creditore di Ligresti (nonché primo socio di Mediobanca). Ma nessuna di queste richieste è mai stata portata avanti, ha chiarito Nagel.
Dai consiglieri non sarebbero arrivate particolari richieste di chiarimenti o commenti, mentre l’interesse — espresso anche nel comunicato — è stato circa il buon esito della lunga operazione in gestazione da gennaio: si saprà lunedì quanta parte degli aumenti di capitale da complessivi 2,2 miliardi dovrà essere fornita dalle banche. Ma con gli aumenti e la fusione con Unipol l’esposizione di Mediobanca su Fonsai si ridurrà e si creerà un campione nazionale nelle assicurazioni. Non è stato invece affrontato il tema del «riassetto o dello scorporo» delle partecipazioni Rcs, Telco, Generali, ha precisato Tarak Ben Ammar, consigliere indipendente indicato dai soci francesi (Bolloré, Groupama): «Non è all’ordine del giorno. La strategia di Mediobanca è stata approvata dal consiglio di due mesi fa». Il riassetto sarà comunque «il grande tema dei prossimi mesi», ha spiegato un altro esponente del board.
Ieri infine in risposta alle indiscrezioni sull’interrogatorio di Nagel che avrebbe parlato di «rapporti privilegiati» di Ligresti con alcuni soci di peso citando Cesare Geronzi, Alessandro Profumo e Vincent Bolloré, l’ex presidente delle Generali ha fatto sapere di «non avere mai interferito nella operatività dei manager» su Ligresti. «È fin troppo evidente», ha detto, «che le dichiarazioni di Nagel riguardanti la mia persona, tendono, più che a descrivere la realtà dei fatti, a trovare una giustificazione al suo operato. Insomma, una scoperta ricerca di diversivi». Fonti della banca hanno precisato al riguardo che «l’operatività caratteristica dell’istituto è sempre stata svolta sotto l’esclusiva responsabilità del management nel rispetto, ben inteso, delle vigenti regole di corporate governance».

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