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Mediobanca, attacco di Della Valle: «Freno allo sviluppo di Generali»

MILANO — Generali «ha tutte le carte in regola per fare bene». Ma c’è «un freno al suo sviluppo: Mediobanca». Diego Della Valle a Trieste è nel board, tra i consiglieri indipendenti. A Milano non siede tra gli amministratori, ed è uscito anche dal patto di sindacato: resta però titolare dello 0,48% e, soprattutto, di un’opzione a salire verso il 3%. La sua difesa della compagnia, a pochi giorni dall’assemblea (28 aprile), passa dall’affondo sull’istituto che del Leone è primo azionista e di cui lui è a sua volta socio. O meglio: come nella più recente puntata dello scontro con Piazzetta Cuccia, consumato sulla governance di Rcs Mediagroup (che controlla il Corriere) e concluso con la scelta di Della Valle di tenersi «mani libere» uscendo dal patto, dall’affondo su chi la banca la guida. Ossia il presidente Renato Pagliaro e l’amministratore delegato Alberto Nagel.
«Nulla di personale», ripete il numero uno Tod’s. Pagliaro e Nagel «sono persone per bene». Però, aggiunge, «bisogna capire se hanno veramente lo standing per guidare la banca». Lui l’aveva già detto, come la pensa: «Ricoprono un ruolo inadeguato alle loro esperienze attuali». E se ieri il casus belli era stata Rcs ora è Generali, l’altra partecipazione-chiave dell’istituto, la base dell’attacco. Il Leone, dice Della Valle (protagonista un anno fa del ribaltone che portò all’uscita di scena di Cesare Geronzi), vanta «amministratori delegati di primissimo ordine e un presidente che sa il suo mestiere». Ha, appunto, «tutte le carte in regola per fare bene». Tuttavia, di nuovo, la questione è «capire se Mediobanca la può in qualche modo aiutare». E Mr. Tod’s ha pochi dubbi: «Per come l’ho vista operare in questi anni, la considero assolutamente un freno».
Non ne fa una questione di potere. Anzi sì: ma nel senso di «potere del mercato». A chi l’ha ribattezzato «sfascia-salotti» replica, intanto, che «non c’è nulla da sfasciare». Dopodiché rivendica proprio questo: «La coerenza, dalla Comit in poi», di una battaglia contro quelli che chiama «vecchi marpioni della finanza: ogni volta che ne ho trovato uno ho sempre fatto la stessa cosa, giusto o sbagliato che sia ho sempre detto che sono per il mercato e con gli azionisti».
Da azionista, insiste, parla anche adesso. Non è casuale nemmeno lo scenario: l’assemblea Tod’s, che approva un bilancio 2011 con 135 milioni di utile netto e 2,5 euro di dividendo unitario, che nonostante «le turbolenze» vede «già buono anche il 2012», che apprende dell’imminente varo di «un nuovo piano di sostegno solidale ai dipendenti». È questo il mondo che contrappone a quello «totalmente pietrificato» che ha appena, ancora una volta, attaccato. Perché anche per Mediobanca, ripete, interviene da azionista. E da azionista «preoccupato». Federico Ghizzoni, numero uno di Unicredit e primo socio di Piazzetta Cuccia, interviene in difesa di Nagel e Pagliaro ribadendo «fiducia nel management» (e conferma che Fabrizio Palenzona lascerà il board di Piazzetta Cuccia se verrà convalidata l’incompatibilità con la presenza in piazza Cordusio). Ma Della Valle chiede: «Qual è la missione della banca? Cosa vuole fare da grande? I vertici devono smettere di giocare in difesa su tutto, devono cominciare a far vedere progetti e idee». Principio che vale anche per Rcs. «Non è il momento di arrotondare» la sua partecipazione, ripete, il punto oggi è «fare in modo» che il gruppo «diventi un’azienda normale, cominci a funzionare sulle capacità degli uomini, viva di mercato, con un management che risponda dei risultati e con azionisti che seguano l’impresa». Il principio è generale e Della Valle ne è certo: «Il mondo che ruota non intorno ai prodotti ma agli zero virgola qualcosa e agli accorpamenti relazionali non va più da nessuna parte. È il mercato a tagliarlo fuori».

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