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Mediobanca, arriva l’ok Bce: «Delfin può salire fino al 20%»

All’assemblea del 28 ottobre , dunque, la lista di “maggioranza” per il board la presenterà il consiglio uscente, riconfermando l’assetto di vertice con il presidente Renato Pagliaro e l’ad Alberto Nagel. Assogestioni, per i fondi, dovrebbe riproporre i due amministratori che siedono in cda per le minoranze, Angela Gamba e Alberto Lupoi. Mentre non è chiaro se si presenterà anche Blue Bell, la boutique londinese che fa capo a Giuseppe Bivona e a Marco Taricco, che aveva espresso posizioni critiche sulle strategie di Mediobanca, chiedendo la distribuzione delle azioni Generali ai soci di Piazzetta Cuccia a mo’ di dividendo.

In occasione dell’assemblea sarà proposta anche la revisione dell’articolo statutario che restringe la scelta dell’ad ai dirigenti del gruppo con anzianità superiore ai tre anni, un punto che aveva sollevato perplessità nell’entourage di Del Vecchio quando l’imprenditore degli occhiali era spuntato nell’azionariato di Piazzetta Cuccia a settembre dello scorso anno. Resterà, a quanto risulta, la previsione di mantenere una rappresentanza di tre manager interni nel board, a tutela dell’indipendenza dell’istituto, ma si preciserà che ad e presidente potranno essere scelti anche all’esterno. La riforma statutaria sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea in sede straordinaria e avrà di fatto effetto dal rinn0vo del consiglio successivo a quello che sarà nominato a ottobre.

Sarà da verificare, a questo punto, come si muoverà Del Vecchio. Quel che è certo è che non chiederà di entrare nel patto di consultazione che, con l’uscita di Unicredit e la precedente disdetta del finanziere bretone Vincent Bollorè, è sceso al 12,6%. Del Vecchio non ha mai mostrato interesse a entrare nel club ma, se lo facesse ora che – si dice – è proiettato a salire al 14%, farebbe scattare l’Opa, essendo la soglia rilevante per Mediobanca fissata al 25%.

La natura dell’investimento però nell’immediato condizionerà le mosse dell’imprenditore. Al superamento della soglia del 10%, ai sensi dell’articolo 120 del Tuf, Delfin dovrà infatti dichiarare gli obiettivi che ha intenzione di perseguire nel corso dei sei mesi successivi; come intende finanziare l’operazione; se agisce da sola o in concerto; se intende fermare gli acquisti o proseguirli nonchè se intende acquisire il controllo dell’emittente o comunque esercitare un’influenza sulla gestione della società e, nel caso, la strategia che intende adottare e le operazioni per metterla in opera; le sue intenzioni per quanto riguarda eventuali accordi e patti; e infine se intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi o di controllo dell’emittente. Se entro i sei mesi intervenissero cambiamenti, ne dovrebbe essere data pubblicità con decorrenza di altri sei mesi. Di fatto, se l’investimento di Delfin è di natura finanziaria, è prevedibile che ci sarà un periodo di “stand still”, nel quale si verificherà se davvero sarà possibile conciliare l’indipendenza di Mediobanca (non certo quella piena di cui godeva ai tempi di Cuccia) con la presenza di un primo socio, abituato a comandare in casa propria e con un peso azionario che nessuno prima ha mai avuto.

Mentre la Borsa ha accolto la notizia con un rialzo del titolo del 3,18% a 7,466 euro (sotto comunque i 9 euro e rotti di inizio settembre e i quasi 11 euro di inizio novembre), da Mediobanca si rinvia alle dichiarazioni di Nagel all’ultima conference call. «A me interessa che sia portato avanti il piano che è stato condiviso con tutti i principali azionisti – aveva risposto l’ad a chi gli chiedeva di Del Vecchio – Sono fiducioso che il prossimo consiglio sarà in grado di realizzarlo e convinto che le condizioni di governance lo consentiranno».

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