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Mediobanca alza l’asticella sul prossimo dividendo e punta al risparmio gestito

Anche Mediobanca si allinea al trend generale del credito e presenta risultati di tutto rilievo, battendo le stime degli analisti (e sopravvivendo in Borsa, in un giorno in cui l’indice ha perso l’1,64% mentre il titolo è salito dello 0,21%).
In particolare, il terzo trimestre fiscale (il primo del 2021) si è chiuso con l’utile raddoppiato rispetto ad un anno prima – a 193 milioni – e ricavi nei nove mesi in crescita del 3%, grazie al record delle commissioni nette, ormai pari a un terzo di tutti i ricavi; hanno giocato a favore l’apporto del wealth management e del Corporate and investment banking (Cib), cioè della parte più caratteristica di una banca d’affari (che nel periodo ha registrato il record in termini di ricavi e di guadagni).
Condizioni ideali per promettere ricchi premi agli azionisti, come Alberto Nagel, amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, non ha mancato di sottolineare; soprattutto dopo la cura dimagrante causa Covid imposta dalla Bce al giro precedente. Bce permettendo, (le raccomandazioni attuali della Banca centrale durano fino al 30 settembre) Mediobanca ha confermato un pay-out (la distribuzione) pari al 70% dell’utile. Il che significa, in base al consensus degli analisti sugli utili, una cedola 2021 superiore a quella indicata nel Piano industriale, che aveva fissato l’asticella a 52 centesimi per azione. Non è detto che finisca qui. Per quanto riguarda l’eccesso di capitale (Mediobanca ha un Cet1 del 16,3%) «vedremo quali opzioni sono attivabili – ha detto Nagel – l’ipotesi è di riprendere un percorso di buy-back più che andare a fare distribuzioni straordinarie».
Nelle presentazioni dei conti Nagel ha invece glissato su tutte le domande “scomode”. A partire da Generali, su cui non ha proprio risposto, a quelle sui propri azionisti: come aveva detto a suo tempo per Leonardo Del Vecchio (suo primo socio con il 13,2%) ieri ha ribadito che «è una variabile che non dipende da noi ma è qualcosa che avviene sul mercato e come tale a noi va bene: con tutti ci confrontiamo in maniera proficua».
Non un accenno di più a Francesco Gaetano Caltagirone, da poco entrato nella compagine con una quota dell’1% (e importante quanto riottoso socio di Generali) ha incassato il plauso di Massimo Doris (suo azionista al 3,3%). Nagel ha invece parlato apertamente di Andrea Orcel («Credo ci vedremo a breve») ma ha escluso categoricamente l’opportunità industriale di una fusione tra i due istituti (come per qualsiasi matrimonio tra banca commerciale e banca d’affari). Al contrario, l’ad di Mediobanca prevede nei prossimi 12 mesi fusioni tra banche italiane e, per quanto riguarda Piazzetta Cuccia, non ha escluso di crescere nel wealth management.
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