Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mediobanca allenta il patto

di Alessandro Graziani

A quasi undici anni dalla morte di Enrico Cuccia e a otto anni dalle dimissioni di Vincenzo Maranghi, poi scomparso nel 2007, gli ex giovani delfini di Mediobanca Renato Pagliaro e Alberto Nagel conquistano definitivamente il centro del potere economico-finanziario italiano. L'emancipazione finale dai vecchi retaggi relazionali ereditati dal passato è avvenuta prima con la presa di distanza da Salvatore Ligresti e poi, è tema di due giorni fa, con l'esclusione di Cesare Geronzi dalla presidenza delle Generali. Non si è trattato di un "parricidio", poichè in Piazzetta Cuccia Geronzi è sempre stato vissuto come uno "zio" acquisito, distinto e distante dalla vecchia tradizione dell'istituto di cui pure è stato consigliere per venti anni. Ma è evidente che il risoluto interventismo di Mediobanca nel board delle Generali è un fatto nuovo. E segna una rottura con i personaggi che hanno rappresentato il passato della finanza in Italia. Creando le premesse per un ricambio generazionale, che vede i giovani ma già collaudati vertici di Mediobanca in prima fila nella gestione delle partite più rilevanti per il sistema. Che potranno muoversi con maggiore autonomia e, dunque, anche con maggiori responsabilità. Non solo verso i propri azionisti, ma verso l'intero sistema economico e verso il Governo mantenendo un dialogo ininterrotto con il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Ma in concreto, che cosa cambierà ora? Come sarà la nuova Mediobanca che, di fatto, è nata due giorni fa con l'uscita di scena di Geronzi dalle Generali?

La prima novità, stando alle indiscrezioni, riguarderà il patto di sindacato che scade a fine anno (ma le disdette vanno date entro settembre) e che attualmente raggruppa il 46% del capitale suddiviso tra soci finanziari, industriali ed esteri. L'idea di Pagliaro e Nagel, da condividere con i soci nelle prossime settimane, è di ridurre il peso del patto di sindacato – che pure nel corso degli anni ha svolto un ruolo determinante per la stabilità della banca – portandolo gradualmente dal 46% a poco sopra il 30%. Un progetto che dovrà coinvolgere, proporzionalmente, le tre diverse anime del patto. Con l'obiettivo di adeguare la struttura dell'azionariato, e dunque della governance, al business di Mediobanca che, ormai da alcuni anni, è diversificato anche all'estero con attività ormai consolidate a Londra, Parigi, Madrid e Francoforte. E i soci francesi capitanati da Vincent Bolloré, finora principale supporter di Geronzi, saranno un problema? In Mediobanca sono convinti di no, se è vero che proprio grazie alla mediazione di Nagel il board delle Generali ha accantonato il caso-Bollorè senza "cartellini gialli".

Se in Piazzetta Cuccia la rotta è tracciata ed è la naturale prosecuzione delle scelte strategiche già effettuate dal nuovo corso negli ultimi anni, l'uscita di scena di Geronzi può segnare un'accelerazione della nuova Mediobanca. Anche, e soprattutto, sulla gestione delle partecipazioni strategiche (Generali, Rcs Mediagroup, Telecom, Pirelli, Italmobiliare). Sull'erogazione del credito e la gestione del business, Mediobanca ha sempre mantenuto criteri rigorosi anche nell'era in cui Geronzi ne è stato il presidente senza deleghe operative. Ma sulla gestione delle partecipazioni, la dimensione relazionale del banchiere romano ha spesso avuto la meglio sui criteri più manageriali o di mercato cui Nagel e Pagliaro avrebbero voluto ispirarsi. In Piazzetta Cuccia si cita un esempio: con l'attuale governance di Mediobanca, un manager come Vittorio Colao non sarebbe mai stato rimosso dalla carica di amministratore delegato di Rcs Mediagroup. Tanto che c'è chi è arrivato a immaginare addirittura di proporre il rientro di Colao come indipendente nel board della Rcs Quotidiani al posto dell'uscente Geronzi. Forse si tratta solo di suggestioni che derivano dal nuovo clima di apertura al mercato. Ma è un dato di fatto che la gestione delle partecipazioni da parte di Mediobanca sarà, d'ora in poi, più dinamico.

La svolta anche in questo caso arriverà con il rinnovo del patto di sindacato di fine anno che, a cascata, porterà al rinnovo del comitato nomine di Piazzetta Cuccia. È questa la cabina di regia per la gestione delle partecipazioni. Ed è questo il luogo in cui Geronzi, direttamente o indirettamente, ha esercitato la sua influenza. Si vedrà nei prossimi mesi come cambieranno gli equilibri, ma già da ora si può presumere il management guadagnerà più spazio anche nel comitato nomine.

In un patto di sindacato che tenderà a diluirsi gradualmente, non sono immaginabili ingressi di nuovi partner finanziari. Il legame con UniCredit è solido e ha in Fabrizio Palenzona, legato fino all'ultimo a Maranghi, il principale sostenitore di un asse privilegiato tra Piazza Cordusio e Mediobanca. Difficile immaginare "contaminazioni" con Intesa Sanpaolo che, come ha ribadito due giorni fa il suo amministratore delegato Corrado Passera, ha già Banca Imi (principale competitor di Piazzetta Cuccia in Italia). Il clima di collaborazione bancaria sollecitato da Tremonti sulle varie partite di sistema ha aperto vari fronti di intervento comune. Ma gli "inciuci" azionari tra Intesa Sanpaolo e Mediobanca sembrano esclusi. Anche perché si andrebbe verso un'accentuazione dei conflitti di interesse che, invece, è proprio quello che un sano orientamento al mercato tende a escludere.

L'idea di fondo che sembra trasparire dalla "nuova" Mediobanca è quello di garantire alle partecipate grande autonomia e stabilità al vertice. Con una governance chiara, che responsabilizzi il management sui risultati. È quello che sta avvenendo in queste ore sulle Generali, principale partecipazione di Mediobanca, con la probabile nomina alla presidenza di Gabriele Galateri di Genola al posto di Geronzi. Un presidente senza deleghe, ma di alto profilo, che lascerà al group ceo Giovanni Perissinotto pieni poteri sulla gestione strategica e operativa. Autonomia che dovrà portare risultati reddituali, come si attendono Mediobanca e i soci privati che hanno investito centinaia di milioni di euro nella compagnia. E sui risultati, più che sull'abilità relazionale, saranno giudicati in futuro anche i manager della nuova Mediobanca.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa