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Mediobanca aggiorna le regole: per l’ad spazio agli esterni

Mediobanca cambia statuto per non vincolare la scelta dell’ad ai dirigenti interni, ma ripropone l’impianto del consiglio uscente in vista del rinnovo alla prossima assemblea di bilancio del 28 ottobre. Senza sorprese, la lista di “maggioranza” presentata per la prima volta dal board ha come capofila l’attuale presidente Renato Pagliaro, seguito dall’attuale ad Alberto Nagel e dall’attuale direttore generale Saverio Vinci, che occupano i tre posti riservati al management.

Tutti indipendenti gli altri consiglieri e tutti riconfermati con l’eccezione – giustificata – di Marie Bollorè e Alberto Pecci, che nell’elenco dei candidati sono sostituiti dalle uniche due new entry: l’ex ad di Rcs e poi di Gedi Laura Cioli e la francese Virginie Banet, un curriculum da banchiere d’affari. Pecci, che nella precedente formulazione del patto di sindacato svolgeva in sostanza il ruolo di ”portavoce” dei soci stabili con quote frazionate, esce perchè il nuovo accordo tra gli azionisti, un patto di “consultazione” che oggi riunisce il 12,6% del capitale, non contempla prerogative di governace. La figlia di Vincent Bollorè esce perché il finanziere bretone ha deciso, già a suo tempo, di non rinnovare l’adesione al patto, neanche in versione “leggera”, e sulla sua quota, scesa al 5,6%, ha montato comunque contratti di vendita a termine, liquidabili per contanti o in azioni, che scadono al più tardi nel primo trimestre dell’anno prossimo e che potrebbero ridimensionare la sua partecipazione a poco più del 2%. Tuttavia è rimasta nella lista depositata ieri dal cda l’indipendente Valérie Hortefeux, che era stata indicata da Bollorè, mentre Virginie Banet era l’indipendente che Vivendi (che fa capo sempre a Bollorè) qualche settimana fa avrebbe voluto nel board di Lagardère, gruppo col quale, insieme al fondo Amber, ha ingaggiato un braccio di ferro.

La Delfin di Leonardo Del Vecchio – che ha recentemente ottenuto l’ok di Bce a salire fino al 20% in Piazzetta Cuccia – non è formalmente rappresentata nella lista depositata dal consiglio uscente. Non risulta che ci siano stati contatti a riguardo tra il patron di Luxottica e la banca. In teoria, l’autorizzazione Bce lascerebbe a Delfin la facoltà di presentare una lista di minoranza, facoltà che però anche ieri fonti vicine all’imprenditore hanno negato che abbia intenzione di esercitare. Non avrebbe comunque senso visto che la finanziaria lussemburghese della famiglia è già oggi il primo singolo azionista di Piazzetta Cuccia, con una quota che sfiora il 10%. Delfin si è qualificata come investitore finanziario nel chiedere l’autorizzazione alla Bce e per sei mesi, di fatto, deve comportarsi come tale. Se dovesse cambiare status dovrebbe ripetere l’iter autorizzativo con una nuova richiesta. All’assemblea di Mediobanca del 28 ottobre, perciò, Del Vecchio dovrebbe votare o per la lista del consiglio o per quella che sarà presentata da Assogestioni, riconfermando i consiglieri di minoranza uscenti, Angela Gamba e Alberto Lupoi. Non si hanno notizie invece di Blue Bell che aveva avviato un’iniziativa attivista su Piazzetta Cuccia chiedendo la distribuzione delle azioni Generali a mo’ di dividendo. Il fondo londinese che fa capo a Giuseppe Bivona e Marco Taricco non avrebbe ancora deciso se presentare una seconda lista di minoranza. Tempo per farlo c’è fino al 3 ottobre, quando scade il termine per il deposito.

Il 28 ottobre l’assemblea si svolgerà anche in sede straordinaria per modificare lo statuto – modifiche che hanno già avuto l’ok della Bce – con interventi sulla governance – spiega una nota – «volti a un maggior allineamento alla best practise dell’industria bancaria mediante una maggior flessibilità nel processo di selezione dell’amministratore delegato e il rafforzamento dei criteri di indipendenza degli amministratori non esecutivi». Cadrà quindi il vincolo che limita la scelta dell’ad ai dirigenti del gruppo con più di tre anni di anzianità, ma a valere dal rinnovo del consiglio successivo a quello che sarà nominato a fine ottobre. Restano tre i posti riservati in cda al management interno, ma con le prossime modifiche statutarie si prevede che possano scendere a due se il numero dei consiglieri (attualmente 15) dovesse scendere a 13 o sotto 13. Verrà inoltre introdotto, come vincolo statutario, che gli amministratori indipendenti rappresentino comunque la maggioranza del consiglio. Infine, la soglia di partecipazione che identifica gli azionisti significativi verrà elevata al 3%.

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