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Mediobanca aggiorna il patto Più leggero e con meno vincoli

Mediobanca va avanti sul piano strategico e chiude il primo trimestre con l’utile in crescita del 57% a 171 milioni grazie soprattutto alle cessioni di partecipazioni: sono state ridotte le quote in Telco-Telecom, Rcs Mediagroup e Gemina. I dati sono stati approvati ieri dal consiglio e comunicati dall’amministratore delegato Alberto Nagel in apertura dell’assemblea sui conti. E i grandi soci di Piazzetta Cuccia stanno riflettendo su un aggiornamento del patto di sindacato, il cui perimetro vincolato è sceso dal 42% al 30,05% e che è stato automaticamente rinnovato per due anni dopo che, il 30 settembre, si è chiusa la finestra per le disdette.

Circa un terzo (59 milioni) degli utili trimestrali dell’istituto proviene dall’operazione in Telco, la holding che controlla il 22% di Telecom, dove Piazzetta Cuccia ha diminuito la partecipazione dall’11,62% al 7,3%. Interpellato in assemblea sulla vicenda Nagel ha detto che «Telefonica rappresenta una buona opportunità. Questa storia dell’italianità è una fesseria, una favola che ci vogliamo continuare a dire, probabilmente per coprire qualche inefficienza nostrana». Il banchiere, che ha citato Ras-Allianz, Bnl-Bnp Paribas, Nuovo Pignone-Ge, tutte acquisizioni dall’estero considerate di «successo», ha quindi aggiunto: «Non dobbiamo alzare barriere. L’Italia non ha alternative se non attrarre capitali esteri e portare aziende italiane all’estero». Nelle «telecomunicazioni si va verso consolidamento europeo ed è giusto che Telecom possa parteciparvi senza steccati». Mediobanca però conferma la posizione sul dossier: l’aumento di capitale della compagnia telefonica «è materia del consiglio», ha sottolineato Nagel, «noi siamo investitori di breve termine. L’obiettivo è uscire entro giugno, quindi entro la fine dell’esercizio in corso di Piazzetta Cuccia.
Nel corso dell’assemblea, che ha approvato i conti chiusi al 30 giugno con un rosso di 180 milioni dopo svalutazioni per oltre 400, ha anche reintegrato in consiglio Marco Tronchetti Provera (dopo la condanna in primo grado nell’ambito della vicenda Kroll) e ha nominato nel board Giorgio Guazzaloca su indicazione di CariBologna, Nagel sul patto ha definito «positivo» la riduzione della quota vincolata «perché sono cresciuti la liquidità del titolo e il suo peso sugli indici». Si è poi soffermato su Vincent Bolloré: «Non c’è alcuna frizione. Anzi esprimo una nota di stima per il gruppo Bolloré che è stato nel nostro capitale a lungo e ci ha supportato in situazioni complicate, anche nelle partecipate. Mi auguro resti a lungo nostro azionista». Sull’accordo parasociale sarebbero in corso riflessioni per un aggiornamento da parte dei grandi soci, con il contributo del presidente dell’istituto Renato Pagliaro. Al momento è tutto in fase embrionale e ieri la presidenza del patto ha precisato che «non ci sono novità rispetto a quanto comunicato in data 30 settembre, su rinnovo, tipologia e composizione dell’accordo». Le novità potrebbero concretizzarsi verosimilmente in vista del rinnovo del consiglio previsto l’anno prossimo ed è possibile riguardino una semplificazione della struttura e un alleggerimento dei vincoli di blocco dei titoli. Si è parlato anche dell’ipotesi di passare a un patto di consultazione anche se, come ha segnalato ieri Tarak Ben Ammar, consigliere vicino a Bolloré, «bisognerà vedere anche le nuove regole sull’Opa» (ha poi anche sulla Rai: «Non la prendo, la mia è stata una battuta, ovviamente»). L’orientamento è comunque verso un accordo più leggero, non solo sotto il profilo della quota interessata.
Nagel ha inoltre smentito ipotesi di fusione con Unicredit: «Non è nelle nostre prospettive, non è nel nostro piano né in quello di Unicredit»: i due gruppi si stanno posizionando su attività diverse. E su Generali ha detto che «per vendere il 3%», nel corso dell’orizzonte di piano e passare così dall’attuale 13,2% al 10%, Piazzetta Cuccia pensa non solo a «una cessione sul mercato», ma anche a soggetti che possano aiutare la crescita» del Leone. Quanto alla «difesa» dela prima compagnia italiana, Nagel non ha dubbi: «È possibile solo con una gestione performante e con la crescita, cosa che il management e il consiglio stanno facendo in modo egregio». Infine il banchiere ha sottolineato che Mediobanca, il cui core tier 1 è al 12%, si presenterà agli stress test della Bce con «un patrimonio più che adeguato». E ha confermato che la prossima tappa per la crescita all’estero è il Messico. La Cina «verrà dopo».

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