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Medie Istat «sterilizzate»

Per adeguare il redditometro alle indicazioni del garante della privacy non ci sarà bisogno di nessuna norma ad hoc. Il decreto ministeriale che indicava le medie Istat è stato di fatto sterilizzato. Così il direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha risposto alle domande di senatori e deputati della Commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria. Nella conclusione dell’audizione avviata la scorsa settimana sull’anagrafe dei residenti, l’agenda digitale e il futuro della Sogei (si veda Il Sole 24 Ore del 16 gennaio 2014) il direttore dell’Agenzia ha precisato anche che in 15 anni i crediti fiscali vantati dallo Stato e non riscossi ammontano a 545 miliardi. Di questi è «teoricamente» possibile recuperare una parte «residuale e minima, pari al 5%-6% del totale» (quindi tra 27,2 miliardi e i 32,7 miliardi di euro).
Sul redditometro il direttore dell’Agenzia ha dunque confermato che nell’accertamento fiscale «vengono considerate le spese certe e il reddito medio comparato». Considerare la spesa media Istat «è un’ingerenza ingiustificata», ha sottolineato ancora Befera.
All’agenzia delle Entrate, dunque, interessa l’ammontare delle spese sostenute, quelle certe, e il reddito dichiarato. Il vecchio redditometro, ricorda il direttore dell’Agenzia, «aveva il limite di considerare anche alcuni tipi di spesa, considerati dall’Istat».
In relazione ai soggetti coinvolti Befera ha detto che in Italia sono «48 milioni le famiglie fiscali», di cui «30 milioni sono single». Ma qui, secondo Befera occorre porre particolare attenzione a un fenomeno tutto italiano, ovvero quelle dei finti single e delle conseguenti residenze fittizie. In Italia, precisa Befera, «molto spesso due coniugi per risparmiare l’imposta di registro e imposte sulla casa hanno diverse residenze. È una patologia italiana». In sostanza separazioni che servono solo per garantirsi un indebito risparmio di imposta a danno delle casse erariale ma anche delle stesse casse comunali: «Se non c’è la separazione tra coniugi – conclude il direttore – il Comune dovrebbe intervenire per non dare la residenza a uno dei due coniugi». Nel passato «erano casi rari, oggi invece stanno aumentando per ovvi motivi, nel tentativo di non pagare le tasse». Ma anche su questo fenomeno il fisco potrà ricorrere al redditometro. «Se un coniuge non è a carico dell’altro, ha precisato il direttore vicario dell’Agenzia, Marco Di Capua, siamo in presenza di due famiglie fiscalmente diverse. È evidente che se le spese sostenute dalla moglie sono pagate dal marito emergerà una realtà fattuale differente da quella di una separazione fittizia come presentata dai due contribuenti».
In conclusione della doppia audizione di Befera il presidente della Commissione bicamerale, Giacomo Antonio Portas (Pd), ha annunciato che in un’ottica di risparmio dei costi della Pa che possono derivare dalla razionalizzazione della Sogei sarà avviato quanto prima un incontro con il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

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