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Medici, niente transazione

I rimborsi per i medici specialisti arriveranno solo dopo le sentenze passate in giudicato. Per il governo non c’è spazio per soluzioni transattive. In base a quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, un cambio di direzione in questo senso comporterebbe per il governo il pagamento immediato delle somme dovute per le mancate retribuzioni dei medici ex specializzandi dal 1983 al 2006.

Per quanto questa opzione comporti il versamento del 50% del dovuto di cui una parte restituibile sotto forma di credito di imposta, per l’esecutivo meglio optare, per un piano di autoammortamento basato sulla speranza che i ricorsi vadano a diminuire con il tempo. La speranza, però, rischia di essere vana e di andare a pesare sulle casse dello stato in misura maggiore (si veda ItaliaOggi del 22 settembre 2015). I ricorsi, infatti, al contrario delle speranze di palazzo Chigi stanno aumentando in modo costante sostenuti non solo da una giurisprudenza quasi consolidata che legittima la richiesta di risarcimento da parte dei medici ex specialisti, ma anche da una drastica accelerazione nei tempi di conclusione delle pratiche (circa tre anni invece di dieci). Non solo. Ad accelerare sono state anche le liquidazioni delle somme dovute ai medici. Palazzo Chigi, infatti, ha preferito almeno risparmiare su interessi e more. Un insieme di fattori che rischia, quindi, di vanificare il piano del governo. I dati forniti a ItaliaOggi da Consulcesi (la realtà leader nella tutela legale dei medici) mostrano, infatti, come i medici che si sono specializzati nel periodo di riferimento siano 159.159 (fonte Fnomceo), cifra a fronte della quale risulta che abbiano fatto ricorso 97 mila soggetti (oltre 70 mila con Consulcesi) a cui, però, dovrebbero andare ad aggiungersi non solo gli altri 62 mila potenziali ricorrenti mancanti ma anche i circa 40 mila nuovi conteggiabili a seguito della sentenza della Cassazione n. 17434 del 2 settembre 2015. Il tutto, per una media di circa 40-45 mila euro a testa di risarcimento. Dunque non è da escludere che il «grosso dei ricorsi debba ancora arrivare e che la transazione», ha sottolineato Consulcesi, «dovrebbe convenire allo stato che, cifre alla mano, potrebbe risparmiare almeno 2 mld su 4». A dare come poco probabile la transazione è anche il firmatario del testo che prevede la proposta, il cui esame in senato non è mai iniziato. «Ritengo che l’unica ragione che potrebbe giustificare la scelta di non procedere con l’esame del testo possa essere legata solo a problemi di spesa», ha spiegato a ItaliaOggi Luigi D’Ambrosio Lettieri (Cor), «la proposta di transazione alle condizioni previste nel testo potrebbe essere una buona soluzione per tutte le parti in causa. Spero, quindi, che prima o poi l’esame del testo possa iniziare in modo costruttivo».

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