Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mediazione, un’arma a doppio taglio per il contribuente

Tra insidie e trabocchetti la mediazione tributaria rischia di divenire un’arma a doppio taglio per il contribuente. Nata come strumento importante di collaborazione col fisco e via via affinatasi nel corso degli anni, la mediazione si presenta però come un percorso ad ostacoli nel quale facilmente si può inciampare con effetti irrimediabili.

Così, nonostante l’allargamento delle potenzialità dell’istituto, il contribuente è talora scettico nei confronti della mediazione, specie perché, tra le interpretazioni soggettive degli Uffici e la presenza di altri strumenti più consolidati e sicuri, appare preferibile sorvolare sulla mediazione.

L’accettazione della proposta di mediazione è rimessa, come espressamente previsto, alla libera valutazione da pare dell’Ufficio competente (ancorché la proposta venga vagliata da altro organo rispetto a quello che ha emesso l’atto); valutazione che può involgere questioni di merito, di convenienza economica a portare avanti il contenzioso e ad altre situazioni soggettive relative, ad esempio, al comportamento tenuto dal contribuente nell’eventuale fase amministrativa che ha preceduto la notifica del ricorso/mediazione (come nel caso di attivazione dell’accertamento con adesione poi non perfezionato).

Ora è del tutto legittimo che i diversi Uffici possano valutare autonomamente la bontà delle proposte avanzate dai contribuenti e scegliere se aderire alle stesse o coltivare il giudizio in commissione tributaria, difendendo con forza l’atto emesso. In alcuni casi, però, tale fase procedurale di valutazione delle istanze, potrebbe condurre a risultati che rischiano di affievolire il diritto di difesa del contribuente fino a pregiudicarne l’esercizio

Il processo tributario si apre con la notifica del ricorso all’Agenzia delle entrate che ha emesso l’atto da impugnare; dopo la notifica, il contribuente ha di regola 30 giorni per «costituirsi in giudizio» ossia depositare il ricorso, gli allegati e la prova della notifica presso la Commissione tributaria provinciale competente. Se non lo fa entro questi 30 giorni, perde definitivamente qualsiasi possibilità di contestare la pretesa dell’ufficio che diventa definitiva.

Quando il contribuente notifica all’agenzia delle entrate il ricorso contenente anche una proposta di mediazione, i 30 giorni per la costituzione sono sospesi, in attesa che l’ufficio valuti la proposta.

Solo dopo i 90 giorni dalla notificazione del ricorso all’agenzia il contribuente può procedere alla costituzione in giudizio in commissione tributaria; se lo fa prima, il ricorso è improcedibile (e non più inammissibile).

Addirittura, con le modifiche introdotte dalla legge n. 147 del 2013, il contribuente deve attendere lo spirare dei 90 giorni dalla notifica del ricorso per costituirsi in giudizio, anche se ha già in mano il rifiuto della mediazione da parte dell’Agenzia.

Peraltro, alcuni uffici, nel provvedimento con il quale respingono la mediazione, hanno cura di ricordare al contribuente la scadenza dei termini per la costituzione, conteggiando, appunto, 30 giorni a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla notifica.

La circolare n. 38/E del 29/12/2015 ha però sottolineato che tale sospensione dei termini si produce solo se il reclamo è ammissibile, cioè proposto nel rispetto delle condizioni di legge. Se l’Agenzia reputa il reclamo inammissibile, lo stesso non ha alcun effetto sui termini per la costituzione che restano di 30 giorni (e non 90 + 30) dalla notifica del ricorso/reclamo stesso.

Il contribuente, insomma, potrebbe vedersi sfuggire la situazione di mano, nella convinzione che la presentazione del ricorso/reclamo sospenda i termini per la costituzione in giudizio che invece continuano a decorrere, all’insaputa dello stesso; almeno fino a quando l’ufficio non notifica il provvedimento, non già di semplice rifiuto della mediazione, ma di inammissibilità della stessa. Notificazione che potrebbe, per assurdo ma nemmeno tanto, avvenire dopo gli stessi 30 giorni, mettendo ormai in fuorigioco il contribuente.

La situazione è particolarmente delicata perché a volte il confine tra un reclamo rigettato per questioni di merito o convenienza e un reclamo inammissibile è molto sottile.

Se infatti è chiaro che alcune ipotesi di inammissibilità sono pacifiche, come ad esempio la notifica del ricorso/reclamo all’ufficio quando sono già spirati i termini per impugnare l’atto o quando il valore della lite sia superiore alla soglia prevista di euro 20.000,00 (ipotesi, peraltro, tutte derivanti da negligenza o errore non scusabile da parte del contribuente), in altri casi l’inammissibilità è frutto di una valutazione discrezionale dell’ufficio non immediatamente percepibile o ipotizzabile in sede di presentazione.

Per esempio, alcuni Uffici sono particolarmente rigidi di fronte ad un reclamo che non specifica alcuna proposta di mediazione ma venga predisposto solo per instaurare una successiva fase di contraddittorio. Alcuni uffici hanno ritenuto, in tale situazione, il reclamo inammissibile laddove, in assenza di proposta di mediazione, lo stesso sia volto ad annullare completamente l’atto.

Se la comunicazione di inammissibilità perviene dopo lo spirare dei 30 giorni dalla notifica del ricorso, il contribuente non può più costituirsi in giudizio. Ma anche se tale comunicazione avviene entro i 30 giorni dalla notifica del ricorso non può essere messo in dubbio che il diritto di difesa del contribuente viene ingiustificatamente compresso.

Meglio sarebbe, allora, prevedere la sospensione dei termini per la costituzione per tutto il tempo in cui il ricorso è in mano all’Agenzia a prescindere dall’esito del reclamo: che sia esso di rifiuto o di inammissibilità; laddove il reclamo è dichiarato inammissibile dall’Ufficio, buon senso e buona fede consiglierebbero infatti di far decorrere i 30 giorni non già dalla notificazione del ricorso iniziale ma dalla data di ricevimento della comunicazione di inammissibilità.

Alessandro Felicioni

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa