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Mediazione tributaria in salvo

La Consulta salva la mediazione tributaria. Ma anche il ricorso non preceduto da reclamo, che la legge applicabile fino al 1° marzo scorso qualificava inammissibile.

È quanto ha statuito la Corte costituzionale nella sentenza n. 98, depositata il 16/4/2014, riconoscendo fondata la critica al testo originario dell’art. 17-bis, comma 2, del dlgs n. 546/92, nella parte in cui qualificava l’omessa presentazione del reclamo come causa di inammissibilità del ricorso, ma respingendo le altre censure mosse all’istituto.

Ritornano dunque in pista una mole di ricorsi per i quali l’omissione della presentazione del reclamo è a questo punto priva di conseguenze giuridiche.

La censura fondata

La Ctp di Campobasso aveva preso di mira la disposizione in esame lamentando un eccessivo pregiudizio del diritto alla difesa. Convalidando la censura, la Corte ricorda di aver dichiarato che vanno bene forme di accesso alla giurisdizione condizionate al previo adempimento di oneri finalizzati al perseguimento di interessi generali, ma ciò non deve rendere la tutela giurisdizionale eccessivamente difficoltosa. Ricorda, quindi, di avere più volte dichiarato l’illegittimità di disposizioni che sanzionavano con la decadenza dall’azione giudiziaria il mancato previo esperimento di rimedi di carattere amministrativo. In linea con questi precedenti, la sentenza afferma quindi che la previsione originaria del comma 2 dell’art. 17-bis in esame, sanzionando l’omessa presentazione del reclamo da parte del contribuente con l’inammissibilità del ricorso, con conseguente perdita del diritto di agire in giudizio, contrasta con l’art. 24 della Costituzione. Resta, ovviamente, estranea all’oggetto del giudizio la valutazione sull’attuale versione della norma, che, come detto, dopo le modifiche apportate dalla legge n. 147/2013 con effetto sugli atti notificati dal 2 marzo 2014, non prevede più l’inammissibilità, bensì l’improcedibilità del ricorso non preceduto dal reclamo.

I rilievi respinti

In relazione al differimento della possibilità di accedere al giudice tributario, derivante dall’obbligatorietà della procedura di reclamo, era stata prospettata la violazione degli artt. 3 e 113, in ragione del fatto che, essendo contemplati nell’ordinamento tributario altri istituti deflattivi (per esempio, autotutela, accertamento con adesione), il reclamo si risolverebbe solo in un rilevante aggravio del procedimento. La critica è stata respinta dalla corte, che promuove l’adempimento di oneri, quali un previo rimedio amministrativo, purché giustificati da esigenze di ordine generale o da superiori finalità di giustizia, riconducendo in tale ambito gli istituti del reclamo e della mediazione in materia tributaria. Questi istituti mirano a soddisfare l’interesse generale sia assicurando un più pronto e meno dispendioso soddisfacimento delle situazioni sostanziali, sia riducendo il numero dei processi, e non collidono con gli altri preventivi istituti deflattivi dell’ordinamento.

Quanto al fatto che il reclamo è imposto solo ai contribuenti che sono parti di controversie nascenti da atti emessi dall’Agenzia delle entrate e di valore non superiore a 20 mila euro, la Corte osserva che si tratta della grande maggioranza numerica delle controversie tributarie, che corrispondono però a una percentuale assai ridotta del valore complessivo delle controversie contro l’Agenzia. Il legislatore ha quindi perseguito l’interesse generale a deflazionare il contenzioso tributario in modo ragionevole, prevedendo il rinvio dell’accesso al giudice con riguardo alle liti che rappresentano il numero più consistente delle controversie tributarie e, al contempo, quelle che comportano le minori conseguenze finanziarie.

Oggetto di censura era anche l’assenza di terzietà dell’organo deputato alla gestione della mediazione, affidata alla stessa Agenzia delle entrate. Si prospettava, al riguardo, il contrasto con la direttiva 2008/52/Ce che impone invece un mediatore estraneo alle parti. La Corte ha dichiarato in primo luogo non pertinente il richiamo alla direttiva, che per espressa previsione non è applicabile alla materia fiscale, doganale e amministrativa. Inoltre, la mediazione tributaria è una forma di composizione pregiurisdizionale delle controversie basata sull’intesa raggiunta, fuori e prima del processo, dalle stesse parti, che agiscono su un piano di parità. Infine, neppure l’obbligo per il contribuente di rendere note le proprie argomentazioni difensive già in sede di reclamo, senza possibilità di modificarle nel giudizio, viola i parametri costituzionali; anche laddove il reclamo non sia applicabile, infatti, il ricorrente indicare nel ricorso i motivi e l’oggetto della domanda.

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