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Mediazione tributaria ampia

Dal 1° gennaio 2018 la mediazione tributaria diventa extralarge. La manovra correttiva prevede infatti l’innalzamento del valore delle liti per le quali è obbligatoria la procedura di reclamo mediazione dagli attuali ventimila euro a cinquantamila euro. Con una modifica all’articolo 17-bis del Dlgs. 546/1992 la manovra correttiva amplia infatti il perimetro della mediazione tributaria rendendo la stessa procedura obbligatoria ogni qual volta il valore della lite sia non superiore a euro 50 mila. Gli atti sottoposti alla nuova mediazione allargata saranno quelli impugnabili notificati ai contribuenti a far data dal 1° gennaio 2018.

La misura introdotta dalla manovra ha come intento quello di deflazionare il contenzioso tributario obbligando i contribuenti ad adire, pena l’improcedibilità del successivo ricorso, la procedura amministrativa del reclamo e della mediazione.

Secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle entrate infatti l’introduzione della procedura di reclamo ha contribuito alla riduzione del numero dei ricorsi tributari introdotti dai contribuenti.

Il valore a cui occorre fare riferimento per determinare se un atto impugnabile di provenienza dall’Agenzia delle entrate, delle dogane e dei monopoli, notificato dopo il 1° gennaio 2018 sarà soggetto o meno alla mediazione obbligatoria è il c.d. valore della lite così come definito dall’articolo 12, comma 2, del Dlgs. 546/1992.

In linea generale il valore della lite è dato dall’importo del tributo o dei tributi richiesti all’interno dell’atto al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate. Nell’ipotesi in cui l’atto impugnabile contenga unicamente sanzioni, il valore della lite sarà costituito dalla somma di queste ultime.

L’aumento della soglia delle liti tributarie soggette alla procedura amministrativa del reclamo/mediazione era nell’aria. Più volte il tema era stato posto all’attenzione del legislatore. Ora la manovra correttiva provvede a incrementare drasticamente tale importo che viene più che raddoppiato passando dunque dalle attuali 20 mila euro alle 50 mila euro.

Non vi è dubbio che per l’amministrazione finanziaria la procedura del reclamo e dell’eventuale mediazione (che, è bene ricordarlo, potrebbe anche non essere attivata) presenta indubbi vantaggi. La scelta del legislatore di affidare l’esame del reclamo e della proposta di mediazione a strutture diverse e autonome rispetto a quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili consente infatti agli uffici periferici dell’amministrazione finanziaria di «gestire» internamente il tutto con evidenti e indubbi vantaggi.

La struttura diversa e autonoma chiamata all’esame del reclamo è infatti organo funzionale sottoposto al potere di direzione e controllo del direttore dell’ufficio periferico che ben difficilmente potrà avere quei requisiti di terzietà e imparzialità che normalmente deve possedere chi è chiamato a giudicare la legittimità di un atto amministrativo.

Questa evidente asimmetria della procedura di reclamo, di fatto accettata vista anche l’entità degli atti reclamabili, rischia ora di riproporsi con forza tenuto conto dell’innalzamento degli importi sopra ricordato.

Tenuto conto di come è definito il valore degli atti reclamabili e degli importi che gli interessi e soprattutto le sanzioni accessorie possono assumere, si potranno avere atti impugnabili soggetti alla procedura del reclamo obbligatorio anche per importi complessivi attorno ai 100 mila euro. Con buona pace del diritto di difesa del contribuente.

Andrea Bongi

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