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Mediazione, tocca a chi ha ingiunto

Nel procedimento d’ingiunzione riguardante materie per le quali la mediazione è obbligatoria, come i contratti bancari, dopo che l’opponente (convenuto sostanziale) ha proposto opposizione e dopo che sono state emesse le ordinanze relative alla provvisoria esecutorietà del decreto, l’onere d’iniziare la mediazione grava sull’opposto (attore sostanziale), a pena d’improcedibilità della (sua) domanda, introdotta con il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo.
Lo afferma in una recente ordinanza il Tribunale di Firenze (estensore Guida, 17 gennaio 2016) in aperto e dichiarato contrasto con quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza n. 24629 del 7 ottobre/3 dicembre 2015. Occorre brevemente ricordare che la sentenza della Suprema corte era intervenuta sulla questione interpretativa che aveva visto i giudici di merito su fronti opposti proprio sulle conseguenze della improcedibilità nelle opposizioni avverso i decreti ingiuntivi. Ed infatti, nei casi del mancato avvio della mediazione i tribunali – dopo aver dichiarato improcedibile la domanda di opposizione -, erano divisi tra coloro che affermavano che il decreto ingiuntivo che era stato contestato acquistasse efficacia esecutiva e autorità di giudicato e coloro che, invece, ritenevano che la improcedibilità travolgesse anche il decreto ingiuntivo.
La Cassazione con la sua sentenza ha posto l’onere di avviare la mediazione obbligatoria in capo all’opponente: è,infatti, questo che ha interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo.
Il Tribunale di Firenze afferma, invece,che tale soluzione «non è condivisibile» e ritiene che si possa «continuare ad affermare» che ad essere onerata è la parte opposta in quanto attore sostanziale (unico titolare dell’interesse ad agire).
Particolare interesse assumono le motivazioni dell’ordinanza fiorentina in contrappunto a quelle dei giudici di legittimità secondo i quali non risponde ad alcuna logica di efficienza una interpretazione che accolli al creditore l’onere di esperire la mediazione «quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo», giungendo poi a precisare che soltanto quando l’opposizione sarà dichiarata procedibile «riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente – convenuto sostanziale, opposto – attore sostanziale»; nella fase precedente invece sarà il solo opponente, in quanto unico interessato, «ad avere l’onere di introdurre il procedimento di mediazione».
Sulla scorta di tale iter argomentativo, secondo il Tribunale a ciò dovrebbe conseguire che nella mediazione demandata iussu iudicis l’onere graverebbe sull’opposto.
In ogni caso, considerato che «il procedimento di mediazione deve (necessariamente) essere introdotto dopo che il giudice ha emesso le ordinanze (…)sulla provvisoria esecutività del titolo monitorio» e che, quindi, il debitore ingiunto per evitare il consolidarsi del decreto ingiuntivo deve prima proporre l’opposizione (e non la mediazione), il problema di stabilire quale sia la parte tenuta ad avviare la mediazione si pone soltanto dopo quel momento e non prima. Ciò posto, «nel rispetto del principio della domanda», e considerato che la stessa Cassazione «finisce col riconoscere e stabilire che, quando l’opposizione è in corso (…) “riprendono” “le normali posizioni” delle parti: opponente – “convenuto sostanziale”; opposto – “attore sostanziale”», nel caso di specie il giudice giunge ad onerare la banca opposta per l’avvio della mediazione.

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