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Mediazione, «stretta» per i legali

Incompatibilità rafforzate tra l’incarico di avvocato e la funzione di mediatore. A irrigidire la risposta del ministero della Giustizia sui conflitti d’interesse è la circolare 14 luglio 2015 della Direzione della giustizia civile. Il provvedimento prende atto delle richieste di chiarimenti arrivate al ministero e dei maggiori profili di incertezza applicativa venutisi a creare con la nuova versione del decreto ministeriale n. 180 del 2010, nella quale è stato inserito un nuovo articolo (14 bis) sulle incompatibilità, nella consapevolezza di dovere rendere ancora più evidente non solo la sostanza ma anche l’apparenza di indipendenza e terzietà del mediatore.
Il primo dubbio interpretativo riguarda l’efficacia del divieto anche per l’avvocato di fiducia della parte chiamata in mediazione, iscritto come mediatore presso l’organismo scelto dalla parte che ha presentato l’istanza. Per la circolare «appare evidente che la previsione normativa trovi applicazione nel caso in cui il difensore del chiamato in mediazione sia mediatore presso quell’organismo perché, diversamente, le parti si troverebbero in posizioni ingiustificatamente differenziate e non si darebbe la giusta garanzia alla parte istante, circa lo svolgimento imparziale del procedimento di mediazione». Di conseguenza, il divieto di cui all’articolo 14 bis opera anche nei confronti del difensore di fiducia della parte chiamata in mediazione, che riveste nello stesso tempo la qualifica di mediatore presso l’organismo di conciliazione chiamato in causa.
Incertezza poi era stata espressa sull’operatività del divieto, anche quando l’organismo si avvale delle strutture, del personale e dei mediatori di altri organismi con i quali ha raggiunto un accordo, anche per singoli affari di mediazione. Appare evidente che in tali casi l’organismo ha in coabitazione, tra l’altro, i mediatori di un altro organismo di mediazione che si trovano, pertanto, nella medesima posizione formale dei mediatori iscritti presso l’organismo “delegante”. «Di conseguenza – sottolinea la circolare -, anche al fine di evitare una facile elusione della norma, l’incompatibilità non può che estendersi anche ai mediatori dell’organismo con cui si è concluso un accordo».
Un’altra questione controversa riguarda la possibilità rimessa alle parti chiamate in mediazione di derogare consensualmente all’incompatibilità. Il ministero chiarisce invece che la materia è sottratta alla libera disponibilità delle parti. Di conseguenza, non è possibile sottoscrivere tra le parti in mediazione accordi derogatori del divieto di cui all’articolo 14 bis.
Infine, l’ultimo dubbio preso in considerazione riguarda il potere dell’organismo di rifiutare eventuali istanze di mediazione, quando gli avvocati delle parti sono iscritti, come mediatori, presso l’organismo medesimo. Considerata la funzione di vigilanza e controllo che la normativa attribuisce all’organismo, la circolare ritiene che, trattandosi di una domanda proposta in evidente violazione dinorma, all’organismo va riconosciuto il potere-dovere di rifiutare tali istanze. Di conseguenza, l’organismo di mediazione deve rifiutare di ricevere le istanze di mediazioni nelle quali si profilano ipotesi di incompatibilità.

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