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Mediazione, società e soci slegati

di Maurizio Tozzi 

Reclamo e mediazione, società e soci seguono strade separate. Come nell'accertamento con adesione, il perfezionamento della procedura da parte di uno degli interessati non vincola gli altri. Gli importi eventualmente mediati rappresentano il riferimento per accertare i soggetti che non aderiscono. Per i coobbligati la definizione di uno soltanto degli interessati esplica effetti anche a favore degli altri. Come prevede l'art. 39 del decreto legge n. 98/11, gli atti oggetto delle nuove procedure sono quelli notificati dal prossimo 1° aprile 2012: rileva la data di notifica dell'Agenzia delle entrate e non la ricezione dell'atto da parte del contribuente. Problematica l'individuazione del valore della lite nel caso di impugnazione parziale. Il reclamo e la mediazione necessitano ancora di sei mesi per la relativa attuazione pratica, ma alcune situazioni già si prestano ad osservazioni critiche e devono essere risolte in tempo debito. Sul fronte soggettivo, il primo problema riguarda gli accertamenti rivolti alla compagine societaria, con riflessi sui soci. Si tratta non soltanto delle società di persone e in trasparenza ma anche delle società di capitali a ristretta base partecipativa. In merito è altrettanto vero che solo per le società di persone e quelle in trasparenza si assiste a un accertamento simultaneo delle posizioni della società e dei soci, mentre ciò accade con meno frequenza per i soci delle società a ristretta base. Ciò pone un primo problema pratico: se gli accertamenti rientrano tra quelli oggetto di reclamo, avendo un valore della controversia non superiore a 20 mila euro, l'eventuale accertamento già notificato alla società con relativa attivazione della procedura, senza che vi siano gli accertamenti nei confronti dei soci, conduce alla rivelazione al fisco delle strategie difensive, con la conseguenza che l'amministrazione finanziaria potrebbe meglio calibrare gli accertamenti dei soci. In tale fase, dunque, sarà opportuno far valere ogni elemento difensivo soprattutto per minare la presunzione di distribuzione degli utili ai soci, magari evidenziando nel reclamo che gli importi in contestazione quali maggiori ricavi, per la parte fondatamente oggetto di recupero, sono stati in realtà utilizzati dalla società stessa per effettuare, ad esempio, acquisti in nero. In questo modo, oltre a «mediare» il quantum dell'accertamento, si afferma che non è avvenuta la distribuzione dei ricavi occultati e se si hanno validi documenti ai sensi dell'art. 109, comma 4, lett. b) del Tuir si potrebbe ottenere anche il riconoscimento dei componenti negativi. Le vicende della società e dei soci, comunque, restano completamente distinte, alla stregua di quanto accade nell'accertamento con adesione, potendosi registrare scelte diverse: è evidente però che la scelta di una delle parti in gioco, esplica effetti sugli altri. In particolare, quanto risulta dalla mediazione rappresenterà anche il riferimento per accertare gli altri soggetti (i quali a loro volta non potranno più avere la riduzione delle sanzioni), ma presumibilmente sarà utilizzato anche come valido motivo nelle deduzioni dell'ufficio a fronte dei ricorsi di coloro che non hanno aderito alla mediazione. I rapporti società/soci, infine, presentano un grosso dilemma in tutte le situazioni in cui la lite della società, rientra tra quelle oggetto di reclamo, mentre quella dei soci, non vi rientra. Si pensi ad un accertamento alla snc con un recupero di 18 mila euro tra Irap e Iva e all'accertamento in capo ad uno dei soci, in forza dell'elevata quota di partecipazione e magari della presenza di altri redditi, con conseguente applicazione delle aliquote marginali più elevate, di un recupero di Irpef e addizionali superiore a 20 mila euro. O ancora alle situazioni di recuperi alle srl per Ires, Irap e Iva di importi superiori a 20 mila euro (escluse dal reclamo dunque), con accertamento ai soci di importi Irpef e addizionali minori e oggetto della procedura. La conseguenza «spiacevole» dell'anticipazione delle tesi difensive sarà ancora più marcata, in quanto il reclamo sarà attivato solo per una delle parti interessate, senza contare che le ipotesi di mediazione concluse in maniera positiva avranno sicuramente un effetto anche sulle controversie collegate. Al riguardo le soluzioni, salvo la casistica di coloro che vogliono perseguire il contenzioso a prescindere dall'esito della mediazione, sembrano essere due: se è ancora aperta la strada dell'accertamento con adesione, far valere in tale sede l'esito positivo della mediazione della società. Se invece il contenzioso è già stato incardinato, allora dovrà richiedersi la conciliazione giudiziale, ancorata a quanto risultato dalla mediazione, al fine almeno di contenere le sanzioni irrogabili. I rapporti tra diversi soggetti, poi, sono interessanti anche nelle situazioni che riguardano i coobbligati, laddove sembrano poter valere le conclusioni che l'amministrazione finanziaria ha raggiunto in materia di liti pendenti ex art. 16 della legge n. 289/02. In particolare: nel caso di pendenza di un'unica lite nella quale siano costituiti tutti gli interessati, la procedura perfezionata da parte di uno degli interessati produce automaticamente i medesimi effetti anche nei confronti degli altri soggetti; se pendono distinte liti aventi ad oggetto lo stesso atto, instaurate separatamente da tutti gli interessati, la regolarità della procedura da parte di uno degli interessati estende gli effetti anche alle altre controversie; se è presentato il reclamo solo da parte di alcuni degli interessati, l'effetto dell'iniziativa assunta dal ricorrente impedisce all'Amministrazione di esercitare ulteriori azioni nei confronti degli altri soggetti interessati, fermo restando però che nei confronti dei «non attivi» non si farà luogo a rimborso di somme eventualmente versate.

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