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Mediazione risolutiva nel 17% dei casi

Novecentoquarantotto organismi di mediazione, 365 enti di formazione dei mediatori iscritti nei registri del ministero. A poco più di un anno e mezzo dall’entrata in vigore del controverso Dlgs 28/2010 sull’obbligatorietà della mediaconciliazione, la platea dei nuovi soggetti “adr” (abilitati alla soluzione alternativa delle controversie) è cresciuta in maniera esponenziale. Probabilmente troppo e forse con attenzione non sempre altissima alla qualità, al punto da aver indotto lo stesso ministero a istituire un tavolo – lo scorso 12 ottobre – per definire gli standard minimi degli enti e del loro accreditamento.

Il mercato della mediaconciliazione obbligatoria vale poco meno di 100mila procedimenti l’anno, tre quarti dei quali gestiti fuori dal circuito – ormai già classico – delle Camere di commercio, che avevano avviato questo tipo di adr nei primi anni 90.

Il bilancio del primo anno di obbligatorietà, comunque, è tutt’altro che brillante se visto dalla fredda prospettiva dei numeri: solo 12mila tentativi di conciliazione non sono approdati in tribunale, raggiungendo in sostanza lo scopo per cui sono stati resi obbligatori, secondo i dati del ministero della Giustizia. Tra l’altro, solo nel 35% dei casi definiti l’aderente è comparso, mentre in maggioranza ha preferito rimanere contumace. Di quel 35%, poi, poco meno della metà, il 48%, si è effettivamente concluso con un accordo, scongiurando così il ricorso alla magistratura.

A confermare un’insofferenza “culturale” tutta italiana verso l’approccio conciliativo – che è il vero scoglio contro cui si infrangono le adr, prima ancora dei ricorsi giudiziari – ci sono i dati di Unioncamere, dove pure i procedimenti riguardanti le mediazioni volontarie (quindi fuori dall’obbligatorietà) raggiungono in media il 25%. Nel 65% dei procedimenti una delle parti non compare e nei restanti casi solo la metà trova una definizione stragiudiziale.

Il valore medio delle liti finite davanti agli organismi di conciliazione, nel primo anno di vigenza, è stato di 118.299 euro. A pesare di più sono state le successioni, gli affitti di azienda e il risarcimento danni da responsabilità medica.

Il ministero, nel report dello scorso aprile, sottolineava che, dal punto di vista dei tempi almeno, la convenienza è assicurata: un procedimento di conciliazione che arriva al traguardo dopo che l’aderente è comparso si conclude in 61 giorni di media, a fronte di oltre mille se si sceglie invece la strada giudiziaria.

Esemplificativa la statistica redatta da Unioncamere sulla classifica delle materie “conciliabili”: al netto della mediazione volontaria (che fa corsa a sè, ovviamente) in testa spiccano le controversie Rc da circolazione di auto (e natanti), seguite da diritti reali e locazioni; in coda, nemmeno troppo a sorpresa, stanno le divisioni, le successioni ereditarie, i contratti finanziari, affitto di aziende e – rivelatore della cronaca delle ultime ore – i risarcimenti da diffamazione a mezzo stampa.

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