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Mediazione obbligatoria anche per la stampa

La mediazione obbligatoria come forma di giustizia alternativa anche per i reati di diffamazione a mezzo stampa. Ben quattro casi risolti con mediazioni equivalgono ad una risolta con sentenza. Per gli editori la mediazione può comportare anche forme di risarcimento alternative, che consentono di ridurre i fondi rischi anche del 30%.

Se ne è discusso nei giorni scorsi a Roma in occasione di un convegno promosso dall’associazione di giornalisti Lettera 22. Con il recente «decreto del Fare», infatti, si è ritenuto opportuno applicare anche la mediazione quale condizione di procedibilità per la diffamazione a mezzo stampa. Dopo la sentenza della Corte costituzionale che nell’ottobre scorso aveva bocciato le misure applicative sulla conciliazione obbligatoria sotto il profilo dell’eccesso di delega, la mediazione è stata riproposta come strumento deflativo del contenzioso civile: viene pertanto ripristinato il tentativo obbligatorio di conciliazione come condizione di procedibilità.

Secondo gli annunci del governo, il provvedimento consentirà nei prossimi cinque anni di abbattere il contenzioso civile con il taglio di 1 milione e 200 mila pendenze complessive. Per giornalisti ed editori potrebbe essere un’occasione per attenuare i problemi che possono nascere dopo la pubblicazione e la diffusione di articoli e servizi. «Il vantaggio più grande è quello dei tempi», afferma Giuseppe Spoto, docente aggregato di diritto privato all’Università di Roma Tre e formatore di mediatori. «Il secondo aspetto importante è nella decisione finale. La quantificazione del danno viene decisa dalle parti in causa e non da un terzo. Il verbale di accordo sottoscritto dalle parti deve essere poi omologato dal Tribunale, che rappresenta una sorta di controllo sulla regolarità della mediazione. Una volta risolto l’aspetto civile la querela di parte non ci sarà. La mediazione, infatti, ha una finalità deflativa».

Per Marina Giovannini di Centro di mediazione «la parte civile può essere risolta in tre mesi. Attualmente per un giudizio ordinario ci vogliono in media 1.060 giorni». Per gli editori ci possono essere molteplici risparmi. La società editrice del quotidiano Il Giornale, ad esempio, aveva già iniziato ad avvalersi della mediazione introdotta dal governo Berlusconi, prima della sentenza della Corte costituzionale.

«Quando uscì il decreto legislativo 28/2010», ha spiegato Valerio Barghini giornalista e da cinque anni responsabile dell’ufficio legale del quotidiano Il Giornale, «con l’amministratore delegato Andrea Favari decidemmo di provare questo nuovo istituto della mediazione. In un anno e mezzo il risultato è stato ottimo: il 70% delle istanze è andato a buon fine, ovvero su 65 mediazioni arrivate, 45 si sono concluse con verbale positivo. Il tutto con dei risvolti positivi in termini di bilancio con un rapporto di 1 a 4: con il costo medio di condanna a sentenza de Il Giornale abbiamo chiuso tra le 3 e le 4 mediazioni. Un dato, il nostro, che si rispecchia pienamente con quelli che ha fornito di recente Confindustria, che parla, per l’anno e mezzo in cui era in vigore la mediazione, un risparmio pari a 487 milioni di euro». Inoltre la mediazione può dare vita a forme di risarcimento alternative. «Nel campo dell’editoria», ha proseguito Valerio Barghini, «la forma alternativa è l’articolo, che può essere anche di argomento diverso rispetto al tema che ha generato il ricorso dell’istante. A noi poi è capitata anche un’altra situazione. Uno degli istanti aveva editato un libro e noi gli abbiamo regalato delle inserzioni pubblicitarie. Infine, in un paio di occasioni, anche quando ci sono state delle uscite di denaro, queste sono state in favore di enti di beneficenza».

Il decreto legge 69/2013 è in vigore dal 22 giugno (giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta) e di conseguenza tutte le norme sono già operative. Per la legge di conversione il Parlamento ha tempo fino al 21 agosto 2013. Per questo anche i giornalisti si augurano che il decreto possa procedere senza intoppi. «Nel nostro settore», ha concluso il giornalista e segretario dell’associazione Lettera 22, Marco Ferrazzoli, «il ricorso alla diffamazione è sempre più diffuso e che a volte è quasi intimidatorio. Per questo uno strumento come la mediazione può aiutare a dirimere questo tipo di controversie».

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