Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mediazione, la privacy dice sì

di Antonio Ciccia  


Doppia autorizzazione privacy per la mediazione: gli organismi privati di conciliazione possono trattare dati sensibili; ministero della giustizia, organismi pubblici e privati, enti di formazione dei mediatori possono trattare i dati giudiziari.

Con due provvedimenti di autorizzazione generale (n.161 e 162 entrambi del 21 aprile 2011 e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 del 3 maggio 2011) il Garante della privacy ha integrato il quadro normativo della media-conciliazione, eliminando un possibile impedimento al trattamento di dati delicati sul conto dei mediatori e delle parti della mediazione. In materia di dati sensibili e giudiziari sono già vigenti alcune autorizzazioni generali, ma il garante ha ravvisato la non completa applicabilità delle stesse, a causa della peculiarità del trattamento dei dati nell'attività di mediazione. In attesa che sulla complessiva vicenda della conciliazione si pronuncino la Corte costituzionale e gli organi giurisdizionali comunitari, gli organismi di mediazione, gli enti di formazione e anche il ministero della giustizia non dovranno, dunque, chiedere una autorizzazione singola al Garante, potendo avvalersi di quelle generali. Naturalmente rimangono fermi gli altri adempimenti previsti dal codice della privacy (informativa, misure di sicurezza e consenso, se obbligatorio). Ma vediamo nel dettaglio i due provvedimenti.


DATI SENSIBILI

Per l'attività di mediazione da parte di organismi privati (associazioni o società) è possibile il trattamento di dati sensibili: si pensi, ad esempio, alla mediazione di una controversia relativa a una responsabilità medica. Mentre l'avvocato che segue le parti ha già una autorizzazione generale specifica, l'organismo di mediazione si trovava privo di copertura normativa.

Nel sistema del codice della privacy, infatti, un soggetto privato può trattare dati sensibili con il consenso scritto dell'interessato e con l'autorizzazione del Garante. Questa autorizzazione può essere anche generale e cioè riguardare una categoria di soggetti (titolari del trattamento) o di dati sensibili.

Il Garante ha dunque adottato una autorizzazione generale ad hoc (la n. 161) per gli organismi di mediazione, autorizzati a trattare dati sensibili. Ovviamente limitatamente a quanto necessario per lo svolgimento dell'attività tipica di mediazione: facilitare l'accordo tra le parti, formulare una proposta conciliativa, conservare i fascicoli delle pratiche ecc.

Nella autorizzazione il Garante richiama al principio della indispensabilità (bisogna trattare i dati indispensabili e non quelli eccedenti), anche se le caratteristiche «facilitative» della mediazione potranno far ritenere indispensabili notizie non strettamente inerenti la controversia, ma necessari per approfondire le ragioni di conflitto personale tra le parti sottostanti alla controversia.

L'autorizzazione individua un regime ristretto di comunicazione dei dati: si ricordi che il mediatore è tenuto alla riservatezza sulle notizie che la parte non autorizza a rivelare alla controparte. Naturalmente è esclusa qualsiasi forma di diffusione dei dati sensibili.

Non viene specificato il termine massimo della conservazione dei dati, che deve essere congruo con quanto strettamente necessario a gestire la mediazione ed anche (si aggiunge) a comprovare la esatta prestazione da parte del mediatore o dell'organismo in caso di contestazioni.

Il garante richiama, inoltre, alla osservanza delle disposizioni che vietano la rivelazione senza giusta causa e l'impiego a proprio o altrui profitto delle notizie coperte dal segreto professionale, e gli obblighi deontologici o di buona condotta relativi alle singole figure professionali (il mediatore può essere un iscritto in albi con i conseguenti obblighi deontologici). L'autorizzazione avrà efficacia fino al 30/12/2012.


DATI GIUDIZIARI

Con la seconda autorizzazione (n. 162) il Garante ha dato il via al trattamento di dati giudiziari da parte di organismi di mediazione privati o pubblici, degli enti di formazione e del ministero della giustizia.

Si tratta del trattamento dei dati giudiziari necessari per l'accertamento dei requisiti di onorabilità dei mediatori e dei soci, associati, amministratori e rappresentanti dei predetti enti di natura privata e dell'attività di vigilanza e controllo in merito a tali requisiti da parte del ministero della giustizia.

Il controllo del requisito di onorabilità significa raccolta e verifica dei requisiti previsti dal dm n. 180/2010 (regolamento sulla mediazione) per soci, associati, amministratori e rappresentanti degli organismi di mediazione e degli enti di formazione di natura privata, e dei singoli mediatori: tutti questi soggetti non devono avere riportato condanne definitive per delitti non colposi o a pena detentiva non sospesa, non essere incorso nell'interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici, non essere stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza.

Il trattamento può riguardare i soli dati giudiziari e le sole operazioni che risultino indispensabili, pertinenti e non eccedenti in relazione alla specifica finalità perseguita.

Il regime di comunicazione dei dati è strettamente limitato alle finalità di controllo e vigilanza. I singoli enti non devono chiedere una autorizzazione singola, potendo fruire della autorizzazione generale che sarà vigente fino al fino al 30 giugno 2012.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa