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Mediazione, improcedibilità limitata

Il ritardo nel deposito della domanda di mediazione, provoca l’improcedibilità del giudizio solo se il mancato rispetto del termine assegnato dal giudice per provvedervi, abbia determinato l’impossibilità concreta di espletare il tentativo. Ciò, anche ove la controversia riguardi materie, come quella locatizia, per cui la mediazione è condizione di procedibilità. Lo precisa il Tribunale di Taranto, con sentenza parziale n. 570 del 27 febbraio 2017. Pomo della discordia, il diritto di prelazione su alcuni immobili, reclamato dagli ex inquilini nei confronti della proprietaria intezionata a venderli. Materia soggetta, a mediazione obbligatoria. L’articolo 5, 1 bis, del Dlgs 28/10, infatti, indica l’esperimento del procedimento di mediazione come condizione di procedibilità della domanda per chi eserciti azioni inerenti, tra l’altro, successioni ereditarie e locazioni. Così, il giudice, di fronte all’azione promossa dai vecchi affittuari, dispone esperirsi la mediazione e fissa un termine di 15 giorni per depositare la domanda. Il procedimento, però, viene attivato in ritardo e la proprietaria eccepisce l’inammissibilità delle richieste avanzate dagli attori. Rilievo bocciato. È indubbio, che la lite riguardi una materia per cui la mediazione è condizione di valida instaurazione del processo ed è pacifico che il termine fissato non sia stato rispettato. Tuttavia, la domanda di mediazione era stata depositata e dalla scadenza di un termine meramente ordinatorio non può conseguire l’improcedibilità dell’azione. Solo se un termine è perentorio, si chiarisce, la legge prevede conseguenze sanzionatorie per la «mancata tempestiva esecuzione dell’attività al termine stesso soggetta». L’inosservanza di un termine ordinatorio, invece, non determina effetti decadenziali atteso che «il tentativo di mediazione è stato regolarmente espletato» (Corte d’appello Milano, 5322/2016). Conforme, una datata pronuncia di legittimità per la quale lo scadere di un termine ordinatorio non reca preclusioni se non si sono verificate situazioni processuali incompatibili (Cassazione 420/1998). Di diversa opinione, il Tribunale di Firenze (4/15) che, sulla scia di Cassazione 589/2015, ritiene che la mancata tempestiva istanza di proroga del termine ordinatorio comporti la decadenza dalla relativa facoltà processuale. Posizioni da cui si discosta il Tribunale di Taranto anche perché, ricorda, lo spirito della normativa sulla mediazione è proprio quello di stimolare la conciliazione delle parti e ridurre il contenzioso civile. Non a caso, il Dlgs 28/10 non detta conseguenze per la violazione dei termini ivi previsti. L’improcedibilità della domanda, allora, conclude il Tribunale pugliese, andrà dichiarata solo se il ritardo nel deposito abbia determinato l’impossibilità effettiva di espletare il tentativo, dovendosi ritenere prevalente l’effetto sostanziale dello svolgersi del procedimento (Tribunale di Milano, 27 settembre 2016). Ebbene, nella vicenda, il deposito della domanda, seppur tardivo, era avvenuto in tempo «congruo per consentire lo svolgimento della mediazione prima dell’udienza successiva» non risultando compromessa l’attuazione da parte dell’organismo, nei tempi previsti e necessari, delle attività di mediazione (Tribunale di Roma, 14185/2016). Si dispone, pertanto, la prosecuzione del giudizio.

Selene Pascasi

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