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Mediazione, giudici divisi su obbligo ed effetti in caso di opposizione a decreto ingiuntivo

Tra le questioni interpretative che hanno generato contrasti giurisprudenziali in materia di mediazione e che tuttora stentano a trovare una definitiva composizione spicca senza dubbio alcuno per rilevanza quella relativa alle conseguenze che derivano dal mancato esperimento della mediazione obbligatoria dopo l’opposizione a decreto ingiuntivo.

L’articolo 5, comma 4, lettera a), del decreto legislativo 28/2010 stabilisce che nelle materie per le quali la mediazione è prevista come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, se il creditore decide di avviare l’azione nelle forme del procedimento per ingiunzione, l’obbligo di esperire la mediazione non si applica sino a quando il giudice – nel processo di opposizione – non si pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.

Questa norma ha trovato contrapposte soluzioni giurisprudenziali. Infatti, nei casi di mancato esperimento della mediazione permane il contrasto tra coloro che – dopo aver dichiarato improcedibile la domanda di opposizione – affermano che il decreto ingiuntivo che è stato opposto acquista efficacia esecutiva divenendo definitivo e coloro che, invece, ritengono che l’improcedibilità travolga anche il decreto ingiuntivo.

La querelle giurisprudenziale, che sovente emerge nelle liti relative ai contratti bancari, sembrava aver trovato composizione con la sentenza della Cassazione (24629 del 3 dicembre 2015) secondo cui l’onere di avviare la mediazione grava sulla parte opponente con la declaratoria di improcedibilità dell’opposizione (e conseguente definitività del decreto ingiuntivo). Dopo la pronuncia della Suprema Corte, la maggioranza dei tribunali si è in effetti adeguata al principio affermato dalla stessa seguendone per lo più anche le motivazioni.

Altri giudici hanno però ribadito la tesi diametralmente opposta, anche rielaborando e rafforzando le argomentazioni nel tentativo di riorientare una scelta interpretativa che non ha convinto. Di particolare interesse nel dibattito tuttora in corso tra i giudici di merito è la sentenza della Corte d’appello di Palermo del 17 maggio scorso: non solo perché è la prima edita da una Corte d’appello, ma per le motivazioni poste in contrappunto a quelle della Cassazione.

In particolare, tra le altre argomentazioni, la Corte di Palermo ha posto in evidenza le diverse conseguenze dell’inottemperanza all’obbligo di esperire la mediazione: l’improcedibilità dell’intero giudizio, travolgendo anche il decreto ingiuntivo, consente di definire il procedimento in rito senza impedire la riproposizione della domanda (anche con il monitorio), a differenza di quanto accade secondo la diversa tesi, così preservando anche la funzione della condizione di procedibilità.

In questa prospettiva, è stato chiarito che la domanda di mediazione è idonea a interrompere (anche) il termine di opposizione a decreto ingiuntivo. Infatti, il termine previsto dall’articolo 641 del Codice di procedura civile ha natura decadenziale in quanto il suo decorso senza che l’opposizione sia proposta comporta non solo la definitività del decreto ingiuntivo, ma anche il venir meno del diritto del debitore di contestare la pretesa creditoria. Ciò si collega all’articolo 5, comma 6, del decreto legislativo 28/2010 in base al quale la domanda di mediazione impedisce il decorso del termine di decadenza previsto da singole disposizioni di legge per l’esercizio del diritto o la proposizione della domanda in giudizio; il termine ricomincia poi a decorrere dal deposito del verbale di chiusura della mediazione con esito negativo.

Infine, un particolare interesse assume l’orientamento della Corte d’appello di Milano (sentenza del 29 giugni 2017) che, nel confermare la sentenza del tribunale di Pavia del 16 dicembre 2015, ha affermo che il giudice che dispone la mediazione può decidere a carico di quale parte porre l’onere di avviarla. Per cui, nel processo di opposizione a decreto ingiuntivo, se il giudicante ha gravato la parte opposta dell’avvio della mediazione che poi non è stata esperita, il giudizio va dichiarato improcedibile e il decreto ingiuntivo revocato. Tale soluzione per i giudici d’appello di Milano non è in contrasto con la sentenza della Cassazione del 2015 in quanto, nel caso specifico, «non ha ragione di porsi il problema che si è posto per la mediazione obbligatoria, circa l’individuazione del soggetto onerato», in tal modo ritenendo che il principio affermato in quella sentenza attenga all’ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità per legge.

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