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Mediazione fiscale senza anticipi

È inammissibile il ricorso depositato prima della scadenza dei novanta giorni utili per la mediazione tributaria. Soltanto se il tentativo di definizione amministrativa non si conclude positivamente il contribuente può costituirsi in giudizio depositando l’originale del ricorso presso la segreteria della commissione tributaria provinciale. È quanto stabilito dalla commissione tributaria provinciale di Lucca con la recente ordinanza n. 105/05/2012 del 1° ottobre scorso che costituisce, molto probabilmente, il primo intervento della giurisprudenza di merito sul nuovo istituto del reclamo e della mediazione previsto nell’articolo 17-bis del dlgs 546/1992 per gli atti notificati a decorrere dal 1° aprile 2012.

Con la presentazione del reclamo inizia infatti una fase amministrativa che prevede un iter giuridico normativo ben definito per gli atti di valore non superiore a ventimila euro emessi dall’agenzia delle entrate. In primo luogo, ai sensi del secondo comma dell’art. 17-bis del dlgs 546/1992, per gli atti per i quali il reclamo è obbligatorio la presentazione dell’istanza è infatti condizione per la successiva ed eventuale presentazione del ricorso. In secondo luogo, una volta presentato il reclamo lo stesso si trasformerà nell’atto introduttivo del giudizio tributario soltanto al verificarsi di uno degli eventi previsti nel nono comma della disposizione testé richiamata. Ovvero: decorso infruttuoso di novanta giorni (senza interruzione per i termini feriali) dalla presentazione del reclamo; dalla data del provvedimento che respinge il reclamo o l’accoglie solo parzialmente, se la stessa è anteriore ai suddetti novanta giorni. Nel caso deciso dai giudici toscani il contribuente si era invece costituito in giudizio prima della conclusione del procedimento di mediazione impedendo, di fatto, la possibilità per l’ufficio di rivedere il proprio operato ed eventualmente impedire il processo tributario, che costituisce lo scopo principale del nuovo istituto deflattivo introdotto nel nostro ordinamento dal dl 98/2011.

In questo senso, se la decisione dei giudici toscani troverà ulteriori conferme come sembra, la mediazione si distingue nettamente dall’altro istituto deflattivo per eccellenza: l’accertamento con adesione. In quest’ultima procedura infatti la proposizione del ricorso da parte del contribuente effettuata anche prima dello spirare infruttuoso dei novanta giorni è considerata valida a tutti gli effetti costituendo la manifestazione espressa di abbandono della procedura deflattiva. Costituirsi prematuramente in giudizio è invece condizione di inammissibilità del ricorso che può avere conseguenze estremamente negative per il contribuente. Se infatti nel frattempo è decorso il termine dei trenta giorni per l’esatta costituzione in giudizio decorrenti dalla data del respingimento del reclamo o dallo spirare infruttuoso del novantesimo giorno dalla presentazione dell’istanza da parte del contribuente, l’atto originario dovrà considerarsi consolidato a tutti gli effetti. Alla luce delle considerazioni sopra esposte per gli atti di valore non superiore ai ventimila euro è obbligatorio esperire la procedura del reclamo prevista dall’art. 17-bis del dlgs 546/1992 con la necessità di esperire un tentativo di mediazione o attendere il decorso infruttuoso dei novanta giorni previsti dalla legge prima di procedere alla costituzione in giudizio nei trenta giorni successivi. Il reclamo, alla luce delle disposizioni contenute nella norma sopra richiamata, può infatti produrre gli effetti del ricorso tributario solo al decorso dei suddetti novanta giorni «senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione». L’interruzione anticipata del termine con il deposito del ricorso presso la commissione tributaria è da ritenersi dunque atto inammissibile che tradisce l’animus della norma, far tentare alle due parti, fino all’ultimo giorno utile, di chiudere transattivamente la vertenza in atto.

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