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Mediazione con effetto allungato

Effetto di giudicato esterno per la mediazione conclusa che si riflette sugli atti relativi agli anni d’imposta successivi. Fair play sui possibili vizi procedurali con la comunicazione al contribuente e sulla segnalazione dell’inammissibilità del ricorso se la fase del reclamo è stata saltata in buona fede. Obbligo di invitare la parte al contraddittorio quando questa ne faccia espressa richiesta. Sono i più importanti chiarimenti forniti dal direttore affari legali e contenzioso delle Entrate, Vincenzo Busa, alle domande del Sole 24 Ore del lunedì sulle questioni procedurali del reclamo/mediazione per gli atti fino a 20mila euro.
Partendo dal presupposto che l’accordo di mediazione può portare all’annullamento totale dell’atto o alla rideterminazione della pretesa, è rilevante l’indicazione a considerare le valutazioni di legittimità e le conclusioni effettuate in sede di mediazione da parte dell’ufficio come riferimento per l’emissione degli atti impositivi successivi relativi alla medesima fattispecie giuridica ed emessi verso lo stesso contribuente. In altre parole l’accordo con la mediazione può portate un effetto di giudicato esterno per l’ufficio competente a emettere gli atti per i successivi anni d’imposta con la conseguenza che, in tal caso, dovrà rideterminare la pretesa impositiva e le relative sanzioni applicando i parametri stabiliti con la mediazione. Non indifferenti i vantaggi per il contribuente il quale – chiuso il primo avviso di accertamento in mediazione – potrebbe così ricevere gli atti relativi agli anni d’imposta successivi (si pensi a una verifica dell’ufficio dove vi siano contestazioni che si riflettono in più anni d’imposta) con la pretesa impositiva calcolata secondo i canoni del l’accordo.
In relazione ai possibili vizi presenti all’interno dell’istanza di reclamo e mediazione, l’input agli uffici – in applicazione del principio di leale collaborazione che deve sussistere tra ufficio e contribuente – è da una parte a segnalare per tempo le eventuali problematiche affinché la parte interessata possa eliminarle e dall’altra a non eccepirle nella possibile e successiva fase giudiziale. Si tratta di un segnale improntato a una maggiore tutela del confronto con il contribuente dove le questioni processuali e/o procedurali si pongono in un secondo piano rispetto all’aspetto sostanziale della pretesa impositiva. In tal caso però si segnala la necessità per il contribuente, anche per la fase pre-processuale, di porre particolare attenzione nell’istanza di reclamo/mediazione in quanto vi sono alcuni vizi procedurali/processuali che sono rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio (proprio come la mancata presentazione dell’istanza di reclamo/mediazione) con la concreta possibilità che l’inammissibilità sia sollevata poi dal collegio giudicante.
Altro chiarimento che arriva alle domande del Sole 24 Ore è che la richiesta di contraddittorio su impulso del contribuente va assecondata dall’ufficio competente quando sussistano i presupposti per raggiungere un accordo di mediazione o quando il confronto diretto appaia necessario per comprendere appieno le ragioni della parte. Infatti il diretto interessato, invece di esporre nel reclamo/ricorso la sua proposta di mediazione, potrebbe presentare un’istanza, all’interno del reclamo stesso o in un atto successivo, con la richiesta di contraddittorio all’ufficio. Laddove, poi, quest’indicazione si dovesse concretamente realizzare, si potrebbe sviluppare un confronto a 360 gradi partendo dalla pretesa richiesta nell’atto, continuando sulle contestazioni eccepite dal contribuente e prendendo in considerazione anche gli esiti e le risultanze di precedenti tentativi di accordo.

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