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Mediazione, una su cinque va a segno

Ma in quasi il 50% dei casi una delle parti non partecipa nemmeno al primo incontro obbligatorio
Solo il 22% delle mediazioni va a buon fine e riesce a risolvere le controversie al di fuori delle aule dei tribunali. Il 78% delle liti torna, invece, di fronte al giudice.
Nella metà dei casi, una della parti non si presenta nemmeno al primo incontro “informativo” in cui il mediatore spiega gli obiettivi e le modalità di svolgimento della procedura extragiudiziale. E questo nonostante la partecipazione sia obbligatoria (quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda o viene delegata dal giudice) e nonostante il rischio che il giudice condanni chi si assenta senza un valido motivo al pagamento di una somma pari al contributo unificato. Oltre al fatto che il magistrato può desumere dalla mancata partecipazione argomenti di prova nel giudizio successivo.
Il timore delle sanzioni (sempre più applicate) evidentemente non basta ridurre le assenze: nel secondo trimestre 2016, il tasso di comparizione al primo incontro, seppur in costante crescita, è stato del 48 per cento.
La percentuale di successo (o di insuccesso) è invece stabile. In base all’ultimo aggiornamento dell’ufficio statistico del ministero della Giustizia (uno dei pochi in Europa a realizzare una rilevazione approfondita delle mediazioni civili), dal 2014 al primo semestre 2016 la quota di accordi sul totale delle procedure ha sempre oscillato fra il 21 e il 23% con un picco del 23,8% nell’ultimo trimestre 2015.
Se però si escludono i tentativi di mediazione in cui le parti hanno partecipato solo al primo incontro, la percentuale di intese sale al 43,2 per cento. Come dire: quando si “prova davvero” la mediazione, in quattro casi su dieci ci si accorda.
La revisione normativa
Il bilancio della procedura getta un’ombra sulla reale capacità della mediazione di alleggerire i carichi giudiziari e funzionare da strumento deflattivo. «Sono processi lenti che richiedono un adeguamento culturale che sta avvenendo. Nel futuro il trend dovrebbe migliorare moltissimo», dice con fiducia Guido Alpa, presidente della commissione incaricata di elaborare una riforma organica degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie con particolare attenzione a mediazione, negoziazione assistita e arbitrato.
Le proposte avrebbero dovuto essere messe a punto entro il 30 settembre, ma c’è stata una proroga e il termine è slittato a fine anno. L’obiettivo è trasformale in provvedimenti legislativi entro settembre 2017, data in cui scade il periodo di sperimentazione dell’obbligatorietà della mediazione.
«Suggeriremo di estendere l’obbligatorietà anche alle subforniture, al leasing mobiliare e al franchising e di prevedere altri cinque anni di sperimentazione», spiega Alpa che punta anche al potenziamento della negoziazione assistita e al rafforzamento degli iter extragiudiziali nel campo assicurativo. «Si tratta di un ambito importante con moltissime controversie. Il punto di riferimento potrebbe esser l’Abf (l’arbitro bancario e finanziario) che, fra i modelli di mediazione è quello di maggiore successo». «D’altronde – conclude Alpa – di fronte a un sistema inceppato vanno trovate soluzioni e questa è una strada che va percorsa».
Gli avvocati
L’estensione dell’obbligatorietà della mediazione è proposta anche dai gruppi di lavoro costituiti dal Cnf, e i cui risultati verranno presentati questa settimana, durante il Congresso nazionale forense che si terrà a Rimini dal 6 all’8 ottobre e riguarderà proprio la «Giustizia senza processo».
«Potrebbe essere utile allargarla agli appalti privati, alla materia societaria, contrattuale e alla responsabilità professionale», dichiara Francesca Sorbi, consigliere del Cnf e componente della Commissione Adr. L’aumento delle materie per le quali il tentativo stragiudiziale è condizione di procedibilità della domanda, verrà proposto anche in tema di negoziazione assistita, uno strumento la cui applicazione, a oggi ancora molto limitata, ha riguardato soprattutto le separazioni e i divorzi.
Dati precisi non ce ne sono. Nei primi sette mesi del 2016, secondo la rilevazione del Cnf (che riguarda però solo 50 Consigli dell’Ordine su 139 e non comprende città come Roma e Napoli) gli accordi sono stati 1.999. Dal novembre 2014 (avvio della negoziazione) a dicembre 2015 erano stati 3.059 (ma i consigli degli ordini censiti erano circa il 50% del totale). «Nonostante l’incompletezza dei dati possiamo dire che il trend è positivo», commenta Sorbi.
I due terzi degli accordi riguardano separazione e divorzi. E, gli effetti deflattivi,cumulati a quelli generati dalla possibilità di dirsi addio anche di fronte al sindaco, hanno cominciato a farsi sentire, determinando un calo delle cause in tribunale. Il documento messo a punto dai gruppi di lavoro costituiti nell’ambito del Congresso forense punta anche sulle agevolazioni fiscali, con l’estensione alla negoziazione di quelle previste per la mediazione.
Trasferimento in sede arbitrale
Quello che di certo non sta funzionando è il trasferimento delle controversie in sede arbitrale previsto dal Dl 132/2014. Una procedura per ora praticamente inutilizzata. «Proporremo di eliminarla in appello – dice Alpa – e di potenziarla in tribunale con l’introduzione di incentivi fiscali che permettano di recuperare le spese già versate».

Bianca Lucia Mazzei

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