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Mediazione anche per i ruoli

di Dario Deotto

Dal prossimo 2 aprile (considerando che l'1 è festivo) entrano in vigore nel processo tributario i nuovi istituti del reclamo e della mediazione.
Si tratta di strumenti che si affiancano ai molti istituti deflattivi già presenti nell'ordinamento tributario. Peraltro, proprio per la presenza di numerosi istituti di definizione nell'ordinamento (tra cui accertamento con adesione, definizione delle sanzioni, acquiescenza), vi sono notevoli problemi di coordinamento tra questi ultimi ed i nuovi strumenti. Così come va compreso l'ambito oggettivo di applicazione del reclamo e della mediazione nonché il coordinamento con le disposizioni relative alle vicende legate alla riscossione.
Tutti questi dubbi derivano da un testo normativo eccessivamente sintetico, che non potrà essere più di tanto "forzato" dalla annunciata prossima circolare dell'agenzia delle Entrate. Soltanto il tempo e la giurisprudenza che si formerà potrà dare la precisa latitudine dei nuovi istituti, se non interverranno, prima, delle modifiche normative, che francamente si auspicano per evitare che si formino delle "liti sulle liti". Ad ogni modo, è da considerare favorevolmente un istituto che si propone di ridurre la altissima litigiosità tributaria che vi è in Italia.
Occorre rilevare che il reclamo e la mediazione tributaria si applicano con riferimento alle controversie di valore non superiore a 20mila euro «relative ad atti emessi dall'agenzia delle Entrate». Sul limite non si ravvisano particolari problemi (si pensi alle indicazioni fornite per la chiusura delle liti pendenti di pari valore): si deve considerare l'importo del tributo al netto di interessi e sanzioni; nel caso di controversia relativa alle sole sanzioni, il valore è dato dalla somma di queste.
Va tenuto conto che il valore della lite non è dato acriticamente dagli importi contenuti nell'atto dell'amministrazione finanziaria, ma da quanto risulta impugnato dal contribuente. Così, di fronte ad un atto impositivo che contiene delle maggiori imposte per 30mila euro, i nuovi istituti troveranno applicazione se il contribuente intende opporsi per i rilievi dell'ufficio fino a 20mila euro.
Occorre considerare che il reclamo è obbligatorio, posto che è condizione di ammissibilità del ricorso, mentre è assolutamente facoltativa la proposta di mediazione da parte del ricorrente. Tale proposta molto probabilmente non verrà quasi mai fatta per non condizionare la decisione del giudice, qualora il reclamo/mediazione non vada a buon fine. Si è rilevato che i nuovi istituti si applicano agli atti notificati dall'agenzia delle Entrate dal 2 aprile 2012. Tralasciando ogni considerazione sulle sovrapposizioni con l'accertamento con adesione – se quest'ultimo non è andato a buon fine, è difficile che vi sia un esito diverso per il reclamo/mediazione – va comunque rilevato che l'ambito di applicazione dei nuovi istituti appare molto ampio, anche rispetto lo stesso accertamento con adesione.
Considerando il "richiamo" fatto dalla normativa all'articolo 19 delle norme sul contenzioso tributario (Dlgs 546/1992), si può affermare che, in linea teorica, rientrano nella nuova disciplina tutti gli atti impugnabili, esclusi quelli volti al recupero degli "aiuti di Stato". In verità, qualche perplessità deriva dal fatto che la norma fa riferimento agli «atti emessi dall'agenzia delle Entrate». In particolare, i dubbi si hanno sul rifiuto tacito delle restituzioni d'imposta che, comunque, considerando le finalità della norma e il richiamo all'articolo 19 prima citato, dovrebbe rientrare nella nuova disciplina.
La questione più rilevante riguarda però i ruoli, i quali, nonostante vengano riprodotti in un provvedimento formato dall'agente della Riscossione, sono da considerarsi a tutti gli effetti un atto emesso dall'agenzia delle Entrate (in relazione ai tributi di sua competenza). Sui ruoli si presentano, in particolare, dei difetti di coordinamento con le disposizioni vigenti, prima fra tutte quella relativa alla riscossione. La cartella di pagamento va pagata, infatti, entro sessanta giorni dalla notifica, mentre l'accoglimento del reclamo o la conclusione della mediazione (difficile per i ruoli) si deve verificare entro novanta giorni dalla presentazione del reclamo. E' evidente che qui ci vuole un intervento normativo per coordinare le diverse tempistiche.

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