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Mediazione ad ampio raggio

Soglia più elevata per le controversie tributarie soggette a reclamo e mediazione a partire dal 2018. La procedura di reclamo e mediazione va osservata anche per le cause riguardanti i tributi locali il cui valore non supera i 50 mila euro. Mentre non si applica la definizione agevolata delle liti pendenti in cui sono parti gli enti locali, in quanto per espressa previsione di legge il condono è limitato a quelle in cui è parte l’Agenzia delle entrate. Sono queste le previsioni contenute negli articoli 10 e 11 della manovra correttiva (50/2017), entrata in vigore il 24 aprile scorso.

Mediazione. Si alza, dunque, da 20 a 50 mila euro la soglia della mediazione per le controversie fiscali, le cui regole devono essere rispettate da tutte le parti in causa nei processi che si svolgono innanzi alle commissioni tributarie. L’articolo 10 del dl 50/2017 oltre a innalzare a 50 mila euro il limite di valore della causa per cui il ricorso vale come reclamo in via amministrativa e può formulare proposte di mediazione, differisce l’efficacia della nuova disposizione a un momento successivo alla sua entrata in vigore. Infatti, è previsto che a questo limite di valore si applica «agli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018». La ratio della norma, ovviamente, è quella di deflazionare ulteriormente il contenzioso, facendo rientrare nel preventivo riesame amministrativo il maggior numero di controversie. Va sottolineato che con questa nuova soglia rientreranno nelle procedure di reclamo e mediazione quasi tutte le liti sui tributi locali. È noto che queste cause, per le quali era già elevato il valore fissato a 20 mila euro, normalmente hanno una posta in palio piuttosto modesta. Pertanto, dal 2018 va osservato il termine dilatorio dei 90 giorni, prima del deposito del ricorso in commissione tributaria nei successivi 30 giorni. Ciò è imposto per tutti i ricorsi soggetti alla procedura di reclamo e mediazione il cui valore non sia superiore a 50mila euro. Una volta notificato il ricorso, ex lege, il termine per il deposito è sospeso per 90 giorni.

La decorrenza del termine di sospensione. La questione della decorrenza del termine di sospensione è stata dibattuta ed è emerso un contrasto tra quanto sostenuto dalla Cassazione (ordinanza 18125/2015) e dall’Agenzia delle entrate (circolare 38/2015). Il tema non è di poco conto, considerate le conseguenze giuridiche che ne possono derivare. I giudici di legittimità hanno affermato che per i ricorsi tributari conta la data di spedizione, la rituale costituzione in giudizio del ricorrente è «ancorata alla spedizione e non alla ricezione del ricorso da parte del resistente». Sia in primo grado che in appello i ricorsi devono essere depositati in commissione tributaria entro 30 giorni, che decorrono dalla data di spedizione e non dalla data di ricezione da parte del destinatario. Non a caso è richiesto il deposito presso la segreteria del giudice adito del ricorso unitamente alla copia della ricevuta di spedizione inviata per raccomandata a mezzo del servizio postale.

In realtà, sul momento a partire dal quale decorre il termine di 30 giorni per la costituzione in giudizio non c’è stata uniformità di vedute nella giurisprudenza sia di legittimità sia di merito. Questo ha contribuito a ingenerare dubbi sulla correttezza degli adempienti processuali e ha indotto in errore anche l’Agenzia delle entrate. Per l’Agenzia, come indicato nella circolare 38/2015, il termine di sospensione di 90 giorni per le controversie soggette a reclamo e mediazione decorre dalla ricezione del ricorso notificato a mezzo posta all’ente impositore e non dalla data di spedizione. Se il ricorso viene notificato dal contribuente a mezzo posta, i 90 giorni di sospensione decorrerebbero dalla data di ricezione del ricorso. A conforto di questa tesi vengono citate alcune pronunce della Cassazione che sono state superate da interpretazioni più recenti. Per i contribuenti che si dovessero allineare alla tesi dell’Agenzia, in effetti, si potrebbe profilare la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso, se depositato tardivamente, poiché i 90 giorni decorrono dalla sua data di spedizione e nei successivi 30 giorni va depositato a pena d’inammissibilità.

Definizione agevolata delle liti pendenti. Come già rilevato, il condono delle cause con il fisco disciplinato dall’articolo 11 della manovra correttiva (dl 50/2017) è limitato solo a quelle in cui parte resistente è l’Agenzia delle entrate. Le regole processuali, come quelle che riguardano appunto la mediazione, si applicano a tutti coloro che sono parti del processo. Pertanto, non si capisce quale sia la ratio legis che ha escluso dalla definizione agevolata le controversie sui tributi locali. Questa scelta determina una palese disparità di trattamento tra contribuenti soggetti al prelievo erariale o locale. Del resto i contribuenti interessati alla sanatoria hanno dei vantaggi, qualora presentino istanza di adesione, poiché sono tenuti solo al pagamento del tributo in contestazione, fruendo dell’abbattimento di sanzioni e interessi di mora. Il legislatore, a dir poco distratto, è ricaduto nello stesso errore commesso nel momento in cui ha varato la rottamazione delle cartelle, non prendendo in considerazione che gli enti locali possono riscuotere anche a mezzo ingiunzione, strumento alternativo alla cartella. Solo in sede di conversione del dl 193/2016 ha concesso agli enti locali il potere di deliberare la rottamazione delle ingiunzioni, non eliminando del tutto la disparità di trattamento poiché la facoltà di scelta è stata demandata alle amministrazioni territoriali.

Sergio Trovato

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