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Mediazione a tutta

Primo intervento concreto della magistratura sulla mancata partecipazione al tentativo obbligatorio di mediazione: il tribunale di Termini Imerese sanziona il convenuto che, ritenendo inutile tentare una mediazione con la controparte, rifiuta di presentarsi all’incontro causando l’esito negativo del relativo tentativo. Questa la brevissima vicenda: la parte convenuta, invitata a mediare, aveva inviato comunicazione all’organismo di conciliazione dichiarando, testualmente, «di non voler accettare il tentativo di mediazione per l’impossibilità di una rinuncia, anche parziale, alle contrapposte ragioni delle parti in ragione della acclarata e atavica litigiosità tra le suddette». Il giudice istruttore applica quindi l’art. 8, co. 5 del dlgs 28/2010 (come poi modificato in agosto), che prevede una specifica sanzione: la condanna (al versamento all’Erario di un importo corrispondente al contributo unificato) del convenuto che non ha partecipato alla mediazione «senza giustificato motivo» e questo a prescindere dall’esito del giudizio. Era del resto attesa l’interpretazione del concetto di «giustificato motivo» legittimante la non-partecipazione alla mediazione. Ed è con un provvedimento pioniere sul punto che il giudice istruttore del tribunale toscano, con ordinanza dello scorso 9 maggio, ha fornito le prime chiavi di lettura: in negativo, però, esaminando due situazioni. In primo luogo, il fatto che il tentativo sia avviato mentre il giudizio è già in corso non lo rende inutile e non genera un giustificato motivo di rifiuto, visto che l’art. 5 prevede proprio che il tentativo possa essere espletato anche «successivamente alla proposizione della controversia». Ed è inoltre escluso che possa legittimare il rifiuto a mediare anche «la permanenza di una situazione di litigiosità tra le parti», spiega l’ordinanza, visto che proprio sulla litigiosità è intervenuta questa normativa: «Una composizione della lite basata su categorie concettuali del tutto differenti rispetto a quelle invocate in giudizio, che prescindono dalla attribuzione di torti e di ragioni, mirando al perseguimento di un armonico contemperamento dei contrapposti interessi delle parti». Quanto al momento dell’irrogazione della sanzione, questo può essere anche antecedente rispetto alla definizione del giudizio: la sanzione va infatti obbligatoriamente irrogata prima e indipendentemente dall’esito del procedimento, conclude il provvedimento, «non dovendosi ritenere necessariamente subordinata alla decisione del merito della controversia».

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