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Mediaset, Vivendi verso la soglia d’Opa

Berlusconi: «Ci hanno fatto un ricatto, un’estorsione e quindi siamo in una battaglia»
È atteso tra oggi e domani l’ultimo passaggio della scalata di Vivendi a Mediaset: con l’aggiornamento della quota che dovrebbe essere a ridosso del 30 per cento, cioè poco sotto la soglia d’Opa, obiettivo del colosso transalpino. E sempre domani ci sarà un altro passaggio cruciale: cioè l’audizione in Consob del ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Nei prossimi giorni, forse domani stesso, la Commissione potrebbe ascoltare anche gli altri soggetti coinvolti: cioè Mediaset e Fininvest.
Dopo il primo blitz sul 3% del capitale di Mediaset da parte del gruppo francese, Fininvest aveva infatti presentato alla Procura della Repubblica di Milano e per conoscenza a Consob una denuncia per manipolazione del mercato nei confronti di Vivendi seguita nei giorni successivi da un esposto a Consob e Borsa Italiana per manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate.
Intanto gli investitori, se come previsto tra oggi e domani sarà ulteriormente ritoccata la quota e considerando il modo di agire ostile della società presieduta da Vincent Bolloré, continuano ad accarezzare l’idea che sia presto lanciata un’offerta pubblica di acquisto sul capitale della società televisiva. I titoli del Biscione dallo scorso 12 dicembre, quando Vivendi ha annunciato le proprie mire di crescere nel capitale dell’azienda, hanno guadagnato quasi il 70%. In media quotidianamente è stato trattato il 6% del capitale: insomma, ritmi da vera e propria scalata.
Vivendi (al momento al 25,75% del capitale cioè il 26,77% dei diritti di voto con la mira di raggiungere la soglia del 30%) dovrà comunque sciogliere il nodo della partecipazione in Telecom Italia, pari a circa il 24%, dal momento che non potrà controllare al tempo stesso importanti quote del mercato delle telecomunicazioni e dei media. Tra gli investitori c’è chi sostiene che potrebbe cedere la quota di Telecom Italia a Orange, c’è chi invece chi sposa la tesi di uno scambio con la partecipazione di Fininvest in Mediaset.
Sull’incrocio di partecipazioni in Mediaset e Telecom ha puntato l’indice la holding della famiglia Berlusconi, che ha infatti presentato un esposto all’Agcom per segnalare l’illegittimità della condotta posta in essere dall’azienda francese e il rischio di paralisi delle attività di sviluppo industriale di Mediaset, in ragione del collegamento incrociato con Telecom Italia. Alla luce di ciò Mediaset ha richiesto interventi anche in via provvisoria e di urgenza. E l’Agcom, che interviene solo in casi di ragionevole dubbio di irregolarità, ha deciso subito di aprire un’istruttoria.
Proprio ieri Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa ha spiegato di non poter immaginare «Mediaset non guidata dalla mia famiglia. Noi ci troviamo – ha aggiunto – in questa assurda situazione di non poter fare acquisti di azioni perché la legge impone che il socio di maggioranza possa comprare solo il 5% all’anno».
«Quindi – ha spiegato Silvio Berlusconi – loro hanno avuto buon gioco mentre noi siamo fermi al 40%. Per arrivare al 51% spero che quei comitati per la difesa dell’italianità di Mediaset che sono nati possano portarci a contare sul voto di circa il 20% delle azioni che sono nelle mani di differenti azionisti». Vivendi «forse per farci rinunciare alle cause che abbiamo intentato ha deciso un’azione di forza. Ci hanno fatto un ricatto, un’estorsione e quindi siamo in una battaglia di fronte a questa scalata ostile e pensiamo di resistere. Non mantenere la parola – ha concluso – è qualcosa che non si può accettare e noi crediamo che la magistratura debba dare seguito alle nostre cause».
Insomma, accanto alla battaglia di Borsa sta procedendo la battaglia legale. Gli avvocati di Fininvest e Mediaset (gli studi Chiomenti, BonelliErede, Mariconda, Di Porto e Ghedini) proprio in queste ore starebbero studiando nuove misure. Al pari dei banchieri di Intesa Sanpaoloe Unicredit che ieri avrebbero avuto delle conference call sul tema con via Paleocapa. Vivendi, dal canto suo, è pronto a rispondere legalmente (assistito da Cleary Gottlieb) e a lanciare l’ulteriore attacco in queste ore per limare la sua quota poco sotto il 30 per cento del Biscione.

Carlo Festa

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