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Mediaset, Vivendi a un soffio dall’Opa

Vivendi sale al limite della soglia che fa scattare l’Opa obbligatoria, e rileva il 29,94% dei diritti di voto (il 28,8% del capitale) di Mediaset che ha il 3,79% di azioni proprie. Non a caso ieri in Borsa i titoli Mediaset sono crollati del 12,4% a 4 euro.
I francesi non possono più comprare, a meno di essere disposti anche a lanciare l’Opa, mentre la Fininvest (che ha il 39% dei diritti di voto) non potrà tornare ad accumulare azioni fino ad aprile. Nei prossimi giorni l’andamento di Mediaset in Borsa sarà quindi guidato solo dalla scommessa degli investitori sul futuro. La soluzione potrebbe essere trovata o con un compromesso tra la famiglia Berlusconi e il finanziere bretone Vincent Bolloré (tregua che Arcore condiziona al previo risarcimento del danno su Mediaset Premium), oppure alla fine di una battaglia fatta a colpi d’Opa tra i due schieramenti. A questo proposito, fonti finanziarie ricordano che Vivendi ha comprato azioni Mediaset sul mercato pagando fino a 4,5 euro, un valore che sarebbe significativo nel caso in cui volessero salire sopra il 30% e promuovere l’Opa obbligatoria. Fininvest, invece, ha fatto gli ultimi acquisti qualche giorno fa pagando le azioni poco meno di 3,6 euro; pertanto superare la soglia dell’obbligatoria e promuovere un’Offerta per arrotondare la partecipazione, potrebbe costarle di meno. Inoltre, se Vivendi lanciasse un’Opa sul gruppo di Cologno, sarebbe costretta a promuovere un’offerta a cascata su Mediaset Espana (pare invece esclusa quella su Ei Towers), mentre Fininvest (che oggi avrebbe in agenda un cda) potrebbe evitare l’Opa a cascata, dato che non c’è un cambio di controllo. Questo pare l’orientamento prevalente, ma non è detto che gli avvocati di parte e i giudici non possano decidere diversamente. Fatto sta che è difficile immaginare un finale della telenovela tra la famiglia Berlusconi e Bollorè, perché a meno che giudici e autorità competenti non intervengano velocemente, Vivendi è in vantaggio perché ha più mezzi e idee per attirare dalla sua parte i soci indecisi. Qualcuno fa poi notare che i francesi, dopo aver svolto una profonda due diligence su Mediaset Premium – che è l’anello debole del gruppo televisivo – sono in possesso di diverse informazioni riservate con cui persuadere gli investitori che la gestione Berlusconi non è stata la migliore possibile. In proposito Silvio Berlusconi martedì ha però dichiarato che alcuni comitati di soci Mediaset sono pronti a «difendere l’italianità» e ad assicurare il controllo della società al fianco di Fininvest. Detto questo, di fronte ad un’offerta al rialzo, difendere l’italianità di Mediaset contro Vivendi sarebbe dura (e c’è il rischio di concerto con Fininvest) e anche la Ue potrebbe scendere in campo magari chiamata in causa dagli sfidanti. Gli esperti fanno notare, in proposito, che in Spagna l’identità nazionale delle tv commerciali non è mai stata difesa dalle autorità o dalle leggi locali, dato che i soci di riferimento di Telecinco (Mediaset) e Antena3 (Planeta -De Agostini) sono gruppi tricolori. Intanto ieri gli uffici della Consob e quelli dell’Agcom, si sono incontrati per capire alla luce delle normative vigenti, come coordinarsi. Oggi invece è atteso in Commissione l’ad del gruppo francese Arnaud de Puyfontaine, dopo che ieri è stato ascoltato il direttore finanziario di Mediaset Marco Giordani. «Abbiamo ricostruito la vicenda, che comunque era già abbastanza chiara – ha detto Giordani uscendo dalla Consob – i fatti sono quelli che conoscete tutti, ora c’è qualcuno che deve giudicare».

Sara Bennewitz

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